Ape Social: conviene rispetto alle pensioni precoci quota 41? Le differenze

La Riforma delle pensioni è entrata nel vivo con la partenza dell'Ape social, la domanda è: conviene la misura pensata per i lavoratori che vogliono andare in pensione anticipata? Qual è la differenza tra Ape Social e Quota 41 per i precoci? Facciamo chiarezza

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    Ape Social: conviene rispetto alle pensioni precoci quota 41? Le differenze

    L’Ape Social conviene? E’ più vantaggiosa delle pensioni precoci Quota 41? L’argomento #Pensioni resta caldo in questa estate in cui prende il via la riforma delle pensioni 2017 e insieme ai nostri lettori facciamo il punto della situazione sulla convenienza dell’anticipo pensionistico per il lavoratore che vuole andare in pensione a 63 anni o che desidera sfruttare la cosiddetta quota 41 per le pensioni precoci. Come sappiamo l’Ape è una misura che agevola il lavoratore che vuole uscire dal mondo del lavoro prima del tempo stabilito per legge, e quindi consente di ricevere un assegno mensile, alternativo o complementare allo stipendio, prima della pensione.

    CONVIENE L’APE SOCIAL?

    Ma la domanda che molti si fanno è: conviene l’Ape social a chi vuole andare in pensione prima di aver raggiunto i requisiti per poter accedere alla pensione di vecchiaia? Partiamo con il dire che non tutti i lavoratori possono beneficiare dell’Ape social, ma servono dei requisiti molto chiari e precisi.

    DIFFERENZA TRA APE SOCIAL E PRECOCI QUOTA 41

    L’ape social si rivolge a lavoratori in difficoltà ed è a carico dello Stato, a differenza dell’Ape Volontaria che segue diversi criteri. All’interno dell’Ape social c’è un beneficio ulteriore che i lavoratori precoci (ossia che hanno cominciato a lavorare in giovanissima età) possono sfruttare, la cosiddetta Quota 41 (che significa che occorre avere versato 41 anni di contributi previdenziali per accedere al beneficio).

    Le due misure, in buona sostanza, si equivalgono, ma per ottenere l’anticipo pensionistico semplice, oltre ad avere i requisiti già illustrati nell’articolo sopra linkato, servono almeno 63 anni di età e la pensione di vecchiaia non deve essere lontana più di 3 anni e 7 mesi. I contributi versati all’ente previdenziale, inoltre, devono essere almeno 30 per disoccupati e disabili. Per i lavoratori che svolgono attività difficoltose o rischiose l’anzianità contributiva minima è di 36 anni.

    L’indennità è corrisposta per 12 mensilità nell’anno, fino all’età prevista per il conseguimento della pensione di vecchiaia o comunque fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata. L’indennità è pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro se la pensione è pari o maggiore di questo importo.

    L’ape social per i precoci Quota 41, quindi, non prevede il raggiungimento dei 63 anni di età per richiedere la pensione anticipata, mentre occorre soddisfare almeno uno dei requisiti illustrati nella riforma pensioni, capitolo APE SOCIAL (vi rimandiamo sempre all’articolo sopra indicato per ulteriore approfondimento). Quindi i lavoratori precoci possono andare in pensione anticipata a qualsiasi età, invece il requisito fondamentale – e qui sta la differenza tra le due misure – è l’aver versato contributi previdenziali almeno un anno prima del 19esimo anno di età, e aver raggiunto i 41 anni di contributi.

    ATTENZIONE: il lavoratore beneficiario dell’Ape social può continuare a prestare lavoro purché i redditi percepiti non superino gli 8.000 euro lordi annui e quelli derivanti da lavoro autonomo non superino i 4.800 euro. In caso di superamento dei limiti il soggetto decade dall’Ape social e l’indennità percepita nel corso dell’anno in cui il superamento si è verificato diviene indebita e l’Inps procede al recupero delle somme versate.

    APE SOCIAL: I VANTAGGI

    Quali sono i vantaggi dell’Ape social? Non è tassata come una normale pensione, ma come un lavoro dipendente, quindi l’assegno pensionistico netto risulta essere più vantaggioso di una pensione ‘normale’. In più con l’Ape sociale non c’è il limite agli 80 euro al mese del bonus Renzi. Questo perché l’Ape social è una prestazione assimilabile a una indennità e non una pensione, quindi ai beneficiari spettano le detrazioni e i crediti d’imposta previsti per i redditi da lavoro dipendente, compreso il bonus di 80 euro, non riconosciuto invece alle generalità dei pensionati.

    CHI NON PUO’ FARE DOMANDA DI APE SOCIAL

    Se conviene scegliere l’Ape social lo devono decidere i lavoratori, in base alla propria situazione, ma va comunque ricordato che il beneficio non è invece compatibile con i trattamenti di sostegno al reddito connessi allo stato di disoccupazione involontaria, con l’assegno di disoccupazione (ASDI), nonché con l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.