Ministero della Giustizia non paga 1300 tirocinanti che hanno sgobbato nei tribunali di tutta Italia

A meno che la lettera inviata dai tirocinanti al ministro della Giustizia Orlando, al premier Gentiloni e al ministro dell’Economia Padoan non riesca a smuovere le acque, i tirocinanti non vedranno un centesimo: «Deve essere chiaro che noi lavoriamo»

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    Ministero della Giustizia non paga 1300 tirocinanti che hanno sgobbato nei tribunali di tutta Italia

    Hanno sgobbato mattina e sera, anche fino a quaranta ore a settimana, per conto del ministero della Giustizia, eppure 1300 tirocinanti non vedranno un centesimo. A meno che la lettera inviata al ministro della Giustizia Andrea Orlando, ma anche al premier Paolo Gentiloni e al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, non riesca a smuovere le acque.

    Nel 2016, tramite il Decreto del Fare, il ministero della Giustizia, in accordo con quello dell’Economia, aveva stanziato 8 milioni di euro per pagare i tirocinanti che sarebbero andati negli uffici giudiziari di tutta Italia, per aiutare giudici, avvocati e tutto il personale a smaltire l’enorme carico di lavoro.

    “Pagare” forse è una parola grossa, visto che le borse di studio prevedevano 400 euro al mese. Meglio di niente, comunque. Poi, però, il numero dei tirocinanti è aumentato di 1300 unità, ma il numero di borse di studio è rimasto invariato. Risultato: 1300 tirocinanti non sono rientrati nella graduatoria per ottenere i 400 euro e sono rimasti senza un euro.

    Hanno quindi sgobbato gratis per smaltire il lavoro di giudici, pubblici ministeri, procuratori, corti d’appello, tribunali. Quei posti dove, come ci si lamenta da secoli, la carenza di personale è cronica e rallenta una giustizia già lenta di suo.

    La tirocinante: «Deve essere chiaro che noi lavoriamo»

    Alcuni dei tirocinanti hanno quindi scritto una lettera, rappresentando tutti gli esclusi, chiedendo di stanziare altri fondi per avere il rimborso. «Deve essere chiaro che noi lavoriamo», spiega Marta Moroni, una delle escluse, che sta svolgendo lo stage presso la Procura della Repubblica di Monza. «Prima andavo in Tribunale quattro volte alla settimana. Poi al tirocinio in Procura, che reputo un’esperienza molto positiva, ho affiancato quello nello studio legale dell’Inps».

    Marta lavora dalle 20 alle 40 ore a settimana, passa ore e ore nei mezzi pubblici per arrivare in ufficio, spesso finisce di lavorare dopo le 20 e si porta il lavoro a casa. Per la gioia del personale stipendiato che può tirare il fiato, aspettando la busta paga a fine mese. E alla faccia del ministero che dovrebbe essere di “giustizia”.