Imu e Tasi: quali sono le differenze?

La differenza tra Imu e Tasi, chi deve pagare l'imposta sulla casa, chi invece ha l'esenzione e come calcolare la tassa sull'abitazione principale

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    Imu e Tasi: quali sono le differenze?

    Imu e Tasi non sono la stessa cosa. Pur trattandosi di tassa sulla casa, in realtà, si tratta di due imposte diverse. In comune hanno l’ambito di riferimento: entrambe infatti si rifanno alla proprietà degli immobili in quella che è la tassa sull’abitazione principale, passata nel corso degli anni sotto varie sigle. Il calcolo dell’Imu e della Tasi si basa su determinate voci che compongono l’imposta sulla casa e il totale varia secondo diversi fattori: il pagamento è rateale con scadenze fisse. Quella che sembra a prima vista una voce tecnica, è invece stata nel corso degli ultimi anni un argomento più politico che economico. La tassa sulla casa è stata il cavallo di battaglia di entrambi gli schieramenti: riguardando l’abitazione principale, Imu e Tasi vanno a toccare le finanze di tutti gli italiani proprietari di immobile. In ogni caso, si tratta pur sempre di una tassa sulla casa: vediamo le differenze.

    L’Imu è l’imposta municipale unica, sotto cui si è accorpato la vecchia Ici, l’Irpef e le relative addizionali regionali e comunali calcolate sui redditi fondiari riferiti a immobili non locati. A modificarla come la conosciamo oggi è stato il governo Letta sotto cui passa l’abolizione dell’Imu per chi ha come dimora principale la casa di proprietà, rimanendo solo per gli immobili di lusso anche come prima casa, così come per le seconde case e gli immobili in affitto.

    La discriminante per chi deve pagare l’Imu è la residenza anagrafica: l’esenzione per la prima casa è infatti applicata se si ha la residenza anagrafica nell’immobile in questione. Una novità introdotta nel 2015 dal governo Renzi riguarda l’Imu per gli immobili concessi in comodato gratuito ai figli (o ai genitori) che viene ridotta del 50% a patto che il comodatario (chi usa la casa) abbia la residenza nell’abitazione in questione e il comodante (chi dà la casa) risieda nello stesso Comune e qui abbia un’altra sola abitazione.

    Come si calcola l’Imu? Il conteggio non è cambiato rispetto agli anni precedenti: bisogna moltiplicare la rendita catastale secondo l’aliquota stabilita dal Comune di residenza. Le disposizioni ministeriali danno la possibilità di aumentare l’aliquota solo ai Comuni in dissesto, mentre è possibile per ogni Comune abbassarla. Tutti gli anni il sito del Dipartimento Finanze del Mef (www.finanze.it) riporta le aliquote di tutti i Comuni d’Italia.

    La Tasi invece è la tassa sui servizi indivisibili e riguarda tutti i servizi comunali rivolti alla collettività, dalla manutenzione stradale all’illuminazione e al trasporto pubblico. Essendo un’imposta sui servizi, è rivolta a tutti, compresi i proprietari di immobile che non pagano l’Imu.

    Le aliquote vengono stabilite dai Comuni in base a tabelle ministeriali, senza poter superare il 3,3 per mille. Anche in questo caso si parte dalla rendita catastale, da moltiplicare con l’aliquota decisa dal Comune: per chi paga anche l’Imu, l’aliquota per due imposte non deve superare il 6,8 per mille.