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Licenziamento statali: con la riforma, scatta per i ‘non idonei’ per tre anni di fila

Licenziamento statali: con la riforma, scatta per i ‘non idonei’ per tre anni di fila

L'ultima versione della riforma del pubblico impiego chiarisce le nuove condizioni in base alle quali scatta il licenziamento degli statali: si parla di violazioni reiterate dei codici di comportamento e di scarso rendimento.

da in Economia, Lavoro, Pubblica Amministrazione
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    Licenziamento statali: con la riforma, scatta per i ‘non idonei’ per tre anni di fila

    Torna al centro dell’attenzione il tema del licenziamento degli statali: con la riforma, ora, gli insegnanti che verranno ritenuti non idonei per tre anni di seguito, perderanno il posto di lavoro. Cambia quindi il codice disciplinare e si ampliano le casistiche di licenziamento, che lievitano da sei a dieci. D’ora in poi il licenziamento per gli statali scatterà anche in quei casi in cui vengano violati reiteratamente i codici di comportamento e anche per scarso rendimento: se tali mancanze dovessero sussistere per tre anni di fila, il dipendente si vedrà accompagnare (definitivamente) alla porta.

    Con l’ultima versione della riforma, il licenziamento per il pubblico impiego non sarà più quindi automatico soltanto per i furbetti del cartellino, per gli assenti ingiustificati, per le false dichiarazioni atte a ottenere posti e promozioni; le nuove regole prevedono il licenziamento degli statali anche per chi viene ‘bocciato’ per tre anni consecutivi. Chi incassa costanti valutazioni negative quindi non potrà sperare di conservare il proprio impiego pubblico.

    ‘Dal monitoraggio del ministero abbiamo la prova concreta dell’efficacia delle sanzioni per i furbetti, ovvero il licenziamento lampo. Non solo spot, funzionano. E i vizi formali non le annullano’, ha sottolineato il ministro Madia.

    La riforma del pubblico impiego chiarisce le nuove condizioni in base alle quali scatta il licenziamento degli statali: ripetute ‘pagelle insufficienti’ e il posto fisso diverrà soltanto un ricordo lontano.

    Ma in cosa consiste una valutazione negativa? L’identificazione di tutti quei parametri che costituiranno un giudizio negativo del proprio operato sarà affidata al piano di misurazione delle performance, che le singole amministrazioni adotteranno.

    Nella pratica, l’ultima versione della riforma sul pubblico impiego prevede una distinzione tra ‘bocciature’ ai fini economici, che si baseranno sui parametri affidati alla contrattazione, e quelle ai fini disciplinari, che saranno invece determinate dai nuovi sistemi di valutazione del proprio operato.

    Tra le novità che riguardano il licenziamento degli statali, si annovera anche il licenziamento per i dirigenti, che con dolo o colpa grave, eviteranno di attivare e portare a compimento i procedimenti disciplinari necessari.

    Alle procedure di licenziamento degli statali verrà applicato l’articolo 18 ridefinito dal decreto, che riduce a un massimo di 24 mensilità l’indennizzo, qualora il giudice decida per il reintegro del lavoratore.

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