Disabili: la rabbia dopo l’infamata dei tagli al fondo non autosufficienze

In ballo 50 milioni di euro promessi e poi negati, associazioni pronte alla mobilitazione

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    Disabili: la rabbia dopo l’infamata dei tagli al fondo non autosufficienze

    Esplode la rabbia dei disabili dopo l’ultimo taglio al fondo non autosufficienze. Taglio che si è rivelato un’infamata visto che i 50 milioni tagliati erano stati promessi e addirittura approvati dal Parlamento. Il fondo nazionale per la non autosufficienza, come spiega il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, è stato istituito nel 2006 «con l’intento di fornire sostegno a persone con gravissima disabilità e ad anziani non autosufficienti, al fine di favorirne una dignitosa permanenza presso il proprio domicilio, evitando il rischio di istituzionalizzazione, nonché per garantire, su tutto il territorio nazionale, l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali».

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    Si tratta di risorse aggiuntive rispetto a quelle già destinate alle prestazioni e ai servizi delle regioni e delle autonomie locali. Nei mesi precedenti erano stati annunciati dei tagli, tanto che le associazioni dei disabili erano scese in piazza per protestare e negoziare con il ministero. I disabili chiedevano al ministro del Lavoro Giuliano Poletti almeno 600 milioni. Dopo un lungo e complesso tira e molla, a novembre era stato raggiunto l’accordo per 500 milioni: i 450 già stanziati dal ministro più 50 milioni aggiuntivi. Insomma, i disabili si erano dovuti accontentare. Poi, la beffa. I 50 milioni sono svaniti nel nulla: sono stati tagliati attraverso l’intesa Stato-Regioni del 23 febbraio scorso. Il giorno dopo che il Parlamento quella cifra l’aveva pure approvata.

    La rabbia delle associazioni

    Sul piede di guerra il Comitato 16 Novembre, associazione che si occupa di disabili gravissimi e malati di Sla, che minaccia presidi permanenti davanti al ministero dell’Economia a meno che il governo faccia marcia indietro. Senza quei soldi «sarà impossibile pagare prestazioni e servizi che rientrerebbero nei livelli minimi di assistenza», attacca il comitato.

    Il ministero del Lavoro, dal canto suo, scarica la responsabilità su quello dell’Economia: «Il ministero del Lavoro e delle politiche sociali non è stato in alcun modo coinvolto nell’istruttoria dell’intesa, oggetto di confronto con il solo ministero dell’Economia e delle finanze e dimostra la propria contrarietà alla prospettiva di una riduzione di tali fondi nella consapevolezza che trattasi di risorse destinate alle fasce più deboli della popolazione».

    Franco Bettoni, presidente della Fand (Federazione associazioni nazionali disabili), al Fatto Quotidiano si dice «pronto alla mobilitazione» ma riconosce «l’assoluta buona fede e correttezza del ministro Poletti, ma nonostante la parola del ministro è stato ridotto per scelte certamente non sue, poiché artefici della manovra risultano viceversa essere gli assessori al bilancio ed i presidenti delle Regioni ed il ministero dell’Economia». E ancora: «Queste politiche sono sbagliate e inopportune, e non solo feriscono i più vulnerabili, negando diritti ed inclusione sociale, ma paralizzano l’Italia. È puro autolesionismo tagliare in maniera incisiva questi fondi anziché utilizzarli come un formidabile investimento per creare sviluppo, innovazione e buona occupazione. Per tali ragioni, come Fand stiamo valutando tutte le possibili iniziative per contrastare questa grave scelta politica, sia chiedendo un confronto diretto con il Presidente del Consiglio dei ministri e con il ministro dell’Economia, sia organizzando, se del caso, una ampia mobilitazione del mondo della disabilità, oggi così pesantemente colpito».