Sciopero oggi: dal 13 marzo Poste Italiane protesta per un mese

Sciopero Poste Italiane oggi - lunedì 13 marzo - Prosegue la battaglia dei dipendenti postali contro la privatizzazione: i lavoratori non effettueranno prestazioni straordinarie fino al 12 aprile prossimo.

da , il

    Sciopero oggi: dal 13 marzo Poste Italiane protesta per un mese

    Le ultime notizie sullo sciopero alle Poste e i dettagli con informazioni e orari dello sciopero oggi, che parte proprio il 13 marzo e durerà per un mese, fino al 12 aprile 2017. I sindacati del settore delle Poste-Comunicazioni (Cobas, Pt Cub Usb, Slc Cgil, Failp Cisal, Confsal Com e Ugl Com) hanno indetto questo sciopero dei dipendenti delle Poste Italiane SpA, ma lo sciopero oggi si riferisce anche al Settore Mercato Privati di Poste. Lo sciopero nazionale è stato indetto per protestare contro le ultime scelte dell’azienda in fatto di privatizzazione, contro i previsti tagli al personale e per chiedere il miglioramento dei servizi ai cittadini.

    SCIOPERO OGGI POSTE ITALIANE

    Si tratta di un’agitazione proclamata a livello nazionale della durata di un mese: da oggi 13 marzo fino al prossimo 12 aprile, i dipendenti si asterranno dalle prestazioni straordinarie e dalla flessibilità operativa con il prolungamento orario (il cosiddetto conto ore). I lavoratori criticano la decisione di vendere a privati la principale azienda del Paese partecipata dal pubblico, che con quest’ultimo pezzo in dismissione (il 30% rimanente da precedenti vendite) sarà interamente in mani private.

    Inoltre per quanto riguarda il Settore Mercato Privati di Poste Italiane SpA, sempre a livello nazionale, i sindacati Slc-Cgil, Slp-Cisl, Failp-Cisal, Confsal-Com, Ugl-Com hanno indetto un altro sciopero dei lavoratori. Lo sciopero durerà sempre per un mese – da oggi 13 marzo al 12 aprile – in concomitanza con l’altro e con la seguente modalità: l’astensione dalle prestazioni straordinarie e aggiuntive.

    SCIOPERO POSTE: LE RICHIESTE DEI SINDACATI

    I sindacati chiedono maggiore impegno ai vertici dell’azienda per evitare che Poste vada a finite interamente in mani private, le critiche si fanno dure per quanto riguarda la politica aziendale di dismissione di sedi e sportelli, l’organizzazione del lavoro di recapito a giorni alterni e la carenza di personale. Tutti fattori che vanno a penalizzare il cittadino e le imprese e che costringono i lavoratori, già sottoposti a continue pressioni commerciali, a turni massacranti che non permettono di fornire ai cittadini un adeguato servizio. Insomma, il nuovo assetto di Poste fa sembrare l’azienda “più simile a una banca che a una prestazione di carattere sociale”.

    SCIOPERO POSTE: MOTIVAZIONI DELLA PROTESTA E PROPOSTE

    In una nota diffusa dal segretario confederale Vincenzo Colla e dal segretario generale della categoria Massimo Cestaro, si legge che: “Poste Italiane svolge un ruolo preminentemente pubblico sia dal punto di vista della sua diffusione nel territorio e del servizio di ‘prossimità’ che esso offre, sia nella raccolta del risparmio di milioni di cittadini che continuano a vedere Poste Italiane come un interfaccia dello Stato stabilendo, per questo, un profondo rapporto fiduciario”.

    Per Cgil e Slc Poste Italiane “può e deve diventare un volano centrale per lo sviluppo dell’industria 4.0. Ne ha tutte le caratteristiche, anche dal punto di vista dei processi e dell’innovazione tecnologica, essendo tra le principali aziende del paese per la gestione di una rete informatica tra le più evolute, sia dal punto di vista del processo sia per quanto riguarda il prodotto e il servizio offerto”. “Tra operatore di logistica, raccolta del risparmio, offerta di prodotti e servizi informatici, gestione del servizio universale postale, fanno del gruppo un punto di eccellenza fondamentale per lo sviluppo, in particolare per la necessaria integrazione economica tra aree forti e aree deboli presenti nel paese che, per questo, impone una significativa presenza del ruolo pubblico”.

    Invece che privatizzare Poste Italiane dovrebbe puntare a “diventare il principale gestore di logistica. Lo sviluppo dell’e-commerce e il conseguente aumento esponenziale del flusso di merci non può vedere il gruppo fuori da questo fondamentale segmento del mercato”.

    I due esponenti sindacali sottolineano che “l’immenso capitale immobiliare di Poste appare in larga misura inutilizzato o sottoutilizzato: un capitale straordinario utile al fine dello sviluppo della logistica integrata nonché a garantire significativi livelli occupazionali”.

    ”LA PRIVATIZZAZIONE DI POSTE E’ UN ERRORE”

    Poste Italiane, inoltre possiede i dati di circa 33 milioni di soggetti (cittadini privati, piccole imprese, enti locali), che “hanno confidato nella funzione pubblica dell’azienda”. Su questo aspetto, dunque, Colla e Cestaro ritengono che “la politica debba interrogarsi attentamente prima di procedere alla totale privatizzazione di Poste”. Una privatizzazione che potrebbe essere definitiva tra qualche mese, con la cessione della terza e ultima tranche del gruppo (pari al 30 per cento), che segue la vendita (35% del capitale) nel 2015 e l’alienazione di un altro 35% alla Cassa depositi e prestiti. Con questa immissione sul mercato Poste Italiane, che era una delle principali aziende del Paese partecipate dal pubblico, sarà interamente in mani private. Un errore, secondo i sindacati, una scelta fatta “solo per una mera operazione di cassa che appare quanto di più sbagliato questo governo possa compiere”, concludono Colla e Cestaro.