Sergio Marchionne, biografia non autorizzata dell’ad di Fiat Chrysler

La famiglia, gli studi, gli inizi e la carriera dell'uomo più discusso del colosso automobilistico

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    Sergio Marchionne, biografia non autorizzata dell’ad di Fiat Chrysler

    Sergio Marchionne è una delle personalità più in vista dell’economia italiana. Artefice del risanamento del gruppo Fiat, è uno dei big dell’industria automobilistica mondiale ma è anche uno dei più bersagliati sui social per le scelte, a volte molto impopolari, che hanno riguardato il gruppo automobilistico di Torino. Uno degli ultimi casi riguarda la vicenda di Pomigliano: in occasione del Salone di Ginevra, l’a.d. della FCA Chrysler ha annunciato che lo stabilimento dirà addio alla produzione della Panda, senza però prospettare una chiusura del sito napoletano. “La Panda andrà altrove, ma non ora, intorno al 2019-2020. Lo stabilimento di Pomigliano ha la capacità di fare altre auto”, sono state le sue parole. Tanto è bastato per scatenare le polemiche che, come è già accaduto, poco gli interessano: chi è davvero Sergio Marchionne?

    La gestione Marchionne della Fiat è stata spesso sul banco degli imputati in Italia. I tagli e il ridimensionamento di storici impianti come quello di Termini Imerese, chiuso da FCA nel 2011 e riaperto nel maggio 2016 come Blutec, hanno animato il dibattito nel paese. La vicinanza dell’ex premier Matteo Renzi al nuovo modello FCA e l’appoggio di Marchionne alla politica dell’ex segretario PD hanno gettato altra benzina sul fuoco. Indubbiamente, Sergio Marchionne è un personaggio controverso, ma lo conosciamo davvero?

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    Sergio Marchionne: vita privata

    L’italo-canadese Sergio Marchionne (ha doppia cittadinanza), è nato a Chieti, in Abruzzo, il 17 giugno 1952. Il padre, Concezio Marchionne, era un maresciallo dei Carabinieri di origine abruzzese, mandato in terra d’Istria (quando ancora era italiana) dove conobbe la madre, veneto-istriana. Per scappare alle persecuzioni e agli orrori del dopo guerra, la famiglia si trasferì prima in Abruzzo (dove nacque Sergio Marchionne), decidendo di emigrare in Canada al seguito di una zia materna. Gelosissimo della privacy della famiglia, risiede in Svizzera, nel cantone di Zug, dove abitano anche l’ex moglie e i due figli: secondo ricostruzioni di stampa, l’attuale compagna sarebbe Manuela Battezzato, dipendente dell’ufficio comunicazione Fiat dalla fine degli anni ’90.

    Dell’uomo Sergio Marchionne si conoscono alcune passioni che lui stesso ha lasciato trapelare nel corso di interviste con la stampa italiana. Accanito fumatore, passato alla sigaretta elettronica, è amante della lirica con una passione sfrenata per Maria Callas e della buona musica in generale: tifoso juventino fin da bambino (il suo idolo era Omar Sivori), ama cucinare e ha scoperto la passione per il vino in tarda età. Con il suo ingresso in Fiat nel 2004 è cambiato anche il suo stile: addio ai completi paludati dei classici uomini d’affari, spazio al pullover di ogni modello, diventando il primo italiano a sposare la filosofia del look casual tanto cara ai guru d’oltreoceano (pensiamo a Steve Jobs e al suo dolcevita nero).

    Sergio Marchionne, la formazione e gli inizi

    La formazione di Sergio Marchionne avviene tutta in Canada. Laureato in filosofia all’Università di Toronto, prosegue gli studi con la laurea in Legge alla Osgoode Hall Law School of York University, conseguendo anche un Master in Business Administration (MBA) presso la University of Windsor. Dal 1985 è dottore commercialista e dal 1987 è anche procuratore legale e avvocato nella regione dell’Ontario. Vista l’evoluzione della sua carriera, la laurea in filosofia può apparire strana, ma è lo stesso Marchionne a rivendicare la scelta di gioventù. “Quando ho iniziato l’università, in Canada, ho scelto filosofia. L’ho fatto semplicemente perché sentivo che, in quel momento, era una cosa importante per me”, ha spiegato nel suo intervento all’Alma Graduate School di Bologna nel 2011. “Non so se la filosofia mi abbia reso un avvocato migliore o mi renda un amministratore delegato migliore, ma mi ha aperto gli occhi e la mente ad altro”, ha confermato.

    La sua carriera lavorativa in effetti è stato molto ricca e variegata, passando dal diritto all’economia e alla finanza, per poi approdare al mondo dei servizi e, infine, a quello dell’industria automobilistica.

    Sergio Marchionne muove i primi passi da dirigente in Canada. Tra il 1983 e il 1985 è dottore commercialista esperto di fiscalità per la Deloitte & Touche, passando poi al Lawson Mardon Group di Toronto come controller di gruppo e poi director dello sviluppo aziendale per i successivi tre anni. Dal 1989 al 1990 ha ricoperto la carica di vice presidente esecutivo della Glenex Industries, mentre nei due anni successi è Chief Financial Officer alla Acklands Ltd.

    Sempre a Toronto, nel periodo tra il 1992 e il 1994, torna al Lawson Mardon Group come vicepresidente per lo sviluppo legale e aziendale e di Chief Financial Officer. Quando il gruppo viene acquisito da Alusuisse Lonza nel 1994, aumentano gli incarichi di crescente responsabilità all’interno di Algroup, con sede a Zurigo (Svizzera), fino a diventarne Amministratore Delegato: dopo la separazione da Algroup, guida il Lonza Group Ltd, in veste di Amministratore Delegato (2000-2001) e nel 2002 come presidente.

    Il punto di svolta della sua carriera è l’approdo nel 2002 nel gruppo SGS di Ginevra, leader mondiale nei servizi di ispezione, verifica e certificazione, di cui diventa amministratore delegato. Il gruppo conta 36mila dipendenti in tutto il mondo ma attraversa una grave crisi: bastano due anni della sua gestione per il risanamento e il rilancio del gruppo. Nel marzo del 2006 diventa presidente della società di Ginevra, incarico che mantiene tuttora.

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    Sergio Marchionne in FIAT

    Tra i clienti del gruppo svizzero c’è anche la Fiat. Sergio Marchionne viene notato dalla famiglia Agnelli per il lavoro svolto in SGS e nel 2003 è lo stesso Umberto Agnelli a designarlo come membro del consiglio di amministrazione del gruppo del Lingotto: l’anno dopo, alla morte di Agnelli e dopo le dimissioni dell’allora a.d. Giuseppe Morchio, a cui la famiglia Agnelli rifiutò la presidenza del gruppo, viene chiamato come amministratore delegato del gruppo FIAT.

    Le condizioni dell’industria automobilistica sono disastrose, il marchio non regge più il confronto con le concorrenti straniere e i conti sono al collasso. “Fiat ce la farà. Prometto che lavorerò duro, senza polemiche e interessi politici”, disse alla sua prima apparizione pubblica come a.d. del gruppo.

    Tagli, lanci di nuove vetture, scontri accesi col sindacato, ristrutturazioni e molto altro: il piano di risanamento della FIAT di Sergio Marchionne è vario e complesso, ma è l’acquisizione del gruppo Chrysler nel 2009 il punto di svolta. Lo storico marchio made in USA viene salvato grazie a lunghi e laboriosi accordi tra sindacato e amministrazione Obama che si chiudono con l’acquisizione del 20% del gruppo. Nasce così la FCA Chrysler che diventa il sesto gruppo automobilistico del mondo. Di recente, ha dichiarato che lascerà nel 2018.