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Taxi e Uber in Europa: la situazione nei vari Paesi

Taxi e Uber in Europa: la situazione nei vari Paesi

Le proteste dei tassisti hanno portato a divieti assoluti in alcune parti e a nuove versioni del servizio in altre.

da in Economia, Scioperi
    Taxi e Uber in Europa: la situazione nei vari Paesi

    Qual è la reale situazione dei taxi e Uber in Europa? Mentre mezza Italia si trova ancora paralizzata dallo sciopero dei tassisti, che protestano contro Uber e che non sembrano voler lasciare tregua ai viaggiatori ormai evidentemente in grosse difficoltà, diventa sempre più importante stabilire cos’è Uber giuridicamente, al fine di poterla regolare e tassare. Ecco cosa è successo in Europa, con un rapido sguardo anche alla Russia.

    Nel corso di quest’anno, la Corte di Giustizia Europea dovrà emettere una sentenza proprio riguardo a Uber: sul finire del 2016, è stato infatti aperto un procedimento, su pressione di un tribunale spagnolo a cui si era rivolta l’associazione di tassisti Asociación Profesional Élite Taxi, per poter stabilire se Uber debba essere classificata come servizio digitale o azienda dei trasporti.

    Uber dal canto suo, continua ad affermare di essere un servizio digitale, a sostegno di ciò c’è il fatto che non possiede di fatto alcun veicolo. A differenza dei taxi che sono a tutti gli effetti un servizio di trasporti. Ma è anche vero che Uber, se pur tramite la rete, offre un servizio di ‘passaggi in auto’.

    Se la Corte di Giustizia Ue dovesse effettivamente stabilire che Uber è un servizio digitale, una piattaforma online che mette in contatto autisti e passeggeri, otterrebbe senz’altro maggior margine d’azione e soprattutto non sarebbe più in concorrenza con i taxi.

    Se invece Uber dovesse essere classificata come azienda di trasporti si troverebbe a dover seguire regole più severe o, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe persino essere vietata in quanto concorrente di coloro che per fare i tassisti hanno acquistato regolarmente una licenza.

    La decisione della Corte Europea avrà un forte impatto non soltanto su Uber, ma anche su tutte quelle aziende della sharing economy che stanno prendendo sempre più piede nel nostro Paese, oltreché nelle altre nazioni dell’UE, come Airbnb (alternativa all’hotel), Deliveroo (consegna cibi a domicilio), Hassle (pulizie domestiche).

    L’iter giudiziario di questa vicenda è ancora lungo: la sentenza finale è attesa per la fine del 2017. Anche se al momento, con lo sciopero dei tassisti ancora in corso in Italia, e tenuto conto delle proteste svoltesi nei vari Paesi Europei nel corso degli ultimi anni, è quasi impossibile fare previsioni, sembra che a Lussemburgo tiri un’aria pro-Uber: la maggior parte dei governi europei sembrano favorevoli alla liberalizzazione, ma non tutti, Francia, Spagna, Germania e Italia sono schierati dalla parte opposta.

    Nel 2016, Uber France è stata condannata a pagare 1,2 milioni di euro all’Union Nationale des taxi. La decisione del tribunale di Parigi è giunta, mentre si stava consumando il secondo giorno di sciopero dei tassisti francesi, contro Uber. Le proteste contro la nota app aveva provocato importanti disagi: i blocchi stradali avevano paralizzato alcuni punti nevralgici della circolazione nella capitale. Non si è trattato nemmeno della prima multa: Uber era già stata sanzionata nel 2015, per 150 mila euro dalle autorità francesi.

    Come accennato poc’anzi, anche in Italia è in atto un’accesa protesta contro Uber: i tassisti sono in sciopero da giorni e intendono andare avanti a oltranza. Ritengono che il decreto Mille Proroghe sia in realtà una sorta di sanatoria pro Uber, inaccettabile per chi da anni lavora con una licenzia acquistata regolarmente e rispetta una serie di rigide regolamentazioni.

    Uber è tornata operativa per le strade di Madrid soltanto a marzo del 2016. Per un anno e mezzo il servizio di ‘taxi alternativo’ era stato vietato. Grazie a una modifica legislativa, il servizio è tornato in funzione nella capitale spagnola. La grande novità è che chi intende svolgere il servizio di trasporto per Uber, deve possedere una licenza, simile a quella degli Ncc italiani (noleggio con conducente). Ora il servizio si chiama Uber X, un servizio 2.0, che funziona esattamente come prima, ma senza più rappresentare il pomo della discordia.

    In Germania, Uber Pop è stato proibito da un decreto del maggio 2015. A Francoforte Uber ha dovuto rinunciare ai propri servizi, successivamente la compagnia si è ritirata anche da Dusseldorf e Amburgo, in seguito alle dure proteste dei tassisti. Uber ha però presentato un ricorso alla Commissione Europea contro la chiusura del servizio Pop. Nell’attesa di una sentenza, la nota azienda ha cercato di rilanciare sul mercato il servizio X, come spiegato poc’anzi per la Spagna, molto simile a quello di auto con conducente, per cui gli autisti devono essere in possesso di licenza proprio come i taxi.

    Infine, dando un rapido sguardo oltre i confini dell’Europa, in Russia, la situazione di Uber sembra aver trovato una soluzione: tutte le imprese della sharing economy vengono assoggettate alla web tax, in vigore dal primo gennaio 2017. La nuova tassa impone un prelievo dell’Iva pari al 18% per le aziende IT straniere che forniscono servizi tramite Internet ai consumatori residenti in Russia.

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