Dieselgate, Fca: negli Usa class action contro il gruppo di Marchionne

Scontro Italia-Germania, ma i casi Volkswagen e Fiat Chrysler sono diversi

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    Dieselgate, Fca: negli Usa class action contro il gruppo di Marchionne

    È scontro tra Italia e Germania dopo lo scandalo dieselgate che ha coinvolto Fca, mentre negli Usa sono partite le class action contro la casa automobilistica. Dai tedeschi (ancora scottati dal caso Volkswagen) sono arrivate accuse al gruppo di Sergio Marchionne e la richiesta alla Ue di ritirare tre modelli Fca. “Le autorità italiane sapevano da mesi che Fca, nell’opinione dei nostri esperti, usava dispositivi di spegnimento illegali. Fca si è rifiutata di chiarire e la commissione Ue deve conseguentemente garantire il richiamo di alcuni modelli”, ha tuonato il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt. “Berlino, se si occupa di Volkswagen non fa un soldo di danno”, ha replicato il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

    Berlino ha messo in mezzo allo scontro con Roma l’Unione Europea, chiedendo il ritiro dal mercato dei tre veicoli che, secondo l’Epa, avrebbero violato le norme americane sulle emissioni di gas nocivi. Stiamo parlando di Fiat 500, Fiat Doblò e Jeep-Renegade. “La richiesta di Berlino è totalmente irricevibile”, ha commentato il ministro dei Trasporti Graziano Delrio. Le polemiche vanno avanti, nonostante le evidenti differenze tra i casi Volkswagen e quello di Fiat Chrysler.

    Dieselgate: le differenze tra Volkswagen e Fca

    Il gruppo di Wolfsburg è stato accusato di aver introdotto nei motori un software segreto in grado di capire quando il veicolo era sottoposto a un test di omologazione, modificando le emissioni per garantire il superamento della prova. Nascondendo che in realtà la quantità di emissioni nocive in strada era di ben quaranta volte superiore rispetto ai limiti di legge. Secondo l’Epa, Fca avrebbe violato la legge americana sulle emissioni (Clean Air Act) non comunicando la presenza di un software che, con il veicolo in movimento, può causare l’aumento temporaneo di emissioni di ossidi di azoto. Non è altro che una strategia utilizzata per controllare (e non truccare, come ha invece fatto Volkswagen) le emissioni. Negli Usa questi metodi non sono vietati, ma devono essere comunicati. E questo sarebbe stato l’errore di Fca: la mancanza di comunicazione, per quello che appare più un vizio di forma che una violazione vera e propria.

    Tanto che le reazioni al dieselegate sono state diverse, con Volkswagen che ha ammesso il dolo (arrivando a pagare in totale circa 20 miliardi di dollari) mentre Fca ha negato qualsiasi violazione. “Il nostro caso non è assimilabile a quello di Volkswagen. Discuteremo con le autorità Usa le proposte per il nostro piano di omologazione per il 2017”, ha spiegato Marchionne.

    C’è differenza, inoltre, nel numero di veicoli coinvolti. Quelli dello scandalo tedesco, scoppiato nel settembre 2015, sono stati 11 milioni, quelli Fca (almeno per ora) 103.828. E solo negli Stati Uniti.

    Class action contro Fca

    Nel Canada e negli Stati Uniti sono state avviate le class action contro Fca in seguito allo scandalo delle presunte emissioni fuorilegge. Si tratta di azioni legali condotte dai privati che chiedono che la soluzione di una questione comune avvenga con effetti “ultra partes”, ovvero per tutti i componenti della classe del gruppo. Due, per ora, gli studi legali coinvolti negli Usa: Heninger Garrison Davis e Baron & Budd. Non hanno ancora stabilito l’indennizzo da richiedere a Fca per risarcire i proprietari dei veicoli che, secondo l’Epa, non sarebbero in regola con le emissioni. Ha invece deciso la richiesta di risarcimento lo studio legale canadese Sotos: 250 milioni di dollari canadesi per “danni e perdite subite dai proprietari”.