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Voucher in CGIL: davvero il sindacato non ha alternative per pagare i lavoratori occasionali?

Voucher in CGIL: davvero il sindacato non ha alternative per pagare i lavoratori occasionali?

Il sindacato utilizza gli stessi buoni lavoro che vorrebbe abolire con il referendum

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    Voucher in CGIL: davvero il sindacato non ha alternative per pagare i lavoratori occasionali?


    Ma come, a utilizzare i voucher è proprio la Cgil che per abolirli ha proposto un referendum? Ebbene sì: il sindacato usufruisce dei tanto contestati buoni lavoro per retribuire alcuni pensionati volontari a Bologna e in Emilia Romagna. Gli stessi buoni lavoro che il segretario generale Susanna Camusso aveva definito “pizzini”, come i foglietti utilizzati dai mafiosi per comunicare tra loro. Il caso dello Spi-Cgil di Bologna ha suscitato polemiche ponendo un interrogativo: davvero la Cgil non aveva alternative all’utilizzo dei voucher?

    Il caso è stato sollevato dal Corriere di Bologna che ha pubblicato un articolo in cui raccontava che lo Spi, il sindacato pensionati della Cgil, aveva pagato con i voucher alcuni attivisti. Bruno Pizzica, segretario regionale dell’Emilia Romagna, ha confermato tutto, spiegando che era l’unica alternativa per pagare una cinquantina di volontari che lavorano nelle sedi emiliane del sindacato per due o tre giorni a settimana. “Non posso usare dei contratti per chi lavora due o tre ore a settimana, oppure poche ore una volta all’anno per la distribuzione delle tessere – si è giustificato –. Con la legislazione attuale è l’unico modo che abbiamo per evitare pagamenti in nero e siccome il nero non lo facciamo, allora usiamo i voucher”.

    Un clamoroso autogol: proprio la Cgil aveva raccolto le firme per il referendum sul Jobs Act, su cui l’11 gennaio si esprimerà la Corte Costituzionale. Tra i quesiti proposti, proprio l’abolizione dei voucher. Il caso di Bologna significa che lo Spi va controcorrente rispetto alla Cgil? “Siamo per l’abolizione dei voucher, non dissentiamo dalla Cgil ma non potevano certo ricorrere a prestazioni in nero. E abbiamo usato l’unico strumento per non farlo – ha chiarito Pizzica – Questo strumento dei voucher, che era nato per situazioni come la nostra, è diventato uno degli strumenti principali del mercato del lavoro. Se ne è fatto un uso improprio e per questo ora se ne chiede l’abolizione. Ma se venissero aboliti bisognerà trovare una nuova norma che regoli meglio il lavoro occasionale. Perché il lavoro occasionale esiste”.

    Una volta sollevatosi il polverone, la Cgil nazionale ha provato a porre rimedio invitando tutti gli appartenenti al sindacato, dai dirigenti agli impiegati, a minimizzare. Questa la lettera firmata da Tania Scacchetti e Nino Baseotto, membri della segreteria nazionale: “L’obiettivo che dobbiamo perseguire in queste ore delicate anche in relazione alla prossima espressione della Corte sulla ammissibilità dei quesiti referendari deve essere quello di rilanciare la validità delle nostre ragioni, supportate da milioni di firme raccolte nei mesi scorsi, evitando i processi ed evitando di alimentare fratture nella organizzazione e nella sua immagine pubblica.

    Certamente meglio sarebbe stato usare maggiore attenzione sulla questione, specie una volta avviata la nostra campagna di raccolta firme. Tuttavia, anche nella relazione con la stampa locale, il fenomeno va circoscritto a quello che è, un utilizzo per limitate attività meramente occasionali svolte da soli pensionati”.

    Susanna Camusso

    La questione però esiste: per quanto caso isolato possa essere, che credibilità può avere un sindacato che usufruisce di uno strumento che allo stesso tempo combatte e vuole abolire? E ancora: sicuro che non ci fossero alternative all’uso dei buoni lavoro per retribuire gli attivisti? Le alternative ci sono e ne aveva parlato la stessa Susanna Camusso, a inizio gennaio, in un’intervista a Repubblica. Come pagherebbe lei un lavoratore occasionale? “Con tutte le forme di part time già previste; con il lavoro interinale o a somministrazione. Tutte forme contrattuali che esistono da vent’anni a questa parte”.

    Stesso pensiero di Simona Ricci, segretaria provinciale Cgil, che non ha gradito la scelta dello Spi di Bologna: “Le alternative ci sono: ad esempio la co.co.co, o il lavoro somministrato, cioè l’ex attività interinale”. L’attacco è arrivato da un altro sindacato. Riccardo Morbidelli, segretario generale aggiunto regionale Uil, ha criticato lo Spi-Chil: “Io dico che è sbagliato fare come fa lo Spi-Cgil di Bologna. Quali attività devi remunerare? Se si tratta, come credo nel caso dei pensionati pagati dallo Spi, di attività sindacale, li metti in regola ad esempio come co.co.co. a tempo determinato. Usare i voucher, evidentemente, per loro è più comodo”.

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