Cosa sono i voucher? Domande e risposte sui buoni lavoro Inps

Cosa sono i voucher? Domande e risposte sui buoni lavoro Inps

In che modo stanno alimentando il precariato?

da in Economia, Lavoro, Viral Economia, Voucher Inps
Ultimo aggiornamento:
    Cosa sono i voucher? Domande e risposte sui buoni lavoro Inps

    Cosa sono i voucher? Perché negli ultimi tempi sono al centro del dibattito politico, quando si parla di lavoro e precariato? Il governo vuole modificarli, mentre la Cgil ha proposto un referendum per abolirli. Ecco una serie di domande e risposte sui buoni lavoro Inps.

    Sono i buoni lavoro erogati dall’Inps e utilizzati dai datori di lavoro per pagare alcuni tipi di prestazioni occasionali, non riconducibili a veri e propri contratti.

    Sono stati pensati per retribuire lavori saltuari, come ripetizioni scolastiche e pulizie in casa, spesso pagati a nero. L’obiettivo è proprio questo: evitare che certi tipi di lavoro restino “nascosti”.

    Un voucher vale 10 euro: 7,5 euro è la retribuzione netta per il lavoratore (corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione, salvo che per il settore agricolo), i restanti 2,50 rappresentano i contributi Inail e Inps. Sono disponibili anche i buoni multipli dal valore di 50 euro (valore netto 37,50) e 20 euro (valore netto 15).

    L’acquisto dei buoni lavoro può avvenire presso gli uffici postali, per via telematica, presso i tabaccai e gli sportelli bancari abilitati.

    Sono stati introdotti nel 2003 dal secondo Governo Berlusconi (Legge Biagi), anche se hanno iniziato a diffondersi dopo la regolamentazione attuata dal Governo Prodi nel 2008. Il loro utilizzo è stato via via liberalizzato prima dall’esecutivo di Mario Monti, poi da quello di Matteo Renzi.

    Con il Jobs Act il Governo Renzi ha innalzato la soglia pagabile attraverso i voucher da 5mila euro netti a 7mila euro a lavoratore, ha eliminato la dicitura “di natura meramente occasionale”, ma soprattutto ha allargato la possibilità di utilizzo dall’ambito domestico (ad esempio pulizie e ripetizioni) ai settori professionali, permettendone l’uso a enti e imprese.

    L’Osservatorio dell’Inps, oltre al calo di assunzioni a tempo indeterminato, ha confermato il boom dei voucher: nei primi dieci mesi del 2016 sono stati venduti 121,5 milioni di buoni lavoro. L’aumento, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è stato del 32%.

    Sempre secondo i dati Inps diffusi a maggio 2016, nel 2015 il 29% dei lavoratori pagati con i voucher erano occupati in aziende private; il 26% erano disoccupati senza sussidi; il 18% disoccupati con ammortizzatori sociali; il 14% inoccupati, quasi tutti giovanissimi; l’8% pensionati; un altro 8% lavoratori di vario tipo, tra cui professionisti, dipendenti pubblici, operai agricoli e autonomi.

    In teoria l’idea originale non era malvagia, anzi: combattere il lavoro a nero.

    In pratica, per la serie “fatta la legge, trovato l’inganno”, molti imprenditori hanno cominciato a utilizzare i voucher per retribuire veri e propri rapporti di lavoro, mascherandoli da lavori occasionali, per risparmiare così su tasse e contributi. Capita, ad esempio, che molti giovani siano sottoposti alle stesse condizioni dei lavoratori dipendenti, ma allo Stato risulti che lavorino solo poche ore a settimana. Il trucco usato dai datori truffaldini è semplice: pagare parte delle ore svolte con i voucher e le restanti in nero. Fregando Stato e Inps, evadendo le tasse e alimentando il precariato.

    Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, da ottobre 2016, ha apportato modifiche sulla tracciabilità: i datori di lavoro sono tenuti a comunicare all’Ispettorato del lavoro l’intenzione di utilizzare i buoni lavoro entro un’ora dall’inizio della prestazione, e non più entro 30 giorni, specificando nome del lavoratore e orario del servizio. Questo per contrastare il sistema usato da molti imprenditori che, in caso di controlli improvvisi dell’ispettorato del lavoro, giustificavano con il voucher la presenza del lavoratore in azienda. Allo studio l’inasprimento delle sanzioni contro i datori di lavoro truffaldini.

    La Cgil considera i voucher una delle cause del precariato e dello sfruttamento dei lavoratori in Italia e vorrebbe che venissero aboliti. Per questo a luglio ha raccolto e depositato in Cassazione 3,3 milioni di firme a sostegno della proposta di tre referendum popolari abrogativi in materia di lavoro. Uno dei tre quesiti riguarda proprio l’abolizione dei voucher. A giudicare l’ammissibilità del referendum, e a darne eventuale via libera, sarà la Corte Costituzionale.

    LEGGI ANCHE:
    IL CASO: LA CGIL VUOLE ABOLIRE I VOUCHER MA LI UTILIZZA

    923

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN EconomiaLavoroViral EconomiaVoucher Inps
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI