Debito pubblico italiano 2016-2017: la vera storia e tutti gli interessi

Italia prima nella classifica UE per il terzo anno consecutivo

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    Per il terzo anno consecutivo il debito pubblico in Italia è il più alto rispetto agli altri Paesi in Europa, secondo quanto viene evidenziato dal rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio, in riferimento ai primi giorni del 2017. La Banca d’Italia ha comunicato che a fine 2016 il debito pubblico italiano era risalito a 2.224 miliardi di euro (dati di ottobre). In effetti, anche se la ripresa economica dell’area euro ”è destinata a restare debole e la fase ciclica avrà ancora un accento negativo”, dall’analisi dell’autorità indipendente emerge che ”nessuno dei 18 paesi presenta rischi di grave non conformità al Patto di stabilità e crescita”, ad eccezione di Italia e altri sette Paesi, la cui conformità è invece giudicata ”a rischio”. Per l’Italia, sottolinea l’Upb, ”nel 2017 sia il disavanzo in rapporto al Pil (2,3%) sia il debito in rapporto al Pil (132,6%) sono previsti superiori alla media”.

    C’è però da dire che l’Italia negli ultimi 20 anni è l’unico paese tra i big dell’area euro ad aver sempre collezionato un saldo primario positivo, con l’unica eccezione del 2009 sotto il peso del crac finanziario globale e il crollo del pil. Ad esempio la Germania non è riuscita a fare meglio dell’Italia: in dieci anni (1996 – 2016) il saldo tra entrate e uscite è stato in rosso in sei occasioni. La Francia da nove anni non riesce a generare un surplus, come anche la Spagna.

    Cosa succederà nei prossimi anni

    Ammonta a oltre 306 miliardi (306,7) il totale del debito pubblico da rinnovare nel 2017, 277,03 miliardi a tasso fisso e 29,7 miliardi a tasso variabile. Come riporta L’indro, oltre 156 miliardi di Bot e 157 miliardi di Btp sono infatti in scadenza dal 1° gennaio alla fine di dicembre 2017. Prevista anche la scadenza di quasi 30 miliardi di Cct e 23 miliardi di Ctz, per un totale di 277 miliardi di titoli a tasso fisso e quasi 30 miliardi a tasso variabile (dati del Centro studi di Unimpresa), Nel 2018 scadono altri 176 miliardi, nel 2019 177 miliardi, nel 2020 144 miliardi e nel periodo 2021-2067 ulteriori 981 miliardi. In totale, secondo l’analisi dell’associazione, basata su dati della Banca d’Italia, le obbligazioni in circolazione emesse dal Tesoro valgono 1.782 miliardi, per la maggior parte Btp (1.519 miliardi).

    Approfondiamo l’argomento nelle seguenti pagine, con uno sguardo agli anni precedenti e alla storia del debito pubblico in Italia.

    Gli interessi

    Uno dei problemi fondamentali che riguardano il debito pubblico in Italia è rappresentato dagli interessi da pagare. Per il nostro Paese non si tratta di una questione da poco, anche perché ci trasciniamo dietro una situazione, le cui origini vanno rintracciate nel 1992, quando è stato firmato il trattato di Maastricht. Sulla base dei dati di Mef e dell’Istat, in 20 anni la spesa per interessi sul debito pubblico ha superato i 1.700 miliardi di euro, che corrispondono a un anno di Pil. Tutto il guadagno di un anno di Pil, in pratica, è stato usato per pagare gli interessi.

    La spesa maggiore risale agli anni Novanta, alla fine della Prima Repubblica: nel decennio la spesa per interessi sul debito è stata costantemente sopra i 100 miliardi di euro l’anno, con un picco nel 1992-1993 che ha comportato l’uscita della lira dallo Sme e un saldo interessi superiore all’equivalente di 150 miliardi di euro. Solo nel 2009 la spesa è scesa sotto la soglia dei 100 miliardi per arrivare ai 70 miliardi del 2005, salendo poi nuovamente fino ad 86 miliardi nel 2012. Per il 2016 mancano ancora i dati ufficiali ma i tassi di interesse hanno toccato il minimo storico.

    Debito pubblico italiano a dicembre 2016

    Per il dicembre 2016 mancano ancora i dati ufficiali ma c’è da ricordare che i tassi di interesse hanno toccato il minimo storico. L’ultimo dato ufficiale è di ottobre 2016, con un debito pubblico italiano pari a 2.223.770 euro. Il rendimento medio sui titoli di Stato diffuso da Bankitalia indica inoltre un valore compreso tra lo 0,661% di agosto e l’1,258% di novembre (solo in tre mesi il rendimento medio ha superato l’1% mentre nel 2015 soltanto a marzo ed aprile era stato inferiore). Il rendimento sui Bot è negativo da luglio del 2015 con il minimo storico toccato a dicembre 2016 (-0,370%).

    Segue la scheda: Il debito pubblico in Italia a dicembre 2015.

    Il debito pubblico in Italia a dicembre 2015

    A dicembre 2015 il debito pubblico in Italia. è aumentato di 33,8 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2014, segnando un totale di 2.169,9 miliardi. Il dato riguarda in particolare il mese di dicembre che, nel 2014, segnava 2.136.50 miliardi (il 132,4% del Pil). A dicembre 2015 si è avuto al contempo una diminuzione rispetto al mese di novembre, quando il totale era di 2.212 miliardi di euro. L’aumento del debito di 33,8 miliardi è stato inferiore rispetto a quanto hanno avuto bisogno le Pubbliche Amministrazioni, pari a 49,3 miliardi, anche per una diminuzione di 10,7 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (per un totale a fine anno di 35,7 miliardi), degli scarti e premi di emissione che hanno contenuto il debito per 5,1 miliardi. Le variazioni dei cambi hanno inciso sull’aumento del debito per un valore di 0,3 miliardi. Tutto questo, dicono da Bankitalia, a fronte di un aumento delle entrate tributarie del 6,4% rispetto all’anno passato: a dicembre le entrate dalla tassazione sono state di 80.144 milioni di euro, contro i 68.525 di dicembre 2014. A spendere di più, secondo il rapporto, sono state le amministrazioni centrali che hanno registrato un surplus di spesa di 40,5 miliardi, per un totale di 2.077,5 miliardi; le amministrazioni locali hanno fatto segnare una diminuzione di 6,6 miliardi, per un totale di 92,3, mentre gli Enti di previdenza hanno avuto una riduzione di 0,1 miliardi. Insomma, le maggiori entrate tributarie non hanno aiutato a diminuire il debito: perché?

    Segue la scheda: Storia del debito pubblico italiano.

    Storia del debito pubblico italiano

    Il debito pubblico italiano è una delle più complesse questioni con cui il nostro Paese si misura da anni. Chi è portato a puntare il dito contro gli ultimi Governi dovrebbe sapere che il debito è questione antica per l’Italia, che affonda le radici addirittura nella nascita della Repubblica. Un fatto è certo, però: nonostante gli sforzi dei contribuenti, le manovre finanziarie a base di tagli e tasse, negli ultimi anni il debito è cresciuto in maniera esponenziale. Parlando di nude cifre, per la prima volta nella storia il debito nel 2013 è salito oltre la soglia dei 2 miliardi di euro, in un momento di incertezza non solo economica ma anche, e soprattutto, politica. Perché quando si parla di debito i due termini viaggiano di pari passo e si influenzano a vicenda. Sapendo che il debito pubblico è, fondamentalmente, l’unione dei deficit di bilancio di ogni anno sommati, possiamo tranquillamente dire che dopo gli anni cinquanta tanti, forse tutti, i paesi hanno visto una crescita del debito dovuto al modificarsi delle condizioni di vita e delle abitudini economiche della gente: alcuni paesi hanno un debito contenuto perché negli anni le imposte sono cresciute di pari passo con l’incremento della spesa, in altri il debito è più elevato perché ad un aumento della spesa corrispondeva una crescita delle imposte lenta e non equa, che nel breve periodo fa sempre piacere ma nel lungo non paga.

    Segue la scheda: Le cause del debito pubblico in Italia.

    Le cause del debito pubblico in Italia

    Possiamo iniziare a dedurre che l’Italia si trova in questa situazione perché per troppo tempo ha speso più di quanto avesse in cassa (ricordiamo che le spese pubbliche riguardano tutto ciò che ci circonda: difesa, salute, sicurezza, ordine, istruzione…). Si deduce anche che la colpa non è solo di questo o quel governo di turno ma è della situazione economica del paese associata, non conseguenza, a quelle che erano le scelte dei governi di volta in volta interessati. Un percorso politico che non è riuscito a trovare soluzione per questo atavico problema. Senza contare che sul valore del debito pesano anche gli interessi che si accumulano ogni anno. Più non si riduce e più questi salgono.

    La nostra situazione è stata causata, dunque, anche dalle pressioni economiche globali, ma soprattutto da una pessima gestione delle riforme e della cassa di Stato. Perché tutti i governi che si sono avvicendati al potere hanno presentato idee ottime e idee malsane dettate dai fervori del momento, ma ognuno di questi, nessuno escluso, quasi sistematicamente ha contraddetto l’operato del governo precedente cercando diverse vie di fuga per lo stesso problema.

    Segue la scheda sui dati del debito pubblico in Italia in base ai governi.

    I dati

    Tanto per sfatare ogni inutile polemica diciamo inoltre che è impossibile sapere chi ha fatto più o meno, meglio o peggio perché bisogna sempre tenere a mente che in economia, soprattutto nella macroeconomia, i processi per mostrare dei risultati hanno bisogno di anni e, quindi, ogni provvedimento è sempre risultato vincente o perdente nel periodo di governo successivo o in quello ancora dopo. Quindi, fatta questa premessa, possiamo vedere come sia stato altalenante il debito pubblico italiano e i picchi a quale governo corrispondano, per quanto sia, come già detto, una analisi eccessivamente sommaria per attribuire delle colpe o dei meriti. Vediamo riportati in maniera pulita ed ordinata e sommati su una media con base giornaliera i dati che si riferiscono ai vari governi nel tempo:

    1946 – 1992 (circa 47.50 milioni di euro al giorno) I Repubblica

    1992 – 1994 (circa 285.00 milioni di euro al giorno) governi Amato e Ciampi

    1994 – 1995 (circa 330.10 milioni di euro al giorno) governo Berlusconi I

    1995 – 1996 (circa 207.30 milioni di euro al giorno) governi Dini

    1996 – 1998 (circa 96.20 milioni di euro al giorno) governo Prodi I

    1998 – 2000 (circa 76.30 milioni di euro al giorno) governo D’Alema

    2000 – 2001 (circa 124.50 milioni di euro al giorno) governo Amato

    2001 – 2006(circa 124.30 milioni di euro al giorno) governo Berlusconi II e III

    2006 – 2008 (circa 97.50 milioni di euro al giorno) governo Prodi II

    2008 – 2011 (circa 217.80 milioni di euro al giorno) governo Berlusconi IV

    L’accumulo di debito pubblico in media giornaliera cresce dai 48 milioni di euro quotidiani che abbiamo accumulato fino al 1992 per arrivare alle mostruose cifre del giorno d’oggi, passando per le impennate dovute ai governi di emergenza degli anni di Tangentopoli, vivendo dei ribassi con i governi Prodi e D’Alema, schizzando vertiginosamente con il primo governo Berlusconi.

    Nel 2012, con il Governo Monti, a livello annuale il debito è stato complessivamente di 1.989.781 euro.

    Nel 2013, con il governo Letta, a livello annuale il debito è stato complessivamente di 2.069.847 euro.

    Nel 2014, con il governo Renzi, il debito pubblico annuale è arrivato a toccare cifra 2.136.204 euro, per risalire nuovamente l’anno successivo.

    Nel 2015, infatti, è arrivato a 2.171.671 euro.

    A luglio 2016 si è toccata la cifra record di 2.252.220 euro di debito.