Qualità della vita 2016, la classifica: Mantova spodesta Trento, male Roma

Qualità della vita 2016, la classifica: Mantova spodesta Trento, male Roma

Crotone ancora ultima, la Capitale perde 19 posizioni: anche Milano in calo

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    Qualità della vita 2016, la classifica: Mantova spodesta Trento, male Roma

    Mantova batte Trento e diventa la città con la miglior qualità della vita dell’anno. L’annuale classifica 2016 sulla qualità della vita in Italia, realizzata da ItaliaOggi e l’università La Sapienza di Roma, vede un cambio al vertice con il capoluogo trentino che perde il primato dopo 5 anni di dominio assoluto e cede il titolo alla città della bassa padana. Brutte notizie invece in arrivo per le grandi metropoli italiane e in particolare per Roma: la Capitale perde ben 19 posizioni e si piazza in 88esima posizione, rientrando nella zona delle province con un livello di qualità della vita insufficiente. Ultima posizione per Crotone che rimane fanalino di coda nonostante alcuni aspetti siano in crescita. Il dato sconcertante sulle grandi città merita particolare attenzione, così come l’ennesima certificazione della frattura Nord-Sud.

    Prima di entrare nel dettaglio, ricordiamo che la classifica, giunta alla 19esima edizione, prende in considerazioni diversi parametri che costruiscono la qualità della vita: nel dettaglio si tratta di affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita, a loro volta articolate in 21 sotto dimensioni, con un elevato numero di indicatori di base, 84.

    QUI LA CLASSIFICA COMPLETA (PDF)

    Mantova, sede tra l’altro di uno dei festival di letteratura più importanti del Paese, conquista il primo posto con il massimo del punteggio, salendo di 3 posizioni (era quarta lo scorso anno), mentre Belluno sale in terza dall’ottava posizione di solo un anno fa, superando Pordenone (da terza a quarta) e Bolzano (da seconda a ottava).

    L’ultimo posto di Crotone è indicativo di un malessere più socio-economico che ambientale: la provincia infatti è una delle più virtuose per dimensioni della criminalità e popolazione, ma soffre terribilmente per affari e lavoro, ambiente, disagio sociale e personale, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero.

    Come accennavano, in coda troviamo città e province del Sud Italia, a partire da Napoli: il capoluogo campano è terzultimo, in discesa di cinque posizioni rispetto all’anno passato, passando dal 103° al 108° posto, in scia a una tendenza generale che riguarda tutte le grandi città, con la sola esclusione di Torino. È infatti solo il capoluogo piemontese a registrare una crescita della qualità della vita, facendo registrare un balzo di 6 posizioni, dalla 76esima del 2015 alla 760esima del 2016, risalendo la fascia 3 delle condizioni di vita scarse.

    Le grandi città sono quelle che hanno registrato i cali peggiori rispetto allo scorso anno, con il dato di Roma che preoccupa. La Capitale veleggia nelle zone basse con un calo importante rispetto al 2015 ed entra per la prima volta nella fascia 4, quella con condizioni di vita ritenuti insufficienti. Meno vistoso ma comunque significativo è il caso di Milano, ancora in fascia 2 (condizioni di vita accettabili), ma in calo di 7 posizioni (da 49° a 56°).

    La doppia realtà Nord-Sud è ancora ben visibile se in fascia 1 (condizioni di vita buone) troviamo una sola città sotto il Po (Ascoli Piceno, 18esima a + 2 dallo scorso anno), ma è il crollo delle metropoli a dare il segno reale della tenuta sociale-economica del Paese alla crisi.

    Le piccole province virtuose del Nord sono sopravvissute alla debacle nazionale con più forza rispetto al Sud e con risultati migliori nel Nord-Est che torna a essere, con il Centro, una delle zone più in crescita, mentre si assiste a un lieve peggioramento nell’Italia meridionale e insulare.

    La ripresa globale è ancora troppo debole per investire aree tradizionalmente deboli e che pagano decenni di mala politica. Anche le grandi città date in rilancio, come Milano del dopo Expo, sono in sofferenza e questo la dice lunga sulla capacità delle classi dirigenti di leggere la realtà e agire di conseguenza. Potrà sembrare un caso, ma sono le città di piccola-media dimensione, che puntano sulla cultura e sulla bellezza, quelle che hanno saputo dare una risposta ai bisogni dei cittadini.

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