Legge di bilancio 2017, primo sì dalla Commissione: la Camera vota la fiducia

Legge di bilancio 2017, primo sì dalla Commissione: la Camera vota la fiducia

Via libera agli oltre 240 emendamenti: mistero sui fondi per i bambini malati di Taranto

da in Canone Rai, Economia, Equitalia, Finanza, News Economia, Pier Carlo Padoan
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    Legge di bilancio 2017, primo sì dalla Commissione: la Camera vota la fiducia

    Il primo sì per la manovra 2017 varata dal governo Renzi arriva dalla Camera che approva la fiducia posta dal governo con 348 favorevoli e 144 contrari. Il testo aveva avuto già il sì della Commissione Bilancio della Camera che, dopo quasi 24 ore di votazione ininterrotta, ha dato il via libera al provvedimento e ai 241 emendamenti presentati. Prossimo passaggio sarà al Senato. Non sono mancate le polemiche da parte delle opposizioni, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle e in particolare per la cosiddetta norma De Luca, mentre esplode il caso dei 50 milioni di euro destinati ai bambini malati dell’Ilva di Taranto, presenti e poi spariti nel nuovo testo, come racconta il Corriere della Sera.

    Molte le novità della legge di bilancio 2017, passata dai 24,5 miliardi previsti nelle prime ipotesi ai 27 miliardi attuali. Il ministro Pier Carlo Padoan e il premier avevano già illustrato i punti centrali, a partire dal piano Industria 4.0 e il super ammortamento per gli investimenti in macchinari e beni per un totale di 20 miliardi. Confermata la chiusura di Equitalia che è diventato legge con il sì del Senato al decreto fiscale.

    Il primo passaggio necessario riguarda la crescita del Pil con la conferma dei dati del governo per una crescita nel 2017 a +1%, anche, spera Renzi, “sarà più alta” grazie alle misure messe in campo. Le previsioni di crescita vengono quindi date per certe, mentre il rapporto deficit-Pil nel 2017 si attesterà al 2,3%, “il livello più basso degli ultimi 10 anni“.

    Molte le novità, come si diceva, a partire dall’ampliamento del Fondo per gli investimenti pubblici ora di 5 miliardi che serviranno per coprire gli interventi più urgenti per la messa in sicurezza e di riqualificazione urbana (comprese opere di fognatura e depurazione, risanamento ambientale e bonifiche, riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie, eliminazione delle barriere architettoniche e gli interventi necessari a risolvere questioni oggetto di procedure di infrazione europea.

    Via libera alla lotteria degli scontrini che viene anticipata a marzo 2017 dal 2018 inizialmente previsto e che prevede un + 20% di possibilità di vincita in caso di pagamento elettronico; confermata la flat tax per chi rientra in Italia dopo 9 anni di residenza all’estero con un’imposta fissa di 100mila euro.

    Sì anche alla cosiddetta norma De Luca che ridà ai presidenti di Regione il potere di nomina sulla Sanità e che ha creato non poco scompiglio tra maggioranza e opposizioni, come ai finanziamenti per la cultura, in particolare per la musica classica e sinfonica; viene tagliata poi l’accise sulla birra che scende a 3,02 euro per ettolitro, con rassicurazioni da parte del sottosegretario al Tesoro Pierpaolo Baretta per nuovi interventi a favore dei piccoli e medi produttori che stanno trainando da tempo il settore.

    Esteso il congedo obbligatorio di paternità da 2 a 5 giorni, agevolazioni per le banche etiche, stanziamento di 5 milioni per combattere la violenza contro le donne, bonus condomini esteso agli incapienti e finanziamenti a diversi settori, dallo sport alla Croce Rossa.

    Il caso dei 50 ml per i bambini di Taranto

    Sconcerta e non poco il caso dei 50 milioni di euro destinati ai bambini malati di Taranto che, presente nel primo testo, è scomparso da quello arrivato alla Camera. Come riporta il Corriere della Sera, si tratta dei fondi per dare alla città la deroga al blocco delle assunzioni e della spesa sanitaria e far fronte all’emergenza che vede un bambino su quattro ammalarsi di problemi respiratori nei pressi dell’acciaieria Ilva.

    L’accordo tra Stato e Regione era stato confermato dal presidente della commissione bilancio, Francesco Boccia, il viceministro dell’economia Morandi e il sottosegretario Beretta, oltre alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin che si era detta entusiasta dell’idea. Il quotidiano di via Solferino parla di un vero e proprio mistero, con l’emendamento già confermato e poi saltato alle 4 del mattino, mandando su tutte le furie il presidente Boccia (“Ne chiederò conto è non farò sconti a nessuno”) e mobilitando l’intera Regione, a partire dal PD locale, per chiedere di rimettere l’emendamento nel passaggio al Senato.

    Altra novità riguarda la spending review, che passa dai 2,6 miliardi, indicati da Padoan in audizione sul Def, a 3,3 miliardi di euro grazie a tagli su beni e servizi, a partire da 1,2 mld di euro di risparmi nella sanità con gli acquisti Consip, mentre 2 mld sono attesi dalla voluntary disclosure che, ripete Renzi, oltre a essere sottovalutata da molti, “non ha alcun elemento nemmeno lontanamente assimilabile a un condono come ha detto qualcuno“.

    : Via libera al decreto per la chiusura di Equitalia così come l’abbiamo conosciuta finora. “Troppo vessatoria per i cittadini“, l’ha definita Renzi che ha assicurato un cambio di passo sulla gestione dei pagamenti allo Stato. “Chi deve pagare, pagherà ma non ci saranno più gli interessi e le more spropositate che caratterizzavano il vecchio modello“, assicura. Equitalia confluirà nell’Agenzia delle Entrate con un risparmio, secondo il premier, di 4 miliardi.

    Nello stesso decreto il governo mette mano ai fondi 2016, a partire dal famoso fondo della presidenza delle PMI: per loro c’è 1 miliardo di euro messo sul Fondo di garanzia per le Piccole e Medie impreseche non riescono ad avere accesso al credito“.

    I maggiori investimenti vengono fatti nel reparto produttivo con il piano Industria 4.0 a cui il governo ha dedicato molto anche negli incontri con le maggiori industrie operative nel paese: innovare e migliorare la competitività del made in Italy è lo scopo per cui si investiranno 20 miliardi con un “iper ammortamento” per chi investe in tecnologie, dal 140% al 200%.

    Altro settore importante è quello dell’agricoltura. Confermato l’addio all’Irpef agricola, con un taglio totale di di 1,3 miliardi in due anni con la cancellazione di Irap e Imu sui terreni, la decontribuzione per gli under 40. Tasse in calo, con Ires che passa dal 27,5% al 24%, mentre per i piccoli negozianti e artigiani nasce l’Iri – Imposta sul reddito dell’imprenditore -, tassazione al 24% flat, al posto dell’Irperf.

    Il capitolo pensioni prevede un impatto di 7 miliardi di euro in tre anni, suddivisi tra la quattordicesima alle pensioni più basse e l’anticipo pensionistico o Ape. “Si era parlato di sei miliardi ed invece sono sette distribuiti in tre anni: 1,9 nel 2017, 2,5 nel 2018 e 2,6 nel 2019″, ha chiarito Renzi. Per alcune categorie di lavoratori più deboli si potrà accedere all’Ape social, l’uscita in anticipo senza penalizzazioni.

    Aumenta la platea del salvataggio degli esodati che passa da 27.700 a 30.700 salvaguardati per l’ottavo intervento dello Stato dopo la riforma, con data utile per l’ingresso nella mobilità che passa dal 31 dicembre 2012 al 31 dicembre 2014.

    Più soldi per la sanità con un totale di 113 miliardi, due in più del 2015, con particolari investimenti per l’Epatite C, le medicine oncologiche e i vaccini, oltre al piano di stabilizzazione di medici e infermieri. 50 milioni di euro andranno invece al Fondo non autosufficienza mentre il Fondo povertà è stato confermato a 500 milioni di euro: a questi si aggiungono 600 milioni sulla famiglia. Stanziati anche 1,9 miliardi di euro per il rinnovo dei contratti pubblici e per le assunzioni nella Sanità e nelle Forze dell’ordine: 2,1 i miliardi messi per i progetti sulle periferie.

    4,5 miliardi sono i soldi destinati a Casa Italia per la ricostruzione dei paesi colpiti dal terremoto del 24 agosto e la messa in sicurezza anti sismica dei territori. Confermate le proroghe delle detrazioni per i lavori di ristrutturazione, che vengono estese ai condomini e agli alberghi, e gli ecobonus; i 3 miliardi di interventi, per gli investimenti pubblici in dissesto idrologico e messa in sicurezza delle scuole, si sommano al piano di stanziamento complessivo di 7 miliardi in 7 anni per il dissesto.

    Nella manovra viene creato un Fondo per i Comuni da 3 miliardi di euro (pari allo 0,2% del Pil) per sostenere le spese dell’emergenza immigrazione, spesso a carico degli enti locali: è a loro che si rivolge il fondo per una spesa che verrà scomputata dal patto di Stabilità. “I sindaci che accolgono sul loro territorio dei migranti avranno riconosciuto un contributo specifico di 500 euro per migrante una tantum che permetterà di dimostrare che lo Stato è riconoscente a quelle comunità che danno una mano“, ha spiegato Renzi. A ciò si aggiunge un Fondo Africa per interventi mirati nelle rotte migratorie da 200 milioni. “L’Italia è stato l’unico paese europeo a sostenere lo sforzo dell’immigrazione ed è arrivato il momento di rivendicare questo lavoro anche dal punto di vista delle risorse. Obiettivi comuni devono avere finanziamenti comuni“, ha ricordato Padoan.

    Altra novità è la riduzione del canone Rai che passa dagli attuali 100 ai prossimi 90 euro annuali.

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