Decreto legge fiscale: che fine fanno le cartelle di Equitalia?

Decreto legge fiscale: che fine fanno le cartelle di Equitalia?
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    Decreto legge fiscale: che fine fanno le cartelle di Equitalia?


    Il Decreto legge fiscale segna la fine di Equitalia, che si scioglie e viene inglobata dall’Agenzia delle Entrate. Ma che fine fanno le cartelle esattoriali, spauracchio degli italiani non in regola con il fisco? Verranno rottamate anche le multe? Vediamo cosa resta di Equitalia e le novità introdotte dal decreto, firmato sabato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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    Equitalia addio, quindi: da luglio 2017 le società del gruppo, come cita il primo punto del decreto, si sciolgono. Le funzioni saranno assorbite dall’Agenzia delle Entrate–Riscossione, un nuovo ente pubblico economico “sottoposto all’indirizzo e alla vigilanza del ministro dell’Economia e delle finanze”. Insomma, Equitalia diventa un braccio dell’Agenzia delle Entrate. Che fine fanno le cartelle esattoriali? Prima di spiegare, nel dettaglio, cosa pagare e cosa no, anticipiamo che si pagheranno le multe, ma non gli interessi. che nella rottamazione rientra anche l’Iva, esclusa quella sull’import.

    Rottamati gli interessi maturati sulle sanzioni, come le maggiorazioni previste per i tardati pagamenti. Può essere sanata l’Iva non versata, ma non quella sull’import. Si possono sanare, inoltre, Irpef, Irap, Ires, contributi previdenziali affidati alla riscossione di Equitalia dal 2000 al 2015.

    Escluse dalla rottamazione delle cartelle le multe, così come “le sanzioni amministrative per violazione del codice della strada”. Si deve pagare l’Iva sull’import, “l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione”. Escluse dalla rottamazione le somme dovute “a titolo di recupero di aiuti di Stato, i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti, le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna”.

    Multe e tasse vanno versate per intero, così come gli interessi dello 0,5% che scattano dalla data del mancato versamento fino a quella della notifica della cartella esattoriale. Resta l’aggio dovuto a Equitalia, scompaiono le sanzioni e gli interessi di mora, oggi al 4,13%.

    Riportiamo l’esempio pratico fatto dal quotidiano “La stampa” dopo aver consultato il tributarista Gianluca Timpone: “Un’azienda che al 23 giugno del 2014 ha avuto notificata una cartella per 72. 851 euro di Ires non versata nel 2010, pagherà quell’importo più gli interessi legali pari a 10.619 euro. Ma si vedrà abbuonati 20.163 euro di sanzioni, e ben 33.856 di interessi di mora, mentre l’aggio di riscossione pur rimanendo percentualmente invariato scenderà di 1.210 euro perché applicato su un importo più basso. Alla fine anziché 143.708 euro se ne verseranno 88.478, con un risparmio del 38%. Una multa di 526 euro del 2009 notificata nel maggio del 2012 nella cartella Equitalia era lievitata a 1.077 euro. Ora torna quasi all’importo di partenza, 569 euro, perché saltano maggiorazioni e interessi di mora”.

    Per accedere alla sanatoria bisogna aver rinunciato a qualsiasi contenzioso con il fisco. I contribuenti che abbiano già rateizzato le vecchie pendenze, inoltre, potranno accedervi solo se in regola con le rate in scadenza dal 1 ottobre al 31 dicembre 2016. Come pagare l’importo dovuto? Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge si può versarlo in un’unica soluzione o dividerlo in massimo quattro rate: la terza va versata entro il 15 dicembre 2017, la quarta entro il 15 marzo 2018.

    Con la rottamazione, come si legge nella Relazione tecnica del decreto fiscale, il governo punta a incassare un gettito erariale di 2 miliardi di euro nel 2017. Nel triennio 2017-2019 porterà un totale di 3,7 miliardi nelle casse statali.

    Altri 2 miliardi per il prossimo anno sono attesi dalla “voluntary disclosure“, la procedura che permette di regolarizzare i capitali nascosti al fisco sia in Italia che all’estero. Di fatto la sanatoria per gli evasori. Le domande possono essere presentate entro il 31 luglio del 2017 (non da chi aveva già presentato l’istanza in passato) sulle violazioni commesse fino al 30 settembre 2016.

    Commentando la rottamazione delle cartelle di Equitalia, il premier Matteo Renzi ha chiarito che non è un modo per “lisciare il pelo” agli italiani e che non “si tratta di un condono”: “Le multe si devono pagare. Non si pagano gli interessi che sono stati aumentati talvolta al doppio o al triplo in modo scandaloso”.

    “Una grande bufala”, la definisce il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta: “Equitalia non è sparita, ha solo cambiato nome e forma giuridica. Per il resto, il nuovo mostro creato dal duo Renzi-Padoan continuerà a vessare i contribuenti, seppur sotto altro nome, Agenzia delle Entrate-Riscossione. In pratica si è passati dalla padella alla brace. Gli fa eco il collega di partito Maurizio Gasparri: “Equitalia non scompare. Cambierà solo nome e i contribuenti continueranno ad essere tartassati come e più di prima, giacché sono stati preventivati incassi per il 2017 di quattro miliardi in più. Restano poi le difficoltà oggettive legate al trasferimento del personale da Equitalia all’Agenzia delle entrate”.

    “Renzi – incalza Filippo Busin, deputato della Lega Nord – ci ha preso gusto a prendere in giro gli italiani. Dopo la retromarcia sul contante, ora il governo fa l’ennesimo passo indietro e ci ripensa: non si potranno più rottamare le cartelle Equitalia relative alle multe che costituiscono la grandissima parte delle sanzioni. Come se questo non bastasse la tanto odiata agenzia di riscossione credito non chiude come aveva promesso, ma cambia solo nome e continuerà a succhiare il sangue ai cittadini come ha sempre fatto”. Luigi Di Maio, M5S: “È un decreto-annuncio: cambia il nome, restano gli aggi e le more sulle multe”.

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