Stampare moneta, le conseguenze: cosa significa e quali sono i rischi

Stampare moneta, le conseguenze: cosa significa e quali sono i rischi

Cosa succede quando uno Stato emette più denaro e perché non serve a risolvere la crisi

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    Stampare moneta, le conseguenze: cosa significa e quali sono i rischi

    Complice la nuova politica da social network, rimbalza da giorni il tema di stampare moneta, le conseguenze e tutto quello che comporta. A lanciare l’argomento è stato un post di Carlo Sibilia, deputato e membro del direttorio del M5S come responsabile Università e Ricerca. L’onorevole, già noto per posizioni controverse su allunaggio, signorinaggio e altre tesi complottistiche, scrive su Facebook che di moneta non potrà mai esserci crisi perché unità di misura inventata dall’uomo e la paragona ai metri. “La moneta è un’unità di misura e può essere creata in qualsiasi momento. Dire che esiste una crisi monetaria è come dire che non c’è la lunghezza perché mancano i metri“, specifica nel post. Il suo ragionamento è diventato virale e ha scatenato reazioni diverse sul web, tanto da costringerlo a spiegarsi meglio con un secondo post, in cui parla di “sovranità monetaria” e cita diversi termini più tecnici come “l’helicopter money“. Al netto delle posizioni politiche, cosa significa “stampare più moneta”? Quali sono le conseguenze? Cosa si intende quando parliamo di sovranità monetaria?

    Partiamo dal primo post. L’onorevole Sibilia parla di crisi monetaria che “non può esistere perché non può mancare la moneta“. La crisi che stiamo vivendo però non è legata al numero di banconote in circolazione: parlare di crisi monetaria e non di crisi economico-finanziaria è già un errore piuttosto grave perché si sposta il problema da un tema più complesso (il valore dell’economia che genera denaro) a uno più “semplice” (la quantità di denaro).

    Non puntiamo però il dito solo contro l’onorevole M5S: nel maggio 2014 fu Silvio Berlusconi a chiamare in causa la BCE per risolvere la crisi (quella stessa che, secondo l’ex premier nel 2011 non c’era perché “i ristoranti erano pieni”). “La Banca Centrale Europea faccia come la Fed e stampi più moneta per uscire dalla crisi“, diceva l’ex Cavaliere, proponendo di “immettere una forte dose di liquidità e dismettere le politiche di rigore” a cui “Ciampi e Prodi” hanno contribuito con “il cambio folle tra lira e euro“.

    Sulla questione di Ciampi e del passaggio all’euro abbiamo già detto; sullo stampare moneta e sulle conseguenze il ragionamento è più semplice di quanto si crede.


    Se la moneta è un’unità di misura, lo è perché deve misurare qualcosa, cioè il valore di merci, beni e servizi. Come il metro misura la lunghezza, così la moneta misura la capacità economica di un paese: in Italia abbiamo moneta stampata in base al valore reale di merci, beni e servizi. Il valore della nostra economia non cambia se aumenta la quantità di euro in circolazione: 100 metri sono sempre 100 metri sia che lo misuri con un righello da 1 metro che con due da mezzo metro. Cosa succede se uno stato decidesse di stampare più moneta? Immetterebbe più soldi a parità di valore economico, andando ad aumentare l’inflazione, cioè il livello medio dei prezzi.

    I prezzi di ciò che compriamo non nascono a caso ma hanno un valore calcolato in base a numerosi fattori tra cui l’indice dei beni al consumo e il “paniere”, l’insieme di beni e servizi fondamentali per gli italiani. Aumentare la moneta in circolazione non fa aumentare la quantità di benzina a disposizione degli italiani ma fa solo aumentare il prezzo della benzina. Con la stessa ricchezza nel paese e più moneta stampata cresce l’inflazione perché aumentano i prezzi e cala valore della moneta. È come dividere una torta: più si è più le fette sono piccole. Più moneta a parità di valore economico porta a una moneta più piccola che vale meno, colpendo la capacità d’acquisto dei consumatori (cioè noi). L’inflazione da eccesso di moneta è un tema classico degli studi macroeconomici: più moneta stampo senza motivo meno valore avrà e più ci sarà crisi.


    In risposta alle polemiche e alle critiche, Sibilia ha scritto un secondo post in cui parla di “sovranità monetaria” e paragona l’aumento della stampa di moneta da lui proposto al “Quantitative Easing di Mario Draghi” che, scrive il deputato, “lascia nelle casse delle banche europee tutti gli 80 miliardi, creati dal nulla ogni mese“. Il QE però è proprio quello: la BCE crea denaro elettronico dal nulla e lo crea “a debito” (cioè lo si dovrà ripagare prima o poi) per darlo, sempre in maniera elettronica e su base di calcoli e di valori reali, nelle banche per stimolare l’economia. La BCE per intenderci non stampa euro che poi nasconde ai cittadini per darli ai banchieri. La decisione della Banca Centrale è un sistema complesso per stimolare la crescita economica perché Draghi (e gli economisti in genere) sa che l’unico modo per uscire dalla crisi è produrre più economia, non stampare più moneta dal nulla.

    Francoforte, la conferenza stampa del presidente della BCE Mario Draghi

    Torniamo alla sovranità monetaria, definizione che indica il diritto da parte di un soggetto giuridico (cioè uno Stato) di stampare moneta in base alle politiche monetarie che si è dato tramite la propria Banca Centrale. L’Italia e tutti gli stati europei hanno ceduto la loro sovranità monetaria nazionale all’Unione Europea e alla BCE che, ricordiamo, è la banca centrale di tutta la zona euro. Sibilia parla di “privilegio di creare moneta” che sarebbe dato alle banche private: la moneta però viene stampata da una sola zecca con un unico valore e le banche centrali ne garantiscono il valore anche grazie a riserve monetarie (oro, argento, altri metalli). Lo fanno tutte le banche centrali, a partire da Bankitalia.

    A sostegno della sua tesi, il deputato cita il “bollettino numero 1/2014 “Quarterly Bulletin” della Bank of England“. Nello studio della Banca Centrale britannica (che trovate qui) però non si parla di “stampare moneta” ma di “creare moneta” che sono concetti diversi in economia. Il testo analizza i diversi tipi di moneta che esistono nell’economia moderna e giunge alla conclusione che “il denaro oggi è una forma di debito, ma un particolare tipo di debito che è accettato come mezzo di scambio nell’economia” e che “la maggior parte di quel denaro assume la forma di depositi bancari, che vengono creati dalle banche commerciali stesse“. Le banche private generano economia finanziaria, non stampano moneta.

    La questione della sovranità monetaria posta da Sibilia è uno dei temi chiave dei sostenitori dell’uscita dall’euro: se il M5S vuole fare una battaglia in quel senso ne ha tutto il diritto politico ma ne deve accettare tutte le conseguenze economiche e politiche del caso.



    Su una cosa il post di Sibilia ha ragione: la crisi continua a colpire imprese e famiglie nonostante gli sforzi della BCE. Da qui nasce l’idea dell’helicopter money, cioè dell’immissione di denaro dalla Banca Centrale direttamente nei conti correnti dei cittadini europei. È una mossa da extrema ratio, della serie, “fatto questo non sappiamo più che fare per far ripartire l’economia” ed è la soluzione alternativa al QE di cui sopra.

    In pratica, la BCE invece di investire nelle banche perché diano soldi a famiglie e imprese, salta il passaggio delle banche e li dà direttamente a famiglie e imprese. L’espressione è stata coniata nel 1948 dall’economista Milton Friedman e significa “lanciare soldi da un elicottero”. Il Financial Times, il Wall Street Journal e l’ex governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, ne stanno parlando sempre più spesso e lo stesso Draghi ammette di stare valutando l’opzione ma i rischi e i pericoli nascosti sono molti.

    Prima di tutto bisognerebbe capire come dare i soldi perché la BCE non stamperà mai più soldi del necessario nonostante un’inflazione così bassa (si parla di deflazione per l’Italia). Tagli delle tasse? Così però si mischia la politica monetaria con quella fiscale che è a carico degli Stati singoli. Bonifici sui conti? In base a cosa? Di quanto? Sono i governi, votati dai cittadini (e non le banche) a stabilire le politiche economiche che riguardano i loro soldi: così si creerebbe un conflitto di interessi come pochi al mondo.

    Infine, c’è da considerare che ogni operazione della BCE e delle Banche Centrali come Fed e quella del Giappone hanno una doppia lettura da parte del mercato. Molti economisti temono che l’helicopter money lanci il messaggio del “è tutto finito”, innestando una crisi (se possibile) ancora peggiore.

    IN CONCLUSIONE: l dibattito sull’euro, sulla crisi e sulle soluzioni è ancora in corso e la situazione è molto complessa. Ogni forza politica ha tutto il diritto di avere la sua soluzione ma deve essere pronta a farsi carico delle conseguenze. Dire di stampare più carta moneta è un conto, dire di voler uscire dall’euro un altro. In entrambi i casi ci sono rischi da valutare: non è sempre così semplice come scrivere un post su Facebook.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Banca Centrale EuropeaBanconoteDebito PubblicoEconomia Ultimo aggiornamento: Martedì 20/09/2016 17:05
     
     
     
     
     
     
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