Quali lauree offrono maggiori sbocchi lavorativi

Quali lauree offrono maggiori sbocchi lavorativi
da in Almalaurea, Economia, Istruzione, Lavoro, Università
Ultimo aggiornamento: Giovedì 20/10/2016 07:17

    Università degli Studi di Milano

    La scelta della facoltà universitaria (o meglio del gruppo disciplinare, come si dovrebbe dire secondo la terminologia corrente) non è affatto semplice. Al di là dei gusti e delle attitudini personali esistono anche alcuni dati oggettivi che vanno presi in considerazione: non soltanto alcuni indirizzi offrono maggiori possibilità di impiego, alcuni atenei della stessa facoltà risultano più performanti al sud, anziché al nord e viceversa. Andiamo a scoprire nel dettaglio come sta cambiando il mondo universitario e il mercato del lavoro: ecco tutti i numeri utili per compiere una delle scelte più importanti della vita con cognizione di causa.

    Legalmente in Italia, tra gli atenei non esiste alcuna differenza, pertanto conseguire una laurea in biologia a Milano o a Napoli dovrebbe essere la stessa identica cosa. Nella pratica però, secondo i dati raccolti dal consorzio Almalaurea, le differenze tra chi ha conseguito la medesima laurea in atenei diversi sono lampanti.
    Le disparità più eclatanti si evidenziano dal punto di vista geografico: le università del nord, del centro e del sud sembrano mondi a sé stanti. In primis, i neolaureati del nord hanno mediamente uno stipendio più alto rispetto al resto d’Italia. Per fare un esempio concreto, secondo quanto riportato da Repubblica, a tre anni dalla laurea, nelle università di Napoli, Palermo, Foggia o Messina, solo il 70% ha trovato un impiego e dichiara di avere uno stipendio che si aggira tra i 1000 e i 1100 euro. A Torino invece, l’occupazione sale al 96%, mentre il reddito sfiora i 1600 euro. Differenze che non possono certo passare inosservate.
    Esistono poi diversi atenei che non rispondono alle aspettative: alcuni, come quello di Tor Vergata o il politecnico di Ancona sembrano offrire ai neolaureati opportunità più simili a quelle offerte dagli atenei del nord; mentre altri, come quello di Macerata, sembrano offrire meno possibilità di impiego e con stipendi molto bassi, condizioni più in linea quindi con le università del sud.
    Ma alla fine, tutti gli atenei, ovunque essi siano collocati, devono fare i conti con la realtà circostante, con il mercato del lavoro, che spesso non è in grado di offrire un impiego ai neolaureati, indipendentemente dalla loro ottima preparazione. Pertanto, in un territorio carente dal punto di vista lavorativo, se un giovane non trova un impiego, la colpa non può certo essere attribuita all’Università.
    In un Paese come l’Italia, parecchio diversificato in base alle aree, possono quindi coesistere istruzione di ottima qualità in una realtà sfortunata e pessima istruzione in un’area ricca.

    Non si tratta di un’impresa semplice, tuttavia, si può partire dal confronto tra la percentuale di impiego dei neolaureati e della popolazione complessiva, nell’area in cui si trova l’università. Lo studio infatti dovrebbe essere sempre, in linea teorica, un punto a favore per chi sta cercando un impiego. Analizzando questa differenza si può avere un’idea più chiara di quanto lo studio universitario sia in grado di aiutare gli studenti a trovare lavoro.

    Ci sono casi, come le università di Macerata e Catanzaro, in cui il tasso occupazionale dei neolaureati, nel 2015, supera lievemente quello di tutta la popolazione in età lavorativa; poi esistono situazioni, come il caso dell’università Federico II di Napoli, in cui invece la differenza è lampante: in un contesto lavorativo difficile, il numero di studenti che riesce a trovare un impiego è fra i più alti del sud. Di contro, i neolaureati dell’Università di Siena non trovano facilmente impiego.

    Oltre alla qualità della preparazione fornita dai diversi atenei italiani, un altro elemento che determina maggiori o minori possibilità di impiego e guadagno è l’indirizzo di studio scelto. Ad esempio, tra la facoltà di ingegneria e giurisprudenza esiste un gap di circa 5-600 euro al mese sul reddito e una probabilità di trovare lavoro quasi doppia. Nel 2015, a tre anni dalla laurea, il 95% degli ingegneri aveva trovato un impiego. Mentre soltanto il 55% dei neolaureati in giurisprudenza aveva trovato lavoro.
    Ma ci sono facoltà che offrono ancora meno possibilità: secondo i dati Almalaurea, Conservazione dei beni architettonici e culturali ha un tasso di occupazione che si attesta sotto il 50%.
    In termini di reddito invece, le facoltà umanistiche sono quelle che offrono le retribuzioni più basse. Come è noto le possibilità di guadagno maggiori sono offerte dalle facoltà a indirizzo scientifico.

    Negli ultimi anni, gli stipendi dei neolaureati sembrano aver subito una battuta d’arresto e in diversi casi hanno subito anche ribassi più o meno importanti. Gli studenti della Sapienza di Roma, nel 2012, hanno dichiarato di aver visto il proprio stipendio ridursi di 200 euro, stessa cosa a Torino e Bologna. In altre regioni, invece, si sono registrati lievi aumenti, come all’università di Camerino, nelle Marche, o allo Iuav di Venezia: incremento sugli stipendi pari a 130 euro al mese.

    Inevitabilmente, in tema di guadagni, si evidenzia un’altra disparità che purtroppo pervade diversi altri ambiti della società, non soltanto quello lavorativo: gli stipendi femminili risultato in molti casi inferiori rispetto a quelli dei colleghi maschi, ovviamente a parità di facoltà e anno di laurea. Ad esempio, a Catania o Chieti-Pescara si arriva anche a 570 euro di differenza media ogni mese.

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