G7 2016: in Giappone si parla di affari, Brexit e terrorismo

G7 2016: in Giappone si parla di affari, Brexit e terrorismo

I grandi della Terra sono riuniti nella penisola di Ise-Shima, nel Sud del Giappone

    Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, è in visita in Giappone giovedì 26 e venerdì 27 maggio in occasione del vertice G7 dei leader dei Paesi industrializzati, durante il quale si discuterà dei principali e attuali rischi per l’economia globale, che marcia verso un futuro di incertezza. Nel comunicato finale che verrà stilato dai leader riuniti, è atteso il richiamo a una spinta per politiche monetarie, fiscali e strutturali che stimolino la crescita per tutti i Paesi. Dopo gli incontri specifici realizzati nelle scorse settimane su Ambiente, Educazione, Scienza & Tecnologia e Finanze, alle presenza dei relativi ministri, al centro del vertice del G7 in programma a Ise-Shima tornano argomenti come il contrasto al terrorismo, il trattato commerciale TTIP, la Brexit e la situazione in Grecia.

    G7, leader piantano alberi al Tempio Shintoista di Ise

    I leader presenti al vertice G7 2016 saranno impegnati a discutere di economia, commercio, politica estera e cambiamenti climatici ed energia, nonché di lotta al terrorismo, crisi migratoria e dei rifugiati; e dovranno definire risposte globali a sfide globali, integrando il coordinamento economico globale di cui si occupa il G20. Come sappiamo, il G7 include Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Canada, Giappone e Stati Uniti, anche se sono presenti pure i rappresentanti UE (Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea), e non dobbiamo dimenticare che la Cina, pure se non è membro, influenza ancora le scelte mondiali anche se, dopo aver negoziato l’acquisto di una fetta enorme di debito pubblico americano, ora è stata sostituita dal Giappone come primo detentore al mondo di titoli di stato americani: oggi ha in portafoglio 1.224 miliardi di dollari di debito pubblico Usa contro i 1.223 della Cina. Quest’ultima era in vetta da sei anni.

    La situazione migranti in Europa è migliorata con la chiusura della rotta balcanica ma la rotta mediterranea resta attiva e i dati degli degli ultimi giorni non sono incoraggianti sugli arrivi da nord Africa e Libia verso l’Italia: bisogna fare di più, serve un grande lavoro e l’Ue ha bisogno del sostegno e della solidarietà del G7 e dei suoi partner”, ha detto il presidente del consiglio europeo Tusk in conferenza stampa col presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, prima dell’inizio del summit. Il G7 chiederà una risposta globale a questa crisi globale. È previsto che i leader si impegnino ad incrementare l’assistenza. “Abbiamo la responsabilità della solidarietà perché ormai quella dell’immigrazione è una crisi globale“, ha proseguito Tusk, ed il supporto del G7 si può concretizzare con il sostegno e l’assistenza finanziaria ai rifugiati e ai paesi che li ospitano, come Libano e Giordania.

    La crescita globale continua ad essere una priorità urgente per il G7. Si prevede che i leader assumano l’impegno di un ulteriore rafforzamento delle loro risposte politiche attraverso il ricorso a strumenti strutturali, monetari e di bilancio. Dovrebbero inoltre inviare un forte messaggio a sostegno del libero scambio quale strumento per promuovere l’occupazione e un miglioramento del tenore di vita. Le autorità finanziarie delle sette maggiori economie mondiali si sono poi confrontate anche su temi quali la spesa pubblica, l’uso della politica monetaria e la lotta all’evasione fiscale, con uno sguardo alla trasparenza fiscale e alla regolamentazione finanziaria, anche in seguito allo scandalo Panama Papers.

    Il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), o anche Trattato transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, in poche parole è un trattato di libero scambio che serve a rendere l’economia e il commercio europeo più simile a quello statunitense. L’Unione Europea si appresta a diventare una periferia nella quale gli Usa possono fare in pratica cioè che vogliono per far valere i propri interessi politici e commerciali, dove il mercato sarà senza più barriere e controlli, in virtù di una liberalizzazione totale che darebbe alle corporation americane l’opportunità di esportare le loro merci nei mercati europei, senza seguire tutte quelle regolamentazioni che oggi invece regolano il commercio Europa-Usa. Il Ttip di fatto consegna il potere economico e commerciale europeo in mano a Washington, con buona pace degli Stati europei a cui non interessa la propria sovranità. A pagare di più queste modifiche è l’Italia, che vede polverizzarsi il suo monopolio mondiale relativamente ai marchi di origine protetta.

    Ed infine la situazione della Grecia, rispetto alla quale sembra essere emerso un maggiore ottimismo: il commissario europeo agli Affari economici ha infatti parlato di “un accordo a portata di mano” e il ministro delle finanze tedesco si è detto fiducioso sulla possibilità di giungere, nel corso della riunione dell’Eurogruppo, un’intesa sulla riduzione del debito ellenico. ”Sono fiducioso. Non ci sarà una nuova crisi sulla Grecia e arriveremo a un risultato ragionevole”, sono state le parole del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble dopo aver incontrato il direttore generale del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, a margine del G7 in Giappone.

    Lo riporta il Financial Times spiegando che la Germania e il Fondo stanno cercando di ridimensionare le divergenze sulla questione della riduzione del debito della Grecia, nodo al centro del negoziato sul nuovo possibile salvataggio di Atene. Intanto, secondo indiscrezioni della stampa tedesca, la nuova tranche di aiuti alla Grecia potrebbe essere innalzata a 9-11 miliardi di euro dai 5,7 miliardi previsti inizialmente. L’aumento della quota permetterebbe ad Atene di coprire le necessità finanziarie fino alla fine dell’anno.

    Tra i temi trattati dai ministri delle finanze dei Paesi del G7, riuniti ad Aiku, nel nord del Giappone, c’è stato il rinnovato impegno nel contrasto ai finanziatori del terrorismo, un rafforzamento dei controlli in tale campo. Si è infatti convenuto, in questo contesto, di aumentare lo scambio di informazioni di intelligence finanziaria, ridurre il livello delle transazioni transfrontaliere e collaborare a sanzioni mirate per i network finanziari dei terroristi. “Contrastare l’estremismo violento e portare i responsabili davanti alla giustizia rimane prioritario per tutta la comunità internazionale e il G7 – si legge nel comunicato – si impegna a collaborare per rafforzare la lotta mondiale al finanziamento del terrorismo”. I leader cercheranno un terreno comune anche sulle più urgenti sfide di politica estera, compresa la situazione in Ucraina, Siria, Iraq, Iran e Libia.

    Si è parlato anche degli effetti dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Che secondo i convenuti sarebbe uno “shock” per l’economia di tutto il mondo. “Le incertezze globali sono cresciute – si legge nel documento finale del vertice – mentre i conflitti geopolitici, terrorismo, flussi migratori e lo shock di una possibile uscita della GB dalla Ue complicano il contesto economico globale”. Ne è convinto anche il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne, che in un’intervista alla Bbc ha dichiarato: “Se usciamo dall’Ue sarà un problema per i mercati finanziari e nel lungo termine il Paese e la sua gente saranno più poveri. E’ una situazione in cui tutti perdono”.

    È previsto inoltre che discutano di tematiche trasversali, quali la non proliferazione e il disarmo, i diritti umani o la sicurezza marittima, ma anche il conflitto in Ucraina, e gli ultimi test nucleari messi in atto dalla Corea del Nord. In agenda per venerdì, poi, alla presenza dei rappresentanti di sei Paesi asiatici emergenti e del Ciad – che detiene la presidenza di turno dell’Unione Africa – ci sono i temi del cambiamento climatico, dell’energia e dello sviluppo , seguiti dalle questioni salute, donne e infrastrutture. Al termine dei lavori i leader di Italia, Germania, Regno Unito, Francia e Canada lasceranno il Giappone per far rientro nei loro Paesi. Resterà invece Barack Obama per l’attesa storica visita a Hiroshima, la prima di un presidente americano in carica.

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