Sprechi in Sicilia, un elenco che va dalla sanità alla pubblica amministrazione

Sprechi in Sicilia, un elenco che va dalla sanità alla pubblica amministrazione

I conti non tornano e a pagare sono i cittadini

    Sprechi in Sicilia, un elenco che va dalla sanità alla pubblica amministrazione

    Degli sprechi in Regione Sicilia si scrive periodicamente, in base alle pubblicazioni e ai report che vengono diffusi nel corso dell’anno, e di solito la fotografia della situazione in cui versa il sistema politico e finanziario non muta di molto. Sprechi, aumenti di stipendi, rimborsi gonfiati, bonus extra, benefit incontrollati e gettoni presenza aumentati senza un perché sono all’ordine del giorno, in una regione che pare allo bando, preda della disoccupazione e delle ruberie.

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    Giuseppe Aloisio, già procuratore regionale della Corte dei conti in Sicilia, nel presentare la relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario ha citato un episodio eclatante che ha visto protagonisti un gruppo di giovani studenti di Capizzi (Messina) che, per protestare contro il taglio ai fondi per il trasporto alunni, il 12 ottobre 2015 hanno raggiunto a piedi la scuola che frequentano a Nicosia, a 27 chilometri di distanza. Questo, mentre l’Amministrazione regionale distribuiva a destra e manca tessere di libera circolazione per l’utilizzo gratuito di tutti i mezzi di trasporto pubblico locale regionale, ”assegnate a vertici istituzionali, dirigenti e dipendenti regionali in servizio e in quiescenza, senza alcun riferimento alla capacità reddituale dei destinatari dei benefit”.

    E prima di Aloisio, nella sua requisitoria del luglio 2015 il procuratore generale d’appello della Corte dei conti per la Sicilia, Diana Calaciura Traina dipingeva un quadro paradossale, dove la Regione vantava il record di un dirigente ogni 8,6 dipendenti, quasi ventimila impiegati impegnati a rendere più efficiente, snello e completo il lavoro in favore del cittadino il quale, incredibilmente però, può testimoniare di numerosi uffici, in vari comuni, dove non lavora nessuno.

    I burocrati della Regione Sicilia guadagnano bonus milionari che gonfiano gli stipendi semplicemente per l’uso di internet e per spedire lettere elettroniche. Non ci credete? Solo nell’anno 2013/2014 sono stati pagati più di 10 milioni di euro in premi extra ai dirigenti che usavano le mail e internet per i lavori in ufficio.

    E vogliamo non ricordare l’affaire Riscossione Sicilia Spa, la società che recupera i tributi nell’Isola, che è stata ad un passo dall’essere liquidata? L’amministratore unico Antonio Fiumefreddo era stato nel centro del ciclone, contrapposto all‘Assemblea regionale siciliana, per avere denunciato che alcuni deputati risultavano morosi.

    A gennaio 2016 salutava così il suo lavoro: ”E’ un risultato storico! Per la prima volta nella storia della Repubblica, la Sicilia, pur tra momenti difficili ed incomprensioni, può ben affermare d’essere la prima regione in Italia in cui tutti i rappresentanti del popolo, come i migliori cittadini, hanno rateizzato ovvero saldato il loro debito con il Fisco. In queste ore anche gli ultimi deputati stanno provvedendo a regolarizzare la loro posizione con Riscossione Sicilia”. Ma poi i parlamentari lo fecero dimettere, e ora che il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta lo ha ‘salvato’ riconfermandolo, per lui inizia una seconda fase, e si toglie qualche altro sassolino dalla scarpa: ”Sarà un caso - commenta – ma nel periodo in cui sono stato allontanato da Riscossione almeno una decina della cinquantina di deputati che avevano pattuito la rateizzazione non ha poi versato la rata”. E nessuno dei Comuni e degli enti pubblici scoperti morosi ha mosso un passo per regolarizzare la propria posizione. Il paradosso è che Riscossione è creditrice nei confronti della Regione, dello Stato e di altri enti, ma la società incassa appena mezzo miliardo rispetto ai 5,7 miliardi attesi.

    Tra le occasioni mancate per la Sicilia, il procuratore Aloisio cita anche il turismo e lo scarso utilizzo di fondi Ue: ”Appare incredibile che non si riesca a utilizzare come primo fattore di crescita economica il turismo, tenuto conto dell’ineguagliabile patrimonio paesaggistico e monumentale, nonché delle vocazioni culturali della nostra terra”, e appare ancora più incredibile che chiudano le riserve naturali perché non hanno più soldi, quando, ad esempio solo nel 2015 la guardia di finanza ha fatto emergere in Sicilia ipotesi di danno erariale per quasi 420 milioni euro, relative a sprechi di risorse comunitarie, nazionali o regionali, con responsabilità amministrativa a carico di 456 soggetti, per un totale di 1200 violazioni tra Sanità e Pubblica amministrazione.

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