Xylella Fastidiosa: stop ai tagli degli ulivi in Puglia, la procedura è illegittima

Xylella Fastidiosa: stop ai tagli degli ulivi in Puglia, la procedura è illegittima
da in Agricoltura, Economia, Regione Puglia, Xylella fastidiosa
Ultimo aggiornamento: Sabato 20/02/2016 10:54

    Per la gestione dell’emergenza fitosanitaria causata dal batterio Xylella Fastidiosa in Puglia ci sono clamorose novità: il Consiglio di Stato ha deciso di accogliere la richiesta di sospendere le eradicazioni degli alberi presentata da 10 agricoltori della provincia di Lecce poiché la procedura con cui si sono svolte le analisi presentava numerosi vizi di forma. In pratica, il Servizio Fitosanitario della Regione Puglia avrebbe valutato i fatti erroneamente, procedendo poi con il taglio dei presunti alberi infetti senza permettere ai proprietari degli uliveti alcun contraddittorio. Inoltre, facendo proprie le tesi del GIP presso il Tribunale di Lecce, il Consiglio ha affermato inoltre che mancano risultati chiari e perfettamente univoci delle analisi svolte sugli agenti patogeni che sono considerati responsabili del disseccamento degli ulivi.
    Lo scorso dicembre 2015, la procura di Lecce ha sequestrato gli ulivi destinati all’abbattimento perché non ci sono prove che la Xylella sia l’effettiva responsabile del disseccamento degli ulivi. Anzi, come dice il procuratore di Lecce, Cataldo Motta: ”Se c’è qui un ulivo disseccato che non è stato colpito dalla Xylella e, a due metri c’è un altro ulivo sano in cui la Xylella è presente, vuol dire che c’è qualcosa che non va nella presunta emergenza Xyella”. Vediamo nel dettaglio come sta evolvendo la situazione nelle pagine seguenti.

    La Commissione Europea e la Regione Puglia hanno approvato un piano di interventi (il cosiddetto piano Silletti) con l’obiettivo di proseguire le misure obbligatorie di prevenzione, controllo ed eradicazione della Xylella fastidiosa stabilite dall’Unione europea. La novità sostanziale e più controversa del nuovo piano di interventi del commissario Silletti riguarda l’erogazione di un contributo finanziario – nel limite massimo di 15mila euro ad azienda e non fruibile laddove siano previsti già altri contributi pubblici predisposti dal ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – a favore dei proprietari che procedono all’estirpazione delle piante infette e all’attuazione degli interventi correlati. Al contrario, i proprietari inadempienti non solo non ricevono alcun contributo ma il commissario stesso è chiamato a porre in essere direttamente le misure necessarie per fronteggiare l’emergenza fitosanitaria, sanzionando contestualmente la mancanza dei privati. Ma c’è chi dice no.

    Antonia Battaglia, giornalista e attivista di Peacelink spiega il punto di vista di chi dissente e replica che non c’è nulla che garantisca l’efficacia dei tagli come rimedio se si prende in considerazione la rapidità di diffusione dell’agente patogeno. In più, evidenzia che ”non ci sono ancora test di patogenicità in grado di dimostrare che i casi di disseccamento riscontrati siano davvero causati dalla Xylella” e non da altri fattori, come dimostrato una ricerca dell’Università di Foggia, che ha preso in esame alcuni tipi di funghi. Per le autorità che stanno trattando il caso, però, le rilevazioni condotte finora, anche dal Cnr di Bari sono più che sufficienti. Nonostante alcune sperimentazioni dai risultati straordinari.

    Il batteriologo specialista Marco Scortichini, direttore del Cra-Centro di ricerca per la Frutticoltura di Caserta, ha sperimentato un metodo per salvare gli alberi di ulivo colpiti da Xylella nel Salento. La sostanza che agisce come fertilizzante è stata brevettata in Israele, è a base di rame e microelementi ed è ammessa in agricoltura biologica. Agisce uccidendo il batterio e rafforzando le difese immunitarie dell’albero. La sperimentazione è solo all’inizio, come sottolinea lo stesso Scortichini, ma la malattia sembra bloccarsi con tale trattamento. Come mai queste pratiche non vengono considerate né da Bruxelles né dal Ministero?

    Alberi malati salvati con pochi euro. La burocrazia ha ucciso più ulivi della Xylella, mentre sul mio terreno 450 alberi, molti dei quali secolari, tornano a germogliare dopo un anno di cure tradizionali e biologiche” ha detto a ilfattoquotidiano l’imprenditore Giuseppe Coppola, che ribadisce come non sia previsto alcun contributo che non sia legato all’abbattimento degli alberi, mentre trattare le piante con metodi tradizionali e bio ha dato i suoi frutti a costi inferiori (circa 95 euro a pianta) rispetto agli indennizzi per l’abbattimento (da 98 euro a pianta) previsti dal piano Silletti-bis. Gli scienziati però ci vanno con i piedi di piombo, anche se riconoscono i risultati della cura Coppola. Il fatto è che siamo nell’area di insediamento del batterio che è considerato non più eradicabile.

    Ma dopo mesi di caos, ora per i pm non c’è nessuna emergenza, anzi ci sono studi che chiariscono come il patogeno sia presente nel territorio da circa vent’anni, come dimostrerebbero i risultati di alcune campionature. Dunque il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano è stato ascoltato dal Procuratore capo Motta in qualità di “persona offesa”. Possibile che il comitato anti xylella faccia solo operazioni di facciata con l’intento ultimo di distruggere l’agricoltura e l’economia locale? Dal Ministero ancora non è arrivata nessuna informativa che possa mettere piena luce sulla faccenda

    Sarebbero 5.129 le piante da abbattere: 3.103 quelle già definite e 2.026 che al momento sono soltanto stimate. In totale, al momento, i presunti focolai considerati sulla base del nuovo piano sono 31. Tali dati sono provvisori perché variano in base ai risultati forniti dal servizio fitosanitario regionale e dal corpo forestale dello Stato. Le piante da rimuovere si trovano nella zona a nord di Lecce e per la parte più ingente nell’area cuscinetto che comprende la parte più a sud della provincia di Brindisi. Nel Brindisino sono stati peraltro individuati altri focolai infetti a Torchiarolo, Cellino San Marco e San Pietro Vernotico.

    Dopo che Xylella è entrata in Italia (si pensa su piante ornamentali provenienti dal Costa Rica), la produzione di olio made in Italy potrebbe essere a rischio. Secondo l’Istat, il 30 per cento della produzione olivicola italiana proviene da queste terre e per il 2015 si registra un’elevata riduzione nel volume prodotto che è stato del 40%, colpa pure del clima avverso che non ha favorito l’agricoltura. Se la produzione di olive media annuale in Italia è di 500mila tonnellate, nei 12 mesi trascorsi finora si sono contate 300mila tonnellate, mentre le stime di quest’anno sono intorno alle 400mila tonnellate. Tutto questo favorisce le importazioni di olio dall’estero: ad esempio dalla Tunisia le importazioni sono cresciute del 748 per cento nel giro di un anno, e in Italia sono entrate complessivamente ben 321mila tonnellate di olio di oliva straniero.

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