Veicoli sequestrati e non ritirati, rottami che ci costano milioni di euro

Veicoli sequestrati e non ritirati, rottami che ci costano milioni di euro

Tanti mezzi sequestrati vengono 'abbandonati' nei depositi

da in Agenzia delle Entrate, Crisi economica, Curiosità Auto, Economia, Governo Renzi
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    Veicoli sequestrati e non ritirati, rottami che ci costano milioni di euro

    Quanto costa allo Stato mantenere sotto sequestro mezzi di trasporto come moto e auto che andrebbero semplicemente rottamati? Tanto, tantissimo. Perché? In buona sostanza il prezzo del ferro arrugginito è relativamente basso, ma per la custodia dei mezzi da rottamare va pagato il costo ai depositi che li mantengono nei loro recinti. Ed è così che assistiamo a paradossi tutti italiani, come la moto sequestrata al proprietario nel 1983 ad Arcore, perché guidava senza patente, che non è mai stata reclamata e non è mai stata demolita, facendo lievitare il suo costo fino a 24.000 euro.

    E’ giusto impiegare i soldi dei cittadini per pagare i depositi dei mezzi sequestrati dalle forze dell’ordine e ”dimenticati” lì da proprietari e prefetture? Un articolo apparso su La Stampa mette luce sulla prassi scandalosa di tenere in custodia presso i depositi auto, moto e camion che altro non sono se non rottami che andrebbero distrutti il prima possibile. Invece per anni e anni questi autoveicoli restano parcheggiati e lasciati a marcire anche se giorno dopo giorno fanno aumentare a dismisura i costi per la loro custodia. E lo Stato paga fior di milioni di euro per dei rottami di cui non potrà mai disporre.

    Come funziona il sequestro e il riscatto del mezzo? Se un veicolo viene sottoposto a fermo amministrativo o viene sequestrato, il proprietario può pagare la sanzione e recuperarlo pagando anche l’ammontare richiesto dai depositi per i giorni di custodia.

    Nella pratica, però, molte volte questo non succede, e il proprietario preferisce ignorare il mezzo e abbandonarlo nei depositi, che sembrano sempre più delle discariche di ferro vecchio. In genere, successivamente all’abbandono, l’operatore dovrebbe inviare il fascicolo in prefettura che dovrebbe provvedere alla confisca, alla successiva vendita o demolizione del mezzo.

    Il problema però è reale, e le cifre sono davvero preoccupanti, tanto che molti titolari dei depositi si lamentano perché ci sono fatture inevase da anni, e senza denaro rischiano la chiusura. Allo stesso tempo i Comuni e le Prefetture, per risolvere la questione, avrebbero bisogno di migliaia di euro (in qualche caso anche di milioni) da pagare ai gestori dei depositi, che spesso non sono in cassa. La soluzione per lo Stato potrebbe arrivare da una legge ad hoc che sollevi le pubbliche amministrazioni dall’obbligo del pagamento delle fatture emesse dai custodi, ma che andrebbe comunque a scontentare coloro che gestiscono i depositi degli autoveicoli.

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