Salvataggio banche, come il governo punta a salvare solo i piccoli risparmiatori

Sì al fondo, i rimborsi solo a chi ha meno di 100mila euro

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    Salvataggio banche, come il governo punta a salvare solo i piccoli risparmiatori

    Si inizia a delineare il provvedimento del governo per i piccoli risparmiatori delle quattro banche interessate dal decreto Salva Banca (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti). L’esecutivo ha presentato l’emendamento alla Legge di Stabilità e il fondo di solidarietà da 100 milioni di euro è arrivato: a gestirlo, caso per caso, non dovrebbe essere la Consob ma l’Autorità di vigilanza dei mercati, almeno da quanto trapela da fonti di governo. I 100 milioni arrivano dal Fondo interbancario per la tutela dei depositi; sarà il Mef a indicare, con un decreto, “le modalità e i termini per la presentazione delle istanze” di rimborso, “i criteri di quantificazione, nonché le procedure”. Sempre il Ministero ha iniziato a dare prime indicazioni su chi potrà accedere al fondo e recuperare in parte i soldi persi.

    Dal Mef è infatti arrivato un primo documento con cui sono stati individuati tre profili degli obbligazionisti subordinati; dalle prime indiscrezioni, non si dovrebbe usare l’Isee (indicatore della situazione economica equivalente, il ‘riccometro’) per individuare a chi spetterebbe il rimborso. Il ministero punta a salvaguardare i piccoli risparmiatore reali, coloro che hanno perso tutto a seguito di investimenti a rischio su cui non erano stati adeguatamente informati.

    Nel documento, il Mef indica che gli obbligazionisti subordinati sono l’1% dei clienti delle quattro banche su un totale di quasi un milione di clienti. Chi ha investito in obbligazioni subordinate sono 10.559 persone, ma di questi solo mille hanno un patrimonio sotto i 100mila euro, impegnato in più del 50% in obbligazioni subordinate, per un valore di 27,4 milioni di euro. Sarebbero loro dunque i destinatari del fondo di solidarietà.

    Gli altri clienti hanno un profilo più a rischio e sarà difficile (se non impossibile) salvarli. Di certo, non entreranno nel decreto i clienti del terzo profilo, coloro che hanno un patrimonio finanziario superiore ai 100mila euro e con obbligazioni subordinate sotto il 30%. Non dovrebbero rientrare neanche i clienti del secondo profilo, ossia chi ha un patrimonio finanziario sotto i 100mila euro ma con obbligazioni subordinate tra il 30 3 il 50%.

    Il ministro Pier Carlo Padoan era stato chiaro su questo punto. L’intervento del governo mira a essere una “misura umanitaria”. Bisogna trovare un modo per aiutare “le fasce deboli dei risparmiatori” senza che questo possa diventare un problema più grande, ossia che intervenga l’UE o che si crei un precedente pericoloso per il mercato obbligazionista o tra i settori di investimento.

    Il salvataggio delle 4 banche

    La questione è assai spinosa. Le azioni delle quattro banche salvate sono state azzerate per il loro fallimento e questo ha portato centinaia di persone sull’orlo del lastrico. Sono circa 130mila i correntisti, riuniti nel collettivo “vittima del Salva Banche” che hanno perso i risparmi custoditi in azioni e obbligazioni delle banche sopraddette. Questo ha portato a una vera e propria fuga dei correntisti verso altri istituti. In un comunicato, il collettivo ha ricordato che tutti i correntisti coinvolti “sono stati spinti – in maniera obbligata ed inconsapevole – ad acquistare obbligazioni subordinate, vendute dagli stessi dipendenti delle 4 banche, come titoli sicuri e con tassi di interesse bassi, quindi che non presupponevano alcun speculazione e rischio“.

    La Consob, autorità di vigilanza sui mercati finanziaria, sta attuando le verifiche del caso. Il presidente Giuseppe Vegas ha chiarito che i risparmiatori “erano informati” dei rischi che correvano, visto l’esistenza da oltre dieci anni di un avviso “sull’alto contenuto di rischio” per i sottoscrittori. Il caos che si è generato ha però convinto l’autorità a vederci più a fondo, anche in mancanza di segnalazioni particolari, come ha chiarito Vegas.

    Il dubbio che i dipendenti delle banche abbiano approfittato della scarsa conoscenza del settore da parte dei piccoli risparmiatori c’è, così come il danno reale.

    Da qui la scelta del Governo di intervenire. È quella “misura umanitaria” di cui ha parlato Padoan ai giornalisti al termine dell’Ecofin. Il Ministro ha chiarito che, qualsiasi cosa decida l’esecutivo, “non ha nulla a che vedere con l’operazione finanziaria in quanto tale”. Questo perché “la Commissione europea potrebbe avere delle obiezioni se tale operazione fosse considerata parte della risoluzione, ma non lo è, si tratta di due cose separate”.

    Il rischio che si possa violare la normativa europea sugli aiuti di Stato e la libera circolazione dei capitali è alto, così come creare un precedente che sia discriminatorio rispetto ad altri interventi del passato.

    Al momento, le soluzioni in esame passano dal Fondo di 100 milioni di euro, partecipato dalle 4 banche o con partecipazione pubblica, che permetterebbe un rimborso del 30% dell’esposizione dei piccoli obbligazionisti, gli unici interessati ai provvedimenti. Si pensa anche alla possibilità di dare un credito d’imposta da far valere come compensazione negli anni successivi.