Pensioni, i nuovi pensionati sono sempre più poveri: il rapporto Istat

Spesa in aumento, pensionati in calo e assegni più poveri

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    La spesa pensionistica è in calo, i pensionati sono meno ma i nuovi sono più poveri, con 3mila euro in meno rispetto a chi è andato in pensione da tempo. È questa in sintesi la fotografia dello stato pensionistico scattata dal rapporto Istat in merito al 2014. Il quadro si fa sempre più complesso: non bastassero le preoccupazioni del presidente dell’Inps Tito Boeri sul futuro pensionistico degli under 35, arrivano dati non positivi anche per il presente. Vediamoli nel dettaglio.

    Nel 2014 la spesa totale per le prestazioni pensionistiche, che sono state 23,2 milioni, ha superato i 277 miliardi di euro, con un + 1,6% rispetto al 2013; questo ha portato a un aumento dell’incidenza sul Pil di 0,2 punti (dal 16,97% al 17,7%).

    Se la spesa previdenziale è aumentata, i pensionati sono invece diminuiti di oltre 400mila unità in tre anni, dal 2011 al 2014 (134mila nell’ultimo anno), effetto probabilmente della stretta sulle pensioni voluta dalla riforma Fornero.

    La distribuzione delle risorse vede il 40,3% dei pensionati con un reddito inferiore ai mille euro al mese (4 pensionati su 10). Il 39,1% prende tra i mille e i 2mila euro al mese, il 14,4% tra i 2mila e 3mila euro; sopra i 3mila la quota è di 6,1%. Rimane uno 0,1%, che in numeri assoluti vale oltre 13mila pensionati, con un reddito da pensione superiore ai 10mila euro mensili. In totale, il numero di persone che riceve oltre 5mila euro al mese sono 230mila.

    Altro dato sull’accumulo delle voci pensionistiche: il 66,7% prende una pensione, il 25,4% due e il 7,8% almeno tre pensioni.

    A essere più colpiti sono i nuovi pensionati, coloro che hanno lasciato il lavoro nel 2014: chi ha iniziato a percepire la pensione lo scorso anno ha avuto in media 13.965 euro, cifra inferiore a quello dei cessati (15.356) e a quello dei sopravviventi (17.146). La differenza è di oltre 3mila euro annui.

    Tasto dolente è, ancora una volta, il valore delle pensioni delle donne, che rappresentano il 52,9% delle erogazioni, con una media di 14.283 euro contro i 20.135 euro degli uomini: quasi la metà delle pensionate non arriva a mille euro al mese.

    Infine, la suddivisione delle categorie pensionistiche: le pensioni di vecchiaia sono oltre i due terzi (70,0%) della spesa totale; seguono quelle ai superstiti (14,9%), le pensioni assistenziali (8,0%), le pensioni di invalidità (5,6%) e lee indennitarie (1,6%). L’importo medio annuo delle pensioni è di 11.943 euro, 245 euro in più rispetto al 2013 (+2,1%).