Quote latte news 2015: cosa sono e perché creano polemiche?

Cosa sono e perché ci sono ancora polemiche

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    Quote latte news 2015: cosa sono e perché creano polemiche?

    Le ultime novità per le quote latte del 2015 arrivano da Bruxelles con la multa da 30,535 milioni di euro comminata al nostro Paese per aver sforato le quote per il periodo 2014/2015: l’eccedenza dell’Italia, che ha tempo fino al 30 novembre per pagare la multa, ammonta a 109.721 tonnellate. In via eccezionale, gli allevatori avranno a disposizione tre anni per rimborsare le autorità nazionali, senza tassi di interesse sull’importo dovuto. Si trata del primo sforamento nella produzione dopo 5 anni in cui gli allevatori italiani non hanno dovuto pagare sanzioni. Il regime delle quote latte è terminato ufficialmente il 31 marzo 2015, ma questo non ha fermato le sanzioni che riguardano il periodo precedente. Sono undici i Paesi Ue che hanno prodotto oltre il dovuto, per un totale di quasi tre milioni di tonnellate e circa 818 milioni di euro di sanzioni: Germania, Belgio, Olanda, Danimarca, Astria, Irlanda, Polonia, Estonia, Spagna, Cipro e Lussemburgo. Oltre il danno, la beffa: le multe serviranno alla Commissione europea per finanziare il pacchetto di aiuti da mezzo miliardo di euro destinato anche al settore lattiero-caseario, da tempo in grave difficoltà.

    Eppure, le quote latte a oggi non ci sono più. Il 1° di aprile infatti l’Europa ha stabilito la fine delle quote latte e il ritorno al libero mercato. Dal 1984, anno della loro introduzione, le quote latte hanno cambiato il settore produttivo e non sempre in meglio, se è vero che in Italia solo una stalla su cinque è rimasta in piedi, passando dai 180mila allevamenti di trent’anni fa agli attuali 36mila. Cifre che la Coldiretti ha messo in chiaro perché ora, con la fine della politica limitativa sulla produzione, alcuni problemi sono rimasti mentre altri sono stati creati nel corso di questi anni.

    Gli allevatori continuano a scendere in piazza per ricordare alle autorità che gli onesti, in questi 30 anni, hanno pagato molto più del dovuto. Con la crisi si è ridotto l’accesso al credito e il prezzo del latte crudo è sceso del 12% in un anno: tutto a fronte di un’importazione di latte dall’estero che taglia le gambe alla filiera. In Italia, mentre si pagavano multe per la sovraproduzione di latte, si importavano 8,6 miliardi di chili di latte e prodotti semilavorati, come cagliate e polveri, dall’estero: tutte materie prime che finiscono nei formaggi e nei prodotti a marchio italiano, tenendo all’oscuro i consumatori.

    La concorrenza estera è un capitolo chiave per il settore dopo la fine delle quote latte,anche perché l’Italia si trova ancora a pagare multe all’Europa: solo nel 2014, si parla di 40 milioni. Cifra che ha scatenato la reazione del ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, che ha parlato senza mezzi termini di una gestione “scandalosa” delle quote latte da parte della vecchia politica e ha rilevato la necessità di una commissione parlamentare che faccia chiarezza su quanto permesso agli allevatori da parte della classe politica. “Le multe pagate dall’Italia a Bruxelles per le quote latte sono costate più di 70 euro a cittadino italiano”, ha fatto sapere il ministro, calcolando 4,5 miliardi di euro di multe versate a Bruxelles.

    Qualcosa oggi dovrà cambiare se, come ricorda Coldiretti, il prezzo pagato agli allevatori è aumentato di poco più di 10 centesimi e quello per i consumatori è cresciuto di 1,1 euro al litro.

    Cartelle esattoriali e multe

    La decisione di chiudere le quote latte era già stata annunciata lo scorso luglio. Questo comporta che dal 1° aprile 2015 non ci saranno più i limiti alla produzione e le conseguenti multe per chi li sfora. Rimane che l’Italia ha ancora un pregresso da pagare all’UE. A luglio, la Commissione europea ha inviato a Roma un “parere motivato” che ingiunge al pagamento di 1,4 miliardi di euro di sanzioni per il superamento delle quote negli anni precedenti. Si tratta della conseguenza della procedura d’infrazione partita nel giugno 2013: in caso di mancato introito, partirà un contenzioso davanti alla Corte di Giustizia dell’UE.

    Per questo, il ministero ha inviato 1.455 cartelle esattoriali per recuperare i 422 milioni di euro di multe agli allevatori già anticipate dallo Stato e che ora sono fondamentali. Il ministro Martina si è scagliato duramente contro Matteo Salvini e quella parte della Lega che, negli anni, ha coperto gli allevatori che non hanno pagato le multe. “Ora rischiamo di pagare ancora solo perché nessuno, prima di noi ha voluto gestire e risolvere il problema preferendo marciarci sopra. Dovrebbero chiedere scusa perché questa è la tassa padana, la tasse leghista“, ha dichiarato senza giri di parole.

    Questi soldi andranno pagati e non dovrà essere lo Stato a farlo. La Commissione europea ha infatti specificato che l’1,4 miliardi di euro è quello che rimane dei 2,26 miliardi di sanzioni emesse per lo sforamento delle quote latte tra il 1995 e il 2009. Il mancato pagamento, secondo la UE, “dimostra che le autorità italiane non hanno preso, o non hanno messo in opera, misure sufficienti per assicurare il pagamento delle somme dovute”.

    Un’inadempienza che “compromette gli sforzi europei per stabilizzare il mercato dei prodotti lattieri, provocando distorsioni di concorrenza con gli altri produttori europei ed italiani, che hanno rispettato le quote di produzione o che hanno pagato le loro multe”. Quanto alle conseguenze nazionali, “queste somme dovrebbero essere versate al bilancio dell’Italia affinché i contribuenti italiani non ne escano perdenti”. A pagare dunque, non deve essere il governo centrale, come avvenuto in passato, perché questo passaggio viene visto dall’UE come un sospetto aiuto di Stato.

    Cosa sono e a cosa servono le quote latte

    LaPresse

    Le quote latte sono dei limiti alla produzione di latte decisi dal regolamento comunitario (856/1984), introdotte il 31 marzo 1984, definito poi nel modello attuale dal regolamento 1788/2003 del 29 settembre 2003. La corretta definizione è quello del “prelievo supplementare”, strumento di politica agraria che impone agli allevatori un prelievo finanziario per ogni chilo di latte prodotto in più. Ogni paese ha dunque delle quote latte, la produzione massima concessa senza il pagamento delle sanzioni. Per stabilire la quota, nel 1984 si prese a riferimento la produzione dell’anno precedente: all’Italia toccò la quota pari a 8.823 migliaia di tonnellate, aumentata del 5% nel 2009. Fin da subito ci furono polemiche con gli allevatori perché la quota era sottostimata.

    Il regolamento impone dunque delle sanzioni per chi produce latte in eccedenza. A riscuoterli sono gli acquirenti del latte, come i caseifici e le latteria, che diventano sostituiti di imposta: tengono un registro degli acquisti e, quando vengono superati i limiti, trattengono il prelievo, sottraendolo dai pagamenti che fanno per comprare il latte.

    Le quote vennero stabilite e negoziate per evitare un’offerta troppo alta sul mercato che avrebbe abbassato la remunerazione degli allevatore. Il sistema del prelievo supplementare non vieta di produrre di più, ma disincentiva la produzione extra che diventa molto dispendiosa con il pagamento delle sanzioni.

    Questo però non ha impedito che il sistema diventasse anche un problema politico. Fin da subito l’Italia ha aiutato gli allevatori, dopo proteste e manifestazioni dei Cobas del latte e delle associazioni di categoria: a pagare le sanzioni era lo Stato e non i produttori, scatenando una doppia protesta, da parte dell’UE (sospetto aiuto di Stato) e degli allevatori onesti. Secondo la Coldiretti chi si attiene alle regole ha speso negli anni più di un miliardo di euro per acquistare quote in eccedenza, mentre la Cia (Confederazione italiana agricoltori), ha calcolato in 1,7 miliardi di euro i soldi pagati da Roma al posto dei produttori, che hanno continuato a sforare le quote, consapevoli che, a pagare, alla fine, sarebbe stato il governo.