Bilancio Expo 2015: buco nelle casse di 400 milioni di euro

Bilancio Expo 2015: buco nelle casse di 400 milioni di euro
da in Economia, Expo 2015 Milano, Giuseppe Sala
Ultimo aggiornamento: Domenica 21/02/2016 11:51

    Dopo sei mesi, Expo Milano 2015 chiude i battenti ed è tempo di tirare le somme con un primo bilancio finale. I primi numeri a disposizione indicano che l’Esposizione Universale sul cibo e l’alimentazione, è stato un successo a metà. Le difficoltà che hanno fatto slittare la fine dei lavori, gli scandali e le polemiche, come in tutte le cose italiche, non sono certo mancate, ma alla fine qualcosa di buono si è prodotto. Bisognerà vedere se i risultati (quasi) positivi serviranno davvero a un rilancio della città di Milano e dell’Italia e se si otterrà qualcosa di concreto su cibo e alimentazione, tema troppo delicato da risolvere con qualche facile slogan. Cerchiamo di stilare un bilancio conclusivo di Expo 2015.

    Expo dopo Expo 2015

    In attesa dei numeri ufficiali, è il Fatto Quotidiano a tentare una prima stima di Expo 2015. Secondo il quotidiano, si potrebbe parlare di un buco che oscillerebbe tra 400 e 500 milioni di euro, tanto che alcune quote di Fondazione Fiera sarebbero già state girate dal governo alla Cassa Depositi e Prestiti, dove tra l’altro è entrato come consigliere Giuseppe Sala. In particolare, parte del disavanzo arriverebbe dal costo dei terreni di Arexpo, comprati da privati per cifre molto più alte del dovuto a 300 milioni di euro. Finita la manifestazione, l’asta per la loro vendita a 315 milioni è andata a vuoto. A questo, si aggiungono i 1,3 miliardi spesi in infrastrutture. Da qui la scelta di Matteo Renzi per il dopo Expo, con l’unione di Arexpo ed Expo Spa che però avrebbe un buco di almeno 400 milioni di euro. Le spese di gestione dell’evento sarebbero state di circa 960 milioni di euro, a fronte di un incasso in biglietti venduti di circa 530mila. Il dato, scrive il quotidiano, si otterrebbe facendo i conti tra biglietti diurni, serali e promozionali che avrebbero una media di 10 euro a biglietto. Tutti numeri ancora da confermare, ma che, se reali, certificherebbero il successo a metà di Expo 2015.

    I numeri finali di Expo 2015 ci aiutano a capire se sia stato un successo o se c’è qualche falla che ancora deve uscire allo scoperto. Partiamo da quelli ufficiali. L’Esposizione Universale ha visto la partecipazione di 144 paesi, oltre a 3 organizzazioni internazionali (Onu, UE e Cern) e 13 organizzazioni internazionali come Oxfam, WWF e altri: in totale sono stati realizzati 58 padiglioni. Tra infrastrutture interne ed esterne alla Fiera Milano/Rho, è stato necessario il lavoro di 6mila operai su turni a ciclo continuo fino al termine reale dei lavori. Per quanto riguarda il numero di visitatori, le cifre ufficiali indicano in 20 milioni gli ingressi già raggiunti, con 116mila visitatori in media al giorno. Al 31 di ottobre, con i tornelli chiusi, secondo gli organizzatori si avranno raggiunti e superati i 21 milioni di visitatori complessivi. Bisognerà però attendere la cifra finale e, soprattutto, le specifiche dei biglietti venduti tra promozioni e scontistiche varie.

    Sui conti di Expo ci sono ancora aspetti da chiarire. Le cifre ufficiali indicano in 2,6 miliardi di euro gli investimenti complessivi, suddivisi in 1,3 miliardi di investimenti pubblici, 300 milioni dagli sponsor e dal settore privato, e circa 1 miliardo dai partecipanti ufficiali. Su quanto si sia incassato a oggi però vige ancora il silenzio stampa. Expo Spa ha fatto sapere alla stampa che solo al termine della manifestazione si avranno numeri certi su quanto incassato: al momento dunque si possono solo fare ipotesi tornado a quanto dichiarato agli inizi di tutto. Era il 2 aprile 2015 quando Giuseppe Sala, amministratore di Expo Spa, tirava le somme di quanto speso e di quanto era necessario incassare. Da subito si parlò di 24 milioni di biglietti venduti per andare in pareggio, a fronte di investimenti notevoli soprattutto da parte dello Stato, tra Mef, Regione Lombardia, Comune, Provincia e Camera di Commercio di Milano. Al momento siamo sotto lo standard fissato dalla stessa società di Expo e stiamo parlando di biglietti venduti, non di ingressi. Nel corso della manifestazione, è iniziato un balletto di cifre e si iniziò a parlare di 20 milioni di biglietti per il pareggio. Il fatto è che sui conti di Expo fin da subito c’è stata poca trasparenza. Dopo gli scandali e la corruzione, si è come voluto smorzare le polemiche, tenendo un basso profilo per fare ingranare la macchina: con le code e un numero sempre crescente di visitatori, si è iniziato a intravedere qualche cifra senza però il bollo dell’ufficialità. A conti chiusi, non ci sono più scuse che tengano.

    Una delle cose per cui l’Expo 2015 sarà ricordato sono sicuramente le code quasi eterne e una certa italica disorganizzazione. All’inizio, la manifestazione stentava a prendere piede, anche perché al 1° di maggio, giorno dell’apertura, non tutti i padiglioni erano conclusi. Le strutture principali c’erano tutte, ma nel Padiglione Italia qualcosa ancora non era completo e in giro per la Fiera si vedevano cartoni e materiali edili accatastati alla meglio. Nell’arco di qualche settimana tutto è rientrato e i visitatori hanno lasciato posto agli imballi. Caso da ricordare è quello del Nepal che ha aperto ufficialmente il suo padiglione il 12 luglio 2015: il Paese era in ginocchio dopo il terribile terremoto del 25 aprile che ha causato oltre 7mila morti, gli operai erano tornati a casa e solo 3 di loro avevano deciso di rimanere. Aiutati dagli operai degli altri padiglioni, i tre sono riusciti a terminare il lavoro. Nel frattempo, Expo Spa e le associazioni internazionali hanno messo a punto una raccolta fondi: dal giorno dell’apertura all’inaugurazione sono stati raccolti oltre 2 milioni di euro (1 milione e 300mila da Agire, più 739mila euro da organizzazioni associate). Terminati i lavori, con l’inizio dell’estate e l’arrivo di tanti turisti stranieri, Expo si è trasformato nel regno delle code, che, nell’ultimo mese, hanno raggiunto tempi record. Per il padiglione del Giappone, a ottobre c’erano fino a 9 ore di attesa, per il Padiglione Italia e quello del Kazakistan non si è mai scesi sotto le 3 ore. Le code sono sintomo del successo di Expo, dicono gli organizzatori: non è forse l’organizzazione che non ha funzionato a dovere?

    L’Expo 2015 ha avuto come tema il cibo e l’alimentazione. Lo scopo era non solo presentare le eccellenze e le specialità di ogni Paese, ma anche analizzare le problematiche della fame e trovare soluzioni. Una di queste è stata la Carta di Milano, protocollo internazionale firmato da 50 Paesi e sottoscritto da un milione di persone prima di essere consegnato al Segretario dell’Onu Ban Ki-moon. “Oggi nel mondo circa 800 milioni di persone soffrono di fame cronica e più di due miliardi di persone sono malnutrite. Eppure ogni anno,1,3 miliardi di tonnellate di cibo viene sprecato mentre le risorse della terra, le foreste e i mari sono sfruttati in modo insostenibile“, recita il testo. Il documento stabilisce che il diritto al cibo debba essere un diritto umano fondamentale, tanto che deve essere considerata “una violazione della dignità umana il mancato accesso a cibo sano, sufficiente e nutriente, acqua pulita e di energia“. A seguire, vengono elencati gli impegni dei singoli cittadini: non sprecare; consumare le quantità di cibo sufficienti; riciclare e rigenerare; tenere conto dell’impatto sull’ambiente. Anche le imprese del settore devono rispettare l’ambiente e favorire forme di lavoro senza alcun sfruttamento e che puntino alla realizzazione delle persone; i governi devono garantire il diritto al cibo, tutelare il suolo, puntare sulla ricerca e combattere gli sprechi con politiche mirate. Che ci sia un protocollo internazionale sul diritto al cibo per tutti è una cosa positiva, che riguarda il presente e il futuro di tutti noi: che i singoli, le aziende e i governi lo rispettino è tutto da vedere. LEGGI IL TESTO DELLA CARTA DI MILANO EXPO 2015 [PDF]

    Sono orgoglioso di specificare che secondo i sondaggi, circa il 54% dei visitatori stranieri di Expo hanno espresso il desiderio di voler ritornare in Italia l’anno prossimo“. Così Pietro Galli, braccio destro di Sala e direttore generale Sales and Enterntainment di Expo, ha dichiarato in un’intervista al sito Sputniknews. Sui 21 milioni di visitatori totali, il 30% era composto da stranieri, ha specificato Galli: un biglietto da visita per di Milano e l’Italia non da poco. Sempre secondo Galli, il ritorno economico complessivo sul Paese è di circa 10 miliardi di euro, la metà verso il settore turistico: “Abbiamo trasformato Milano nella porta d’accesso per l’Italia e per le sue eccellenze“. Ora arriva il bello, come si direbbe nei film. Vero che il capoluogo lombardo è balzato agli onori della cronaca internazionale, che Milano è comparsa negli itinerari da non perdere per chi visita lo Stivale, che è stata presa d’esempio di come le cose possano funzionare anche in Italia, soprattutto in rapporto a Roma (scatenando non poche polemiche) e che il volto stesso della città è cambiato. Vero anche che ora bisognerà capitalizzare questo enorme patrimonio. Ora che stranieri e italiani hanno visto quanto di bello c’è a Milano e provincia, bisognerà non mollare la presa e trasformare quest’angolo di Italia in un’attrazione turistica degna del suo nome.

    Chiusi i tornelli, Milano si troverà a gestire il complicato dopo Expo. Si dovranno smontare i padiglioni, rimettere a nuovo tutta l’area intorno alla Fiera, bonificare i terreni di Pero-Rho e dare una nuova vita allo spazio, senza perdere lo slancio costruttivo che si è creato intorno all’Esposizione Universale. In teoria, il piano è chiaro: intorno all’Albero della Vita dovrebbe nascere un polo universitario e tecnologico, una sorta di Silicon Valley all’italiana. Il progetto, spinto e sostenuto dalle Università, i centri di ricerca, le aziende e le istituzioni (Comune su tutti) farebbe da polo di attrazione per un settore in continua espansione che vede nella Lombardia il centro italiano già ora. Secondo Assolombarda, nella Regione si registrano il 30% dei brevetti nazionali e il 27% delle start-up hi-tech ha sede qui, senza contare il terreno fertile delle imprese che hanno trovato la sponda di Politecnico, Statale e tutti gli atenei cittadini per gestire e creare innovazione. Secondo uno studio della Sda Bocconi, il dopo Expo potrebbe generare entrate per 6 miliardi solo in città. Se istituzioni (Regione e Comune in primis), imprese e privati troveranno il giusto accordo e rispetteranno i piani, senza cadere in nuovi scandali e casi di corruzione, Milano potrebbe davvero diventare la capitale tecnologica d’Italia e, perché no, d’Europa. A patto di non cadere nei soliti vizietti nostrani che uniscono Nord e Sud.

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