Reddito minimo garantito: cos’è e come funziona?

Reddito minimo garantito: cos’è e come funziona?
da in Crisi economica, Economia, Euro, Finanza, Governo Renzi, INPS, Lavoro, Pensioni, Reddito, Riforme
Ultimo aggiornamento:
    Reddito minimo garantito: cos’è e come funziona?

    Cos’è e come funziona il reddito minimo garantito? L’Inps, nella persona di Tito Boeri, propone la sua formula contro la povertà: ovvero un reddito minimo da 500 euro per tutti gli italiani che hanno più di 55 anni. Dove si attingerebbe il denaro? Da prelievi dalle 250.000 pensioni d’oro e dagli oltre 4.000 percettori di vitalizi, e riforma dell’assistenza con tagli a 23.000 ricchi. Il documento si chiama ”Non per cassa ma per equità” e nonostante sia stato pubblicato di recente, contiene proposte normative già consegnate al Governo nel giugno 2015. E che Renzi ha in parte bocciato. Composto da 16 articoli il pacchetto dell’Inps vuole offrire ”una rete di protezione sociale almeno dai 55 anni in su: è la fascia di età in cui la povertà è aumentata proporzionalmente di più rispetto alle altre classi di età durante la Grande Recessione e la crisi del debito nell’area euro”. Vediamo nel dettaglio la proposta di Tito Boeri sul reddito minimo garantito.

    LEGGI ANCHE COME FUNZIONA IL REDDITO DI CITTADINANZA IN EUROPA

    L’arrivo di Tito Boeri all’Inps sta cambiando il volto delle pensioni. L’economista è stato chiamato alla guida dell’Istituto pensionistico nazionale dal governo Renzi dallo scorso dicembre 2014 e da allora sta mettendo mano a un settore delicato e fondamentale come la spesa pensionistica. L’ultima è la proposta di un reddito minimo per gli over 55 garantito dalle casse dell’Inps. Il dato da cui è partito è quello relativo alla povertà in Italia, in particolare al Sud, pubblicato dalla Smivez: il Mezzogiorno ha pagato di più la crisi, il divario con il Nord è aumentato e la situazione per le famiglie è insostenibile.

    Il presidente dell’Inps chiarisce la sua proposta. “Noi partiamo dalla consapevolezza che questo problema è di gravità assoluta”, dice riferendosi ai dati Smivez, tra l’altro coincidenti con quelli raccolti dall’istituto. Per questo, “per contrastare la povertà ha proposto al governo di introdurre in Italia un sistema di reddito minimo garantito che abbiamo chiamato ‘sostegno di inclusione attiva’ per le persone che hanno più di 55 anni e per le loro famiglie”. Si è partiti da questo gruppo di età per rimanere nell’ambito delle competenze e delle risorse dell’istituto, ma anche perché è la fascia d’età maggiormente colpita dalla povertà: gli ultracinquantenni che perdono il lavoro, difficilmente ne trovano un altro e finiscono risucchiati in una spirale al ribasso insieme alle loro famiglie.

    Boeri dimostra di avere uno sguardo molto attento alla realtà. Il lavoro precario porta a una “pensione precaria”, ossia a un assegno talmente esiguo da rasentare il ridicolo. Per questo, un’altra proposta riguarda il popolo del precari e il contributo di solidarietà che andrebbe a coprire il valore delle pensioni dei parasubordinati, i più poveri in Italia, come dimostrano i dati del monitoraggio dei flussi di pensionamento relativi al 2014 e al primo semestre del 2015. Primo presidente dell’Inps, ha rotto il silenzio sul futuro delle pensioni e ha reso possibile la simulazione dell’assegno: si potrà calcolare quale sarà la pensione e, quando tutto sarà a regime nel 2017, tutti potranno sapere quale sarà la loro vita da pensionato. Una scelta fatta in nome della trasparenza e “dell’esigenza di informazione profonda che c’è nel nostro Paese”, spiegò all’epoca.

    Un cambio quasi epocale per un’istituzione che ha fatto del silenzio una regola non scritta e che ora potrebbe davvero cambiare volto.

    Ci saranno dei doveri, spiega Boeri, dei controlli stringenti, ma quello che conta è la fattibilità del progetto. “Esistono amministrazioni dello Stato efficienti, come l’Inps, che sono in grado di affrontare il problema e alle quali ci si può rivolgere senza alcuna intermediazione e senza dover ricorrere al politico locale. Niente clientelismo”, sottolinea. La proposta non è uguale a quella del reddito di cittadinanza del M5S, continua Boeri, pur essendo nello stesso solco: costa meno e aiuta i più colpiti dalla crisi e dalla povertà con una “soluzione chiave in mano”.

    Matteo Renzi ha definito ”un errore” fare tagli sulle pensioni. E ha spiegato: ”Alcuni correttivi proposti dall’Inps di Tito Boeri avevano un valore di equità: si sarebbe chiesto un contributo a chi ha avuto più di quanto versato. Non mi è sembrato il momento: dobbiamo dare fiducia agli italiani”, ha detto, ma pare che tutto sia solo destinato a slittare. Infatti fonti da Palazzo Chigi fanno sapere che c’è stata comunque una chiara intesa. La replica arriva da Giorgio Ambrogioni, presidente CIDA (il sindacato dei dirigenti): ”Di fronte alla pervicacia di Boeri si resta esterrefatti, in nome di un malinteso senso di equità il presidente dell’Inps continua imperterrito nella sua azione denigratoria nei confronti di pensionati che hanno, secondo lui, il torto di essere titolari di una pensione medio-alta generata da contributi rilevantissimi e nel rispetto delle regole vigenti. Boeri con questo documento criminalizza il 10% dei pensionati in quanto titolari di pensioni medio-alte dimenticando la loro enorme partecipazione al gettito Irpef”.

    1004

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Crisi economicaEconomiaEuroFinanzaGoverno RenziINPSLavoroPensioniRedditoRiforme
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI