Disparità occupazionale di genere in Italia: le donne lavorano due mesi in più gratis ogni anno

Disparità occupazionale di genere in Italia: le donne lavorano due mesi in più gratis ogni anno
da in Economia
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    Disparità occupazionale di genere in Italia: le donne lavorano due mesi in più gratis ogni anno

    Da oggi e fino alla fine dell’anno, tutte le donne europee lavoreranno gratis, o lo hanno già fatto nei primi due mesi del 2015. Non è uno scherzo: l’Unione Europea ha quantificato la differenza di salario tra generi non solo in termine di denaro, ma anche in giorni e ore. Il cosiddetto “gender pay gap” è tale che in tutta la zona euro le donne hanno 59 giorni all’anno in cui lavorano senza ricevere alcuno stipendio, a differenza degli uomini che continuano a percepire la stessa retribuzione per dodici mesi l’anno. La distanza tra i salari è importante non solo a livello di soldi, ma anche di tempo che le donne devono sottrarre alla famiglia o alla carriera: il risultato non cambia. Per due mesi l’anno, ogni donna europea lavora senza intascare un centesimo.

    I calcoli, elaborati dalla Commissione Giustizia europea, sono stati resi noti in occasione dell’Equal Pay Day, istituito da Bruxelles per il 2 novembre 2015; nella giornata dell’eguaglianza dei salari, è arrivata la conferma dell’amara realtà.

    I numeri parlano chiaro. La media europea indica che la differenza tra gli stipendi maschili e femminili è del 16,3%: per ogni ora di lavoro, una donna incassa 84 centesimi a fronte di ogni euro conteggiato per gli uomini. A livello globale, dal 2006 non è cambiato quasi nulla: allora, il gap era del 17,7%. Nove anni di commissioni, iniziative, riforme e quant’altro per avere, nel 2015, due mesi di lavoro non retribuito. Le differenze cambiano in base alle fasce d’età: per esempio, in Finlandia nelle under 25 la differenza è del 6,3%, mentre per le over 64 è oltre il 25%.

    Non siamo soli in Europa, viene da dire. Il dato italiano certificato dall’UE è del 7,3%, ma è un dato non reale, come hanno fatto notare vari istituti nostrani, dall’Istat alla Banca d’Italia. La media non tiene conto della bassa occupazione femminile in Italia, in particolare al Sud dove il 50% delle donne in età da lavoro è disoccupata.

    Nella realtà, si potrebbe arrivare al 20% di differenza tra uomo e donna, e questo a parità di occupazione. Se aggiungiamo che una libera professionista lavora fino a giugno per pagare le tasse, il cerchio si chiude.

    La campagna pubblicitaria “Punto su di te” di Pubblicità Progresso è stata creata proprio per mettere in chiaro cosa significa essere una donna che lavora, in tutta Europa. Non c’è Nord e Sud che tenga: la parità tra generi è ancora molto lontana.

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