Cos’è lo smart work, la rivoluzione che può cambiare l’Italia

Cos’è lo smart work, la rivoluzione che può cambiare l’Italia
da in Aziende, Economia, Governo Renzi, Internet, Lavoro, Riforme
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30/03/2016 08:53

    smart working

    La società italiana è cambiata e il mondo produttivo si prepara a evolvere. Anche in Italia lo smart work o smart working, il cosiddetto lavoro agile, sta crescendo e ora la politica cerca di dargli un nuovo volto legislativo, inserendolo nelle categorie lavorative. Il governo ha dato mandato al professore Maurizio del Conte di redigere il ddl sul lavoro agile per conto dell’esecutivo: la legge di Stabilità conterrà 9 articoli che potrebbero rivoluzionare il mercato del lavoro in Italia. La riforma chiarisce cos’è lo smart working, chi lo può richiedere, quali sono i diritti (e i doveri) per i dipendenti e le aziende e quali sono i benefici per entrambi. Il concetto è alla base anche della riforma del Job Acts: molte nazioni del Nord Europa lo praticano da tempo, mentre in Italia è ancora agli inizi. Cosa si intende? Quali sono i pregi e i difetti? Come agirà la riforma sul mercato del lavoro? Vediamolo insieme.

    Lo smart working indica più un modo di concepire il lavoro che un lavoro in sé. La traduzione italiana è “lavoro agile” e indica non tanto il telelavoro, ossia un’occupazione di tipo telematico che si svolge in libera professione, ma è soprattutto un nuovo modo di produrre per i lavoratori dipendenti, svincolando la produttività da un luogo fisico fisso e da orari prestabiliti. Applicato da grandi multinazionali e da aziende di diversi settori, la definizione di smart working più corretta è un ibrido tra classico lavoro in azienda e lavoro da casa o altri luoghi adibiti nel caso di coworking. Si punta tutto sulla flessibilità, consente una migliore gestione della bilancia famiglia-lavoro e, non da ultimo, aumenta la produttività.

    Una ricerca dell’Ocse sul lavoro nell’Unione Europea ha certificato un dato sconfortante per il nostro Paese: in Italia si lavora più che all’estero ma si guadagna meno. Uno dei motivi principali di questa forbice tra quantità di ore lavorate e remunerazione media risiede nella produttività. Le canoniche otto ore (e più) di lavoro nello stesso ufficio non sono sinonimo di produttività. La concentrazione diminuisce con il passare delle ore, le distrazioni sul luogo di lavoro sono all’ordine del giorno, senza contare lo stress e i tempi, spesso molto lunghi, per raggiungere la sede aziendale. A questo si aggiunge la difficoltà crescente di coniugare vita lavorativa e affettiva. Madri e padri di famiglia, ma anche chi vive in coppia e i single, perché no: tutti hanno una vita privata che ha bisogno di tempo e dedizione, a cui si tolgono ore e attenzione perché costretti dietro una scrivania. Allo stesso tempo, una gestione familiare resa difficile dal lavoro inficia la produttività anche sul luogo di lavoro: se si è stressati si produce meno e peggio. Il lavoro agile permette di gestire meglio il rapporto lavoro-vita privata, dando più flessibilità in termini orari e di luogo: si riesce a lavorare comodamente da casa, guadagnando tempo per sé, la famiglia e il lavoro.

    Lo smart work è il lavoro al passo con i tempi. Nell’epoca degli smartphone, di internet, wi-fi e cloud siamo tutti connessi, anche dipendenti e datori di lavoro. I vantaggi di questo modo di lavorare sono tali che i Paesi che già lo applicano da tempo sono ai primi posti come paga media oraria (Germania, Olanda e Danimarca in testa, come dimostrano dati Ocse). Si punta con forza sulla flex-security e su un sano rapporto nella ‘life-work balance’. Flessibilità non significa soltanto licenziamenti facili ma anche maggiori possibilità per chi cerca lavoro, in un contesto che aiuta sia chi è disoccupato (senza sfociare nell’assistenzialismo) sia chi decide di costruire una famiglia. La ricerca di un smart working è più semplice: essere già organizzati a gestirsi anche da casa o in altri luoghi che non siano il classico ufficio è un biglietto da visita migliore di mille lettere di raccomandazioni e, in tempi di lavori a tempo, può rivelarsi la soluzione più vicina alle esigenze delle aziende. Stessa cosa per i dipendenti: le soluzioni tecnologiche oggi permettono di accedere ai dati aziendali praticamente ovunque, avendo sotto mano tutto l’occorrente per svolgere le mansioni al meglio. Questo vale per lavori d’ufficio ma potrebbe presto estendersi anche alla produzione: lo sviluppo della tecnologia per le stampanti 3D potrebbe rivoluzionare anche la manifattura.

    In un paese come il nostro, dove per decenni si è avuto il mito del posto fisso, lo smart work implica prima di tutto un cambio di mentalità che riguarda aziende e lavoratori. I primi temono che, senza aver sotto diretto controllo i dipendenti, la produttività possa calare; ci sono poi degli investimenti da fare visto che i lavoratori devono essere connessi con gli strumenti aziendali. Per il primo punto, basta ricordare che siamo nel 2015 e non nelle fabbriche a vapore dell’800 di dickensiana memoria: chi lavora in remoto ha gli stessi obblighi e diritti di chi si reca in azienda. L’investimento riguarda tecnologie oggi a disposizione di tutti, soprattutto delle grandi aziende, ha costi minimi e, in ogni caso, è ben compensato dall’aumento della produttività. I lavoratori invece temono che lavorare da casa significhi rinunciare alle relazioni interpersonali. È un doppio errore. Si continuerebbe a vedere i colleghi nei momenti di lavoro in azienda; da casa si avrebbero relazioni interpersonali con la famiglia, gli amici, le persone più care.

    Le potenzialità dello smart work sono infinite, i pregi superiori ai difetti. Meno spostamenti per recarsi al lavoro significa meno auto in giro e quindi meno inquinamento, mezzi pubblici non intasati nelle ore d’ufficio, più libertà nella gestione del proprio tempo per la famiglia e se stessi. Un miraggio soprattutto per le donne lavoratrici, stritolate tra la voglia di fare carriera, sentirsi indipendenti e realizzate e la gestione della propria vita. Last, but not least, lo smart working permette di slegare la produttività dai grandi centri urbani. In un paese dai piccoli centri meravigliosi come l’Italia, significherebbe portare lavoro nelle zone più difficili, nel Meridione, nei paesini di montagna come nei borghi affacciati sul mare. La vera rivoluzione del mondo del lavoro può iniziare da qui, dal pensare che non è la scrivania a fare il lavoro, ma la persona.

    Passate in rassegna le caratteristiche, vediamo cosa dice il ddl del governo sul lavoro agile. L’obiettivo primario è dare copertura legislativa a prestazioni lavorative che non sono comprese nelle norme sul telelavoro, svolto da liberi professionisti. Si rivolge quindi a dipendenti, assunti sia con contratti a tempo determinato che indeterminato e prevede che parte della prestazione venga svolta all’interno dell’azienda e parte all’esterno (anche per un solo giorno a settimana), senza una postazione fissa, grazie all’uso di strumenti telematici. I soli vincoli sono quelli di orario massimo, che derivano dalla legge e dalla contrattazione collettiva, senza sforare quelli dei dipendenti in azienda. Il ddl è formato da nove articoli che fanno da “cornice legislativa”, dando così spazio alla contrattazione collettiva e individuale. È previsto un accordo scritto tra le parti, in cui vengono definiti: modalità di esecuzione della prestazione; strumenti utilizzati dal lavoratore; fasce orarie lavorative; rispetto dei tempi di riposo. A livello economico, si garantisce un trattamento economico e normativo non inferiore a quello dei colleghi, mentre il controllo da parte del datore di lavoro deve restare nell’ambito dell’accordo individuale e nel rispetto della legge sui controlli a distanza. A cadenza almeno annuale, viene chiesta una informativa in cui sono indicati i rischi generali e specifici connessi alle modalità in smart working. Grazie a un accordo con l’Inail, il progetto di legge prevede la copertura per infortuni occorsi fuori azienda, compreso il tragitto di andata e ritorno dal luogo di abitazione al coworking. 

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