Limite contanti a 3000 euro: tutti i pro e contro

Limite contanti a 3000 euro: tutti i pro e contro
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    Limite contanti a 3000 euro: tutti i pro e contro

    Con la Legge di Stabilità 2016, ci troviamo dinanzi a un’importante novità: la triplicazione del tetto per i pagamenti in contanti. Si passerà infatti dagli attuali 1000 euro, ai 3000 euro proposti da Renzi. Le motivazioni addotte dal Premier sarebbero fondamentalmente le seguenti: la necessità di uniformare la soglia agli altri Paesi; incrementare i consumi; dare impulso al turismo. Tuttavia, nessuno studio ha mai confermato che l’utilizzo indiscriminato del denaro contante porti a un sicuro aumento degli acquisti. Dall’altra parte, invece è provato che abbassando il limite di utilizzo dei contanti, il conseguente incremento delle transazioni elettroniche consente di avere molte più armi a disposizione per contrastare le operazioni illecite. Peraltro, non bisogna dimenticare che l’Italia è al secondo posto in Europa, per il valore dell’economia sommersa e si trova in vetta alla classifica per l’evasione fiscale. Quali sono dunque i pro e i contro del nuovo limite per i contanti a 3000 euro? Scopriamoli insieme.

    Partiamo dai contro, che sono senza dubbio più abbondanti. Innanzitutto, come accennato in apertura, limitando il contante a 1000 euro, si incrementa l’utilizzo delle carte di credito: ciò consente di eliminare la possibilità di creare ‘nero’ e rimetterlo in circolazione. Nel 2011 infatti, il tetto era stato fissato a 1000 euro, per arginare l’utilizzo di denaro sporco. Alzarlo di nuovo, vorrebbe dire annullare quanto fatto sinora.

    A riguardo invece della necessità del Governo di uniformare la soglia italiana del contante a quella degli altri Paesi Europei, è importante sottolineare che bisogna tenere in considerazione il tasso di evasione di questi altri Paesi. L’Italia viaggia al 21%, mentre la Francia si attesta al 10,8%, l’Inghilterra al 9,6%, e la Germania al 13,3%. I paesi che invece si avvicinano al tasso di evasione del Bel Paese sono la Grecia, la Romania, la Bulgaria, e la Croazia. Alzare il tetto dei contanti potrebbe portarci verso direzioni ancora più pericolose.

    Anche parlando di turismo, è difficile credere che questo sia limitato in Italia per il fatto che i turisti non possono fare acquisti in contanti per più di mille euro. Il problema evidenziato dal Presidente della Confesercenti faceva riferimento al fatto che i clienti spesso pagherebbero gli extra (come i prodotti del minibar) in contanti. Niente a che vedere con le tariffe delle stanze degli alberghi o degli appartamenti in affitto.

    Di fatto quindi, anche in questo caso, alzare il tetto a 3000 euro non porterebbe alcun vantaggio.

    I commercianti inoltre avrebbero certamente più libertà d’azione, ovvero potrebbero più agilmente ridurre il numero degli scontrini o, nel caso di medici o fisioterapisti (altro settore fortemente colpito dai pagamenti in nero), il numero o il valore delle fatture.

    Infine, il nuovo tetto a 3000 euro agevolerà i trasferimenti di denaro tramite money transfer, che lo scorso anno ha raggiungo i 5 miliardi. Tutto denaro di cui è quasi impossibile identificare la provenienza.

    Non esistono veri pro in relazione al nuovo tetto dei contanti a 3000 euro. Di fatto, l’unica motivazione parzialmente accettabile è che è vero che una soglia bassa per i contanti non è l’unico metodo che consente di controllare i movimenti di denaro. Oggi infatti, grazie al controllo incrociato delle banche dati è possibile verificare praticamente ogni cosa. Ma c’è chi sostiene che questo strumento sia decisamente più efficace e attendibile, quanto più bassa è la soglia del contante che circola liberamente. In conclusione è difficile credere che un provvedimento che incrementa l’economia sommersa possa favorire una sana crescita economica di un Paese.

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