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Tassa sulla prima casa in Italia: tutti i nomi e le volte in cui è già stata abolita

Tassa sulla prima casa in Italia: tutti i nomi e le volte in cui è già stata abolita
da in Economia, Imu, Silvio Berlusconi, Tasse, Romano Prodi
Ultimo aggiornamento: Lunedì 19/10/2015 16:25

    Abolita, rimessa, modificata, rinominata e infine eliminata: una storia lunga e complessa quella della tassa sulla prima casa in Italia. L’unica certezza è che rimane una delle imposte più odiate dagli italiani, popolo di proprietari di immobili, che si indebitano per decenni pur di possedere le mura domestiche. Eppure, a differenza delle tasse sul lavoro, la tassazione sugli immobili in Italia è in piena media UE: la vera differenza la fa il numero dei proprietari di casa che nel nostro Paese è di gran lunga superiore alla media europea. È per questo che politici di destra e di sinistra si sono incaponiti sulla tassa: abolirla o ridurla ha sempre avuto un significato elettorale più che economico. Ripercorriamo le tappe della sua storia.

    Quella che oggi conosciamo come Tasi e Imu nasce nel 1992 sotto il governo di Giuliano Amato. Fa parte della manovra economica passata alle cronache come la “finanziaria lacrime e sangue” e viene creata come ISI, imposta straordinaria sugli immobili, trasformata in ICI (imposta comunale sugli immobili) con il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. Da subito diventa una delle entrate più importanti nel bilancio dei comuni, sostituendo i trasferimenti di fondi dallo Stato.

    L’Ici rimane invariata per anni, fino allo scontro tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi per le elezioni del 2006. L’ex Cavaliere lancia la proposta di abolirlo in campagna elettorale, ma a salire a Palazzo Chighi è il Professore. Nel 2007, a pochi mesi dalla caduta del governo, con la legge Finanziaria 2008 Prodi abbassa l’Ici introducendo una detrazione della base imponibile dell’1,33 per mille (sino a un massimo di 200 euro). Per molti italiani delle fasce meno abbienti, la tassa sulla prima casa sparisce.

    Con il quarto governo Berlusconi nel 2008, l’ex Cavaliere porta a compimento la promessa e abolisce l’Ici per la prima casa. La mossa però si rivela fallimentare perché i Comuni rimangono senza fondi per i servizi essenziali. A quel punto viene creata l’Imu, l’imposta municipale propria, che rimane per gli immobili diversi dalla prima abitazione, nonché per le case di lusso delle categorie catastali A1, A8 e A9. L’esecutivo stabilisce a marzo 2011 l’entrata in vigore dell’Imu a partire dal 2014.

    Con la caduta del Berlusconi IV e l’insediamento del governo Monti, l’Imu diventa operativa fin da subito con il decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011, noto come “Salva Italia”. L’imposta viene anticipata al 2012, estendendola anche alle case principali: gli italiani tornano a pagare la tassa sulla prima casa.

    Terminata l’esperienza dei tecnici, è il governo Letta a riprendere in mano la questione tassa sulla casa, abolendo l’Imu a partire dal 2014. L’imposta in realtà non scompare del tutto: rimane infatti per gli immobili di lusso delle categorie catastali A1, A8 e A9, mentre spunta la Tasi, Tariffa sui Servizi Indivisibili. La nuova “service tax” copre i servizi cosiddetti “indivisibili”, così chiamati per il fatto di essere usufruiti da tutti i residenti del comune (illuminazione pubblica, la manutenzione delle strade, la sicurezza, l’anagrafe, il trasporto pubblico e altro).

    Ad abolire del tutto Imu e Tasi è il governo Renzi con la finanziaria 2016. L’esecutivo del Rottamatore elimina la tassa sulle prime case per tutti i proprietari, compresi i più ricchi. Via la Tasi e via anche l’Imu: chi abita in appartamenti di lusso, ville di pregio e castelli non dovrà più pagare alcuna imposta.

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