Cina, svalutazione dello yuan: i motivi e le conseguenze

Cina, svalutazione dello yuan: i motivi e le conseguenze
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    Cina, svalutazione dello yuan: i motivi e le conseguenze


    Dalla Banca Centrale cinese sono arrivate delle rassicurazioni molto precise. E’ stato spiegato che la valuta cinese non andrà incontro a forti deprezzamenti. Il vicegovernatore ha assicurato che nel cambio lo yuan verrà mantenuto ad un livello più o meno stabile. Eppure questa è stata la terza svalutazione della moneta cinese nel giro di tre giorni. Il processo ha portato ad una reazione negativa delle Borse che non poteva lasciare indifferenti, ma che successivamente è di poco migliorata. Il Nikkei giapponese, ad esempio, è riuscito ad assorbire il colpo. Dopo l’incertezza iniziale ha terminato gli scambi con un rialzo dello 0,99%. Il Kospi sudcoreano è cresciuto dello 0,4%, la Borsa di Hong Kong ha guadagnato lo 0,3%. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha fatto segnare un guadagno dell’1,58%.

    Non tutti si aspettavano questa mossa, che ha avuto ripercussioni grandi, visto che ha determinato il peggiore crollo giornaliero del prezzo dello yuan negli ultimi 20 anni. La Banca Popolare Cinese ha voluto specificare che si tratta di una misura eccezionale e che non si ripeterà. Sarebbe servita soltanto a rendere più governabili le contrattazioni che riguardano la moneta cinese. Tutto questo è spiegabile alla luce del fatto che il mercato finanziario cinese è meno libero rispetto a quelli occidentali. Si fa sentire ancora di più l’intervento dello Stato e molte operazioni difficilmente possono essere effettuate.

    Sono diversi i motivi che hanno portato la Cina a decidere per una svalutazione dello yuan. Stando alle dichiarazioni della Banca Popolare Cinese, la svalutazione sarebbe avvenuta perché il valore della moneta cinese negli ultimi tempi si era allontanato troppo da quello ritenuto valido dal mercato. Già da diverso tempo la Cina vorrebbe che lo yuan diventasse una moneta di riferimento per il mercato globale. A questa idea si è contrapposto il Fondo Monetario Internazionale, che ritiene l’oscillazione della moneta cinese non abbastanza libera.

    La Banca Popolare Cinese ha proceduto allo svalutazione dello yuan anche per favorire la crescita dell’economia, che nell’ultimo anno, secondo i dati disponibili, sarebbe rallentata di molto, determinando anche un calo nelle esportazioni.

    Svalutando lo yuan può accadere che i prodotti cinesi diventino meno costosi per i consumatori degli altri Paesi. Di conseguenza questi ne richiederebbero una maggiore quantità e le esportazioni aumenterebbero.

    Non è detto che la svalutazione di una moneta possa avere sempre dei risvolti positivi. Se una moneta vale poco, infatti, potrebbe accadere che molti investitori decidano di venderla, per concentrarsi su un’altra valuta. Tutto ciò può comportare una fuoriuscita di capitali dal Paese e sicuramente non è un fattore positivo, perché si può avere come conseguenza il calo degli investimenti in quella economica.

    E’ da considerare anche il ruolo avuto dagli Stati Uniti, dove è previsto un aumento dei tassi di interesse entro la fine dell’anno. Se si verificherà veramente questo incremento, molte persone decideranno di vendere yuan per comprare dollari. Potrebbe verificarsi una fuoriuscita di capitali ingente, che potrebbe comportare una svalutazione ancora più forte.

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