Embargo Iran finito: l’Italia ci guadagnerà 3 miliardi

Embargo Iran finito: l’Italia ci guadagnerà 3 miliardi
da in Buone notizie, Cina, Corea del Sud, Economia, Eni, Federica Mogherini, Iran, Ministri, Petrolio, Politici italiani, Unione Europea, Iraniani
Ultimo aggiornamento:
    Raggiunto l'accordo sul nucleare in Iran

    Dopo l’accordo sul nucleare che si è realizzato tra l’Iran e le grandi potenze mondiali, cadrà anche l’embargo che aveva condannato l’Iran all’isolamento. In seguito alla caduta di questo embargo, si aprono diverse possibilità per l’Italia, visto che l’economia iraniana è in forte crescita. Fino al 2011 gli scambi commerciali fra Italia e Iran arrivavano a 7,1 miliardi di dollari. A partire dal 2012 gli affari non sono andati molto bene, crollando nel 2013 e nel 2014. Secondo alcune stime economiche, dal 2006 ad oggi l’Italia avrebbe perso 15 miliardi di export verso l’Iran.

    LEGGI ANCHE:
    - Dopo l’accordo siamo davvero al sicuro?
    - La mappa degli Stati con le armi micidiali

    Il settore che ne ha risentito di più è stato quello della meccanica strumentale, che dall’inizio delle sanzioni non ha permesso di recuperare 11 miliardi. Adesso, con la fine dell’embargo, sono previsti incrementi per quasi 3 miliardi di euro nei prossimi 4 anni per l’export italiano.

    Ad essere interessati dalla ripresa dell’export dall’Italia verso l’Iran sono molti settori, dal petrolio al gas, dal mercato immobiliare all’edilizia, dalle automobili all’industria bellica. Nel corso del tempo è chiaro che si deve considerare anche il ruolo della concorrenza, anche perché Paesi come Cina, India, Russia e Brasile hanno conquistato un posto importante all’interno degli scambi commerciali con l’Iran.

    Il ritorno dell’Iran sulla scena internazionale a livello commerciale costituisce una condizione importante per il petrolio e per il gas, visto che il Paese in questione ha delle riserve davvero preziose di questi idrocarburi. Molto importante è anche il settore legato all’impiantistica e alla meccanica, nell’ambito del quale l’Italia guadagnava 2 miliardi di euro.

    E poi l’industria dell’auto, che è la più importante dell’Iran dopo quella energetica. Anche le case estere possono rappresentare dei punti di partenza importanti, non appena verranno sospese le sanzioni. L’agricoltura iraniana è un altro settore di sviluppo, anche perché è alla ricerca di tecnologia per automatizzare i processi produttivi e ridurre i costi del lavoro. Anche in questo senso l’Italia potrebbe fare ottimi affari.

    Con l’accordo raggiunto sul nucleare in Iran, gli affari non si contano nel mondo del petrolio. Già Eni si è messa in movimento per tornare a investire nel Paese. Infatti un portavoce dell’azienda petrolifera italiana ha detto che l’accordo raggiunto rappresenta un punto fondamentale, perché Eni vuole prendere in considerazione di intervenire nel Paese, se il governo iraniano dovesse presentare dei contratti più favorevoli in linea con gli standard internazionali.

    Da parte di Teheran ci sarebbe l’interesse a giocarsi questa possibilità, soprattutto nella proposizione di nuove forme di contratti, che siano meno penalizzanti per gli operatori del campo del petrolio. Le varie compagnie petrolifere mondiali spesso contestano le forme contrattuali proposte dagli altri Stati, perché le considerano poco aperte a molti guadagni, quindi la strada che eventualmente si aprirebbe con i commerci con l’Iran rappresenterebbe un ottimo affare.

    D’altronde, per quanto riguarda l’Eni in particolare, la compagnia è presente in Iran fin dal 1955. Attualmente la sua attività è limitata al recupero degli investimenti sostenuti in passato, ma le cose in futuro sono destinate a cambiare.

    Federica Mogherini: 'Un'opportunità storica'

    Non è soltanto il petrolio ciò che costituisce la ricchezza dell’Iran e di cui l’Italia potrebbe avvantaggiarsi. Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, che ha dichiarato come l’Italia possa riaffacciarsi con una vasta gamma di potenzialità del suo sistema imprenditoriale su un mercato molto importante, come quello dell’Iran, che oggi può contare 80 milioni di consumatori.

    Il Bel Paese ha, quindi, ottime opportunità economiche, anche perché l’Italia era considerata da parte dell’Iran il primo partner economico e commerciale nell’epoca che ha preceduto le sanzioni. I prodotti italiani sono ancora molto apprezzati in quel mercato e presto l’Italia vorrebbe riprendere un accordo bilaterale, che consenta nuove possibilità di ampliamento del mercato.

    Anche Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha commentato l’accordo con queste parole: “Questa è un’opportunità unica per cambiare non soltanto l’approccio nei confronti del nucleare iraniano, ma anche la natura delle relazioni tra Unione Europea e Iran all’insegna di maggiore fiducia reciproca”.

    Dopo l’annuncio dell’accordo nucleare con l’Iran, il prezzo del greggio, a livello internazionale, è sceso di circa il 2%, arrivando a toccare una cifra compresa tra 55 e 56 dollari al barile. La rimozione delle sanzioni apre la strada anche ad un aumento delle esportazioni iraniane di petrolio. Si stima che dai campi petroliferi iraniani potranno essere estratti circa 3,4-3,6 milioni di barili al giorno e tutto ciò influirebbe sull’offerta mondiale di petrolio, facendola risalire in maniera essenziale.

    Ma non bisogna attendere le estrazioni, perché, secondo stime internazionali, l’Iran avrebbe già una quarantina di milioni di barili stipati in petroliere ormeggiate lungo il Golfo Persico. Questa grande quantità di petrolio è pronta ad essere portata verso eventuali clienti. Una volta eliminati gli ostacoli amministrativi, di certo non ci saranno delle difficoltà di carattere industriale nell’accelerare la produzione e la vendita del petrolio ai grandi gruppi occidentali.

    Già alcuni produttori sono andati a Teheran, subodorando affari importanti, anche se, almeno per il momento si sono dimostrati restii a concludere accordi, finché la legislazione in vigore non sarà rivista. La legge iraniana, difatti, stabilisce che il petrolio è di proprietà statale e non delle compagnia. Queste vengono ripagate soltanto per i servizi forniti. Ma probabilmente, in seguito al grande exploit commerciale dell’Iran, qualcosa sarà destinato a cambiare anche in questo senso.

    Attualmente la Cina acquista dall’Iran circa 600.000 barili al giorno di petrolio e la Corea del Sud circa 150.000. Con la fine dell’embargo, inevitabilmente altri partner economici si inseriranno nel panorama delle esportazioni, tra cui quelle di petrolio occupano un posto di rilievo. Si preparano degli scenari futuri internazionali molto importanti.

    1153

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Buone notizieCinaCorea del SudEconomiaEniFederica MogheriniIranMinistriPetrolioPolitici italianiUnione EuropeaIraniani Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16/03/2016 10:02
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI