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Bandierine per andare in bagno, polemica alla Teleperformance di Taranto

Bandierine per andare in bagno, polemica alla Teleperformance di Taranto
da in Aziende, CGIL, CISL, Economia, Lavoro, Sindacati
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    Bandierine per andare in bagno, polemica alla Teleperformance di Taranto

    Bandierine per segnalare quando si va in bagno durante le ore di lavoro. È l’idea della Teleperformance, colosso dei call center, per la sede di Taranto dove, secondo l’amministratore delegato Gabriele Piva, si registrano troppe assenze e tempi troppo lunghi per chi si reca alla toilette. L’azienda francese è in una situazione delicata per quanto riguarda la sede della città pugliese, una delle due italiane che rischiano la chiusura: la vertenza è in corso da tempo e ora è arrivata questa nuova disposizione che ha scatenato non poche polemiche. I sindacati hanno infatti chiesto all’azienda di ritirare la norma, definendola “ridicola”.

    A Taranto, Teleperformance è una delle realtà aziendali più importanti, seconda solo all’Ilva con 1.700 dipendenti a tempo indeterminato e quasi mille a progetto: la possibilità di una sua chiusura potrebbe dare il colpo di grazia all’economia della città. Il provvedimento sulle bandierine ha infiammato un clima già incandescente: secondo la direttiva, chi dovrà andare in bagno, dovrà segnarlo con una bandierina sulla propria postazione di lavoro. Nella sala più grande saranno solo due le bandierine a disposizione, il che significa che solo due persone alla volta potranno recarsi alla toilette. Una invece quella a disposizione della sala più piccola.

    L’episodio è solo l’ultimo di una serie che ha contrapposto azienda e lavoratori: nei mesi scorsi, l’ad Piva sottolineò l’alto tasso di assenteismo soprattutto nei mesi di marzo e aprile e sempre più spesso nei giorni prima del fine settimana o della festività, con un costo per l’azienda di 200mila euro al mese.

    La norma sulle bandierine ha scatenato la reazione dei sindacati. Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc hanno inviato una nota all’azienda definendo “ridicola” la procedura e hanno confermato la loro “indisponibilità ad accettarla”, invitando i lavoratori a “non adeguarsi visto che non è prevista da obbligo contrattuale”.

    “Riteniamo che le energie di questo quadro dirigenziale debbano rivolgersi a superare le difficoltà di questo momento e non vadano impegnate nell’inventare procedure inutili, fuorvianti e umilianti per i lavoratori”, conclude la nota.

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