Default nella storia: tutti gli Stati che hanno dichiarato bancarotta

Default nella storia: tutti gli Stati che hanno dichiarato bancarotta
da in Alexis Tsipras, Banche, Economia, Europa, Fondo monetario internazionale, Grecia, Riforme, Russia, Unione Europea
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16/03/2016 09:56

    Nella storia il default non si può considerare soltanto appannaggio della Grecia. Certamente la crisi economica dello Stato ellenico sta suscitando molto interesse, perché è quello che più sta lasciando visibile una situazione di incertezza all’interno dell’Unione Europea, ma il default e il debito pubblico non sono soltanto dei prodotti del nostro tempo. Basti pensare che dal 1800 si sono registrati 227 casi di default in tutto il mondo: Stati che hanno dichiarato bancarotta, Stati che non sono riusciti a saldare il debito nei confronti di donatori esteri per più di una volta all’anno. Anche Paesi industrializzati come l’Austria e la Germania sono stati sull’orlo del fallimento per vari motivi, a causa di guerre, di cambi di regime e per molte altre ragioni. E poi ancora 8 volte in default la Francia, 7 volte l’Austria, 6 il Portogallo, 5 la Grecia. La Spagna è stata sull’orlo della bancarotta circa 12 volte.

    Il primo default della storia in assoluto ha come protagonista sempre la Grecia, quella del IV secolo. Si tratta del primo caso documentato in modo chiaro e si verificò quando 13 città della Lega Delio-Attica non ripagarono i loro debiti provocando diversi problemi. Le 13 città formavano una confederazione di città-Stato greche in funzione antipersiana, con a capo Atene. Il gruppo di città partecipava alla creazione di risorse per finanziare le guerre. Nel periodo compreso fra il 377 e il 373 a.C., 13 città, che avevano preso in prestito ingenti somme dal tempio di Apollo a Delo, dichiararono che non le avrebbero restituite. Le finanze del tempio ne risentirono in modo ampio.

    Anche in Messico si verificò una vera e propria crisi economica, che è nota come crisi del peso. E’ stata provocata dall’improvvisa svalutazione della moneta nazionale nel dicembre del 1994. Ebbe forte impatto sui Paesi vicini, un effetto che fu chiamato effetto tequila. Photo credit: CmStopardi

    Nel 1997 la Russia, dopo 6 anni di riforme post sovietiche, sembrava essere pronta a riconquistare la fiducia degli investitori internazionali. Tutto ciò non si verificò, ma anzi il Paese cadde in una profonda depressione, arrivando ad un tasso di povertà molto alto, determinato soprattutto dai salari particolarmente bassi. Ben presto arrivò anche il ribasso dei prezzi delle materie prime in seguito alla crisi asiatica del 1997. L’economia della Russia ne risentì molto, anche perché le materie prime rappresentavano una delle principali risorse del Paese. Il governo fu costretto allora a svalutare la moneta e si dichiarò insolvente. Photo credit: josef.stuefer

    Alla fine degli anni ’90 in Argentina si ebbe una recessione profonda, che provocò un aumento del deficit. Il Paese perse la fiducia degli investitori. Nel 2001 la popolazione cominciò a ritirare i risparmi dalle banche, preferendo mandare i fondi all’estero. Il debito dello Stato aumentò sempre di più. Le autorità decisero per uno scambio volontario di titoli di Stato, ma non sempre riuscirono a rispettare gli impegni presi. Anche in questo caso il governo si dichiarò insolvente. Photo credit: Franco Folini

    Ripercussioni della crisi argentina ci furono anche sull’Uruguay. D’altronde i due principali istituti bancari del Paese erano controllati da gruppi argentini. Anche in Uruguay si registrò una forte fuga di capitali. Un dato molto significativo a tal proposito è il fatto che nel 2002 il 38% dei depositi era stato ritirato. L’Uruguay non riuscì a ripagare i creditori e chiese ai detentori di titoli di estendere la scadenza di 5 anni. Photo credit: ana_ge

    Anche il nostro Paese non è stato immune dal default. Ufficialmente non è stata mai dichiarata la bancarotta, però nella storia lo Stato in ambito internazionale è stato sempre caratterizzato da un comportamento leggero e poco attento nei confronti del bilancio. Il processo inflattivo più clamoroso fu quello che si verificò durante la seconda guerra mondiale.

    La Germania, che ci sembra il Paese più intoccabile dal punto di vista dei bilanci economici e che si è posto sempre in posizione forte, ha dichiarato default ben 8 volte. Le ultime 2 furono nel 1932, a causa della crisi economica, e nel 1939, a causa della decisione di entrare in guerra. Photo credit: Pentolaro

    La crisi economica della Grecia attuale affonda le sue radici già nel 2008, anche se per la prima volta nel 1993 l’economia greca aveva registrato un caso di recessione. Nel 2010 furono varate delle misure volte a sanare i conti pubblici, come il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici e una riforma del sistema pensionistico. La situazione però non sembrò migliorare nemmeno nel 2011, quando il governo fu costretto ad attuare nuovi tagli e nuove privatizzazioni, per ottenere prestiti da parte dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Oggi la situazione della Grecia è davvero sulla lama del coltello, perché il Paese rischia di non poter più pagare i debiti che ha accumulato e l’Unione Europea ha proposto delle misure di austerity sempre più gravose, che hanno spinto il Premier Alexis Tsipras ad indire un referendum, per sentire il parere dei cittadini.

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