Reddito di cittadinanza: cos’è e in cosa consiste la proposta del M5S

Reddito di cittadinanza: cos’è e in cosa consiste la proposta del M5S
da in Beppe Grillo, Economia, Movimento 5 Stelle, Reddito
Ultimo aggiornamento:
    Reddito di cittadinanza: cos’è e in cosa consiste la proposta del M5S

    Era uno dei punti cardine del loro programma di governo, ed ora il Movimento Cinque Stelle si sta battendo pubblicamente per l’approvazione della proposta di un reddito di cittadinanza per chi è senza lavoro o ha un reddito al di sotto della soglia di sopravvivenza. La proposta è stata presentata sul blog di Beppe Grillo per essere discussa in Rete con gli attivisti tramite un’applicazione online, ora Grillo invita tutti a partecipare alle “marce per il reddito di cittadinanza“, previste in diverse località italiane.

    La proposta del M5S prevede il reddito minimo a 600 euro mensili, con integrazioni per i cittadini che non arrivano a questa soglia: ad esempio, spiega la senatrice Nunzia Catalfo, “una pensionata che percepisce 400 euro avrà diritto ad altri 200 di integrazione, per un reddito mensile di 600 euro”. Beppe Grillo e i suoi parlamentari hanno fatto del reddito di cittadinanza uno dei punti cardine del loro programma politico ma finora non si era ancora arrivati ad un testo concreto. C’è una bozza in cui si afferma che ‘hanno diritto a richiedere e percepire il reddito di cittadinanza tutti i soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge hanno compiuto i diciotto anni di età, sono residenti sul territorio nazionale, percepiscono un reddito netto annuo inferiore ad euro 7.200 netti‘.

    La proposta di legge del M5S è indiscutibilmente molto costosa, per cui la discussione verte soprattutto su come reperire le risorse necessarie per finanziare il reddito di cittadinanza: secondo i parlamentari del Movimento il costo complessivo dell’operazione sarebbe per il primo anno di quasi 17 miliardi di euro (16.961 milioni di euro), di cui 15,5 miliardi da destinare al sostegno economico e 1,4 miliardi per rafforzare i Centri per l’Impiego, per la creazione di nuova impresa e di start up.

    Il numero complessivo dei cittadini che sarebbero toccati dal provvedimento è fissato in circa 9 milioni. Il gettito, secondo fonti del M5S, verrebbe garantito da cospicui tagli al ministero della Difesa e alle pensioni d’oro, risorse aggiuntive verrebbero prelevate anche dall’Imu sugli immobili che fanno capo alla Chiesa.

    Se a sinistra il partito Sel di Vendola appoggia l’iniziativa, dure critiche arrivano da Stefano Fassina, responsabile economico del Pd e viceministro dell’attuale esecutivo di larghe intese: secondo Fassina “le balle di Grillo sono sempre più grosse. Il nuovo che avanza.

    Per assicurare il reddito di cittadinanza così come lo immaginano i grillini servirebbero almeno 30 miliardi di euro l’anno, mentre con le coperture indicate si arriverebbe a malapena a quattro”.

    Se andiamo ad osservare la situazione all’estero scopriamo come, rispetto alla proposta del M5S, il reddito minimo garantito venga erogato in maniera selettiva, ed è un emolumento che si va ad aggiungere e non a sostituire ai normali sussidi di disoccupazione, assai più generosi di quelli erogati nel nostro Paese. In genere si ricorre al reddito di cittadinanza, o reddito minimo garantito, per tutelare categorie di cittadini particolarmente vulnerabili: ad esempio in Danimarca l’assegno è molto alto solo per le famiglie numerose, dove può arrivare fino a tremila euro al mese, mentre l’emolumento per i single varia tra i 300 e i 500 euro al mese in molti paesi come la Germania, la Francia e l’ Olanda.

    Più generosa ancora una volta la Scandinavia, dove l’assegno può arrivare a mille euro e anche più, mentre nei Paesi dell’Est Europa non di rado scende sotto i cento euro al mese, sempre parlando di single.

    Il punto fondamentale è che comunque in tutte le nazioni estere l’accesso al reddito minimo è regolato da condizioni specifiche, come non avere alcun mezzo di sussistenza né risparmi, e inoltre prevede l’obbligo di partecipare a programmi di formazione professionale o per il reinserimento nel mondo produttivo. Insomma nessun facile assistenzialismo: anche nei Paesi più ricchi ed economicamente produttivi i soldi per il Welfare, che nella maggior parte derivano dalle tasse pagate dai contribuenti, non vengono elargiti in maniera indifferenziata.

    781

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Beppe GrilloEconomiaMovimento 5 StelleReddito Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16/03/2016 10:52
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI