Xylella in Puglia: cause e trattamenti per evitare l’abbattimento degli ulivi

Xylella in Puglia: cause e trattamenti per evitare l’abbattimento degli ulivi
da in Agricoltura, Economia, Regione Puglia, Xylella fastidiosa
Ultimo aggiornamento: Sabato 20/02/2016 10:53

    La presenza della Xylella fastidiosa in Puglia ha assunto ormai i contorni di un’emergenza. Il batterio che causa il disseccamento degli ulivi del Salento e che sta mettendo in ginocchio gli agricoltori locali, data la rapida diffusione, non attacca solo gli alberi di ulivo. E sta diventando una preoccupazione anche per l’Europa, che teme il pericolo di un propagazione dell’agente patogeno alle colture dei Paesi UE. Questo perché, secondo l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare che dal 2013 indaga sulla vicenda), le specie vegetali a rischio di contagio sarebbero molte: agrumi, vite, mandorla, pesca e prugna, ma anche piante ornamentali e da giardino, come la quercia, l’acero e l’oleandro. Il caso è diventato nazionale dopo la decisione della Regione Puglia di abbattere gli alberi per risolvere il problema, creando uno strascico di commenti e polemiche che continuano tuttora. Facciamo allora il punto della situazione nelle seguenti schede, visto che da diversi anni il batterio colpisce in Puglia, e di recente si è diffuso anche in Lombardia, generando nuovi allarmi e la necessità di controlli più attenti.

    La Xylella fastidiosa è un batterio delle piante che infesta le colture, ed è nativo delle Americhe (Costa Rica). In quei luoghi colpisce soprattutto gli agrumi, ma sono oltre 150 le specie di piante interessate dal parassita.

    I vettori responsabili della diffusione del batterio sono gli insetti che fanno parte delle famiglie delle Cicadellidae, Aphrophoridae e Cercopidae, insieme al Philaenus spumarius, conosciuti anche come sputacchine o cicaline.

    Le sputacchine o cicaline succhiano prima la linfa dagli alberi infetti e poi da quelli sani, e in questo modo veicolano il batterio patogeno da una pianta all’altra.

    La Xylella provoca la moria dell’ulivo, e di altre piante, tramite disseccamento rapido. Il batterio è in grado di moltiplicarsi nell’apparato linfatico della pianta, causando l’occlusione dei vasi xilematici e il conseguente essiccamento dell’albero malato.

    La Regione Puglia dal 2013 ha a che fare ufficialmente con la Xylella, ma le prime segnalazioni di disseccamento risalgono al 2011, provenienti dalla zona del Salento, quella più a sud.

    Al momento sono 230 mila gli ettari di coltivazioni già attaccati in Puglia. Un milione sono il totale degli ulivi a rischio (il 10% delle piante in Puglia). In più i danni alle coltivazioni sono aumentati dalla presenza altri parassiti, funghi e patogeni che rafforzano l’attività distruttrice del batterio.

    Sono stati già abbattuti un centinaio di alberi affetti da Xylella fastidiosa, ma ad oggi non sono stati individuati metodi adatti a debellare il batterio in maniera definitiva. Il Comitato scientifico nazionale che monitora l’emergenza del Salento ha vagliato un piano (13 milioni di euro) nell’aprile 2015, che prevede sia l’eradicazione degli alberi infetti che un attacco massiccio con trattamenti fitosanitari che possa portare alla distruzione degli insetti vettore.

    Il primo piano anti-batterio gestito da Giuseppe Silletti, comandante del Corpo Forestale in Puglia, è stato però bloccato dal Tar Lazio e dal Consiglio di Stato a causa dei ricorsi presentati dai fratelli Pesce, proprietari di un uliveto a Oria, nel Brindisino, e di 26 aziende del biologico, che non solo si oppongono alla distruzione degli uliveti ma ponevano anche l’allarme sull’uso indiscriminato di pesticidi. Il commissario ha comunque proposto un congruo ”ristoro di tipo economico per gli agricoltori colpiti dalla piaga della xylella, che dovranno eradicare alcune piante dai loro uliveti”.

    L’imperativo comune è bloccare il contagio. Il Comitato Ue accetta come dato di fatto che in tutta la provincia di Lecce non è più possibile eradicare il batterio, e che dunque bisogna passare alla strategia del contenimento. E’ stato poi confermato che nelle altre aree della Puglia, dell’Italia e dell’Ue resta l’obbligo di procedere immediatamente a misure di eradicazione anche drastiche nel caso in cui compaiano nuovi focolai del batterio. Si insiste moltissimo sulle buone pratiche (come l’aratura dei campi), che come hanno ribadito pure gli entomologi hanno abbassato dell’80/90% la popolazione giovanile di insetti-vettori.

    La Francia ha chiuso le frontiere con un Decreto del ministero dell’Agricoltura che ha vietato l’importazione dalla Puglia di ben 102 specie vegetali a rischio Xylella. Inoltre l’Ue ha proposto il bando delle importazioni di piante di caffè provenienti da Honduras e Costa Rica, visto l’elevato rischio di essere infettate. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare in collaborazione con il Centro di ecologia e idrologia (Ceh) del Regno Unito, ha vagliato la possibilità di utilizzare un modello matematico per prevedere la diffusione del patogeno nel territorio leccese. In un altro progetto pilota, sviluppato in collaborazione con il Cnr di Bari, si sta studiando il campo ospite del batterio. Per i risultati occorrerà aspettare la fine del 2015.

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