Lavoro nero: sanzioni per il lavoratore e per il datore di lavoro

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    Lavoro nero: sanzioni per il lavoratore e per il datore di lavoro

    Quali sono le sanzioni per il lavoratore e il datore di lavoro in presenza di un accertamento di lavoro nero: cioé cosa rischia chi assume qualcuno non in regola e chi si piega, pur di lavorare, a prestare la sua professionalità senza un contratto e senza il pagamento dei dovuti contributi e tasse? Guardia di Finanza, Dipartimenti Provinciali del Lavoro, Inps, Inail sono gli accertatori di eventuali rapporti di lavoro non regolare e ricordiamoci sempre che il lavoro in nero è un reato importante nel nostro codice.

    Le sanzioni per il datore di lavoro

    Ogni assunzione va comunicata obbligatoriamente all’Inps: se questo non avviene il datore di lavoro paga una multa amministrativa pari a 500 euro per ogni lavoratore non segnalato. Anche la Direzione Provinciale del Lavoro interviene con sanzioni da 1.500 euro e fino ad un massimo di 12.000 euro per ogni lavoratore non regolare. Le multe sono cumulabili con quelle previste per il mancato pagamento dei contributi e ammontano ai contributi stessi più un 30% di mora annuale, con una sanzione minima di partenza di 3.000 euro. Tra l’altro gli ultimi inasprimenti legislativi fanno rischiare anche la chiusura temporanea dell’attività.

    Le sanzioni per il lavoratore

    Il lavoratore è la parte debole della catena e non rischia sostanzialmente nulla. A meno che durante il lavoro si sia reso responsabile di gravi reati, come aver rubato qualcosa all’interno dell’azienda o per il furto di proprietà intellettuali. Ma tutto questo ovviamente non è attinente con la problematica strettamente connessa al diritto del lavoro.

    A chi denunciare

    La via più semplice è quella di rivolgersi ai sindacati, i quali hanno sempre degli accordi con studi di avvocati del lavoro. In genere il sindacato trattiene il 10% dell’eventuale rimborso per le spese che ha sostenuto. Alternativamente la denuncia può essere inoltrata alle competenti direzioni provinciali del lavoro o ai carabinieri, nucleo ispettorato sul lavoro. Ci si può anche rivolgere ad un legale di fiducia, ma con costi sicuramente più elevati.