Expo Milano 2015, come ci presentiamo all’evento universale sul cibo?

Expo Milano 2015, come ci presentiamo all’evento universale sul cibo?
da in Economia, Expo 2015 Milano
Ultimo aggiornamento: Sabato 20/02/2016 10:43

    Il 1° maggio apre ufficialmente Expo 2015 e Milano diventerà per sei mesi la “capitale del Mondo”. Ma è davvero tutto pronto? Che volto mostrerà la città e l’Italia a tutti i Paesi e ai milioni (si spera) di visitatori che arriveranno da ogni parte del globo? Nell’ultima settimana prima dell’inaugurazione si è cercato di recuperare il tempo perduto, ma su alcuni aspetti si è potuto fare ben poco. Stiamo parlando di problemi che Milano vive da tempo, per cui non basta un commissario unico e qualche muro di cartongesso a coprire il vuoto. Che immagine daremo al mondo intero? Saremo davvero in grado di ribaltare i luoghi comuni che ci perseguitano? LEGGI ANCHE—>I DIECI PADIGLIONI IMPERDIBILI

    Partiamo da Expo e da quello che per sei mesi sarà il tema dominante: nutrire il Pianeta, discutere di cibo e sostenibilità, aprire le porte ai gusti e alle tradizioni sparse per il mondo, trovare soluzioni affinché da un lato non ci sia più gente che muore di fame, dall’altro non ci siano più eserciti di obesi. Tutto bellissimo, soprattutto pensando che tra non molto ci saranno 7 miliardi di persone ad abitare la Terra. Cosa fa Expo per parlare di cibo sostenibile e di nutrizione? Sceglie come sponsor Coca-Cola e McDonald’s. Due multinazionali del junk food sono il volto dell’esposizione dedicata alla nutrizione: tutta una questione di soldi. Lo stesso Oscar Farinetti, patron di Eatitaly (tra l’altro finito nell’occhio del ciclone per l’assegnazione del padiglione), ha difeso la scelta. “Essere contrari alla presenza di Mc Donald’s e Coca Cola è una stupidaggine enorme. Il tema di Expo è nutrire il pianeta, è universale. Semmai dobbiamo parlare del perché nel mondo c’è ancora un 20% di malnutriti”, la sua tesi.

    Rimaniamo in tema di costi. Per la realizzazione dei padiglioni espositivi e in particolare del padiglione Italia, gli ultimi dati parlano di costi in crescita, dai 63 milioni di euro previsti agli attuali 92 milioni. Giovanni Sala, commissario unico Expo, ha spiegato che l’aumento è dovuto alla gestione “in emergenza”: doppi turni per gli operai, lavori in orari notturni, modifiche in corso d’opera per accelerare i lavori.

    Spendiamo di più perché tutto sia pronto, questo il succo. Peccato che, 8 giorni prima l’inaugurazione lo stesso Sala, in un’intervista al GR3 di Radio Rai, abbia detto che i padiglioni finiti sono 30 su 54. “Ci confrontiamo con una difficoltà nel gestire i lavori pubblici in Italia che deriva veramente da un eccesso di regole di burocrazia, ma alla fine sono convinto che sarà tutto pronto”, ha promesso Sala. Di certo, non sarà completo il Padiglione Italia, anche se la promessa è che sia finito in tutte le sue parti nel più breve tempo possibile. In città e nei dintorni rimangono ancora aperti cantieri stradali e non che hanno iniziato i lavori anni fa. La sensazione è che Milano e il circondario sia ancora un cantiere a cielo aperto, sperando che almeno dopo l’Expo venga chiuso.

    Senza pensare agli arresti e alle indagini che hanno investito Expo. Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità per la lotta alla corruzione, vigila e cerca di dare ordine e legalità al magma di corruttela che ha travolto l’inizio dei lavori. Cosa ci aspetterà dopo il 31 ottobre, quando Expo sarà terminato, è tutto da vedere.

    Aggiungiamo altri dettagli. Il tema dei trasporti è un nervo scoperto. Milano è in fermento da tempo e nei sei mesi già sono previsti scioperi che potrebbero bloccare la città, dai tassisti ai benzinai fino ai mezzi pubblici. Il neo ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio chiede di fermare gli scioperi almeno durante l’evento e incontrerà a breve i sindacati per regolamentarli in nome di una “questione di sensibilità sociale, di affetto verso il nostro Paese”. Nel frattempo, Milano è rimasta bloccata per mezza giornata il 29 aprile a causa dello sciopero di una piccola sigla sindacale dei lavoratori Atm: code ai taxi, tram a singhiozzo, metropolitane chiuse. Lo scontro tra Uber e i tassisti getta altra benzina sul fuoco: immaginate cosa potrebbe succedere se, in un qualsiasi giorni dell’esposizione, i taxi fermassero la città. I mezzi pubblici sarebbero pronti a soddisfare le richieste dei milioni di viaggiatori previsti?

    Di certo, per i disabili che arriveranno a Milano è già difficile muoversi. Un servizio realizzato da Repubblica, ha sottolineato le mancanze della città che non è ancora a misura di carrozzina. Sembra una banalità, ma a San Babila, nel cuore del capoluogo e zona tra le più visitate già ora, non ci sono le discese sui marciapiedi in corrispondenza degli attraversamenti pedonali. Prendere un treno o la metro per Rho-Fiera richiede a oggi un preavviso di almeno un’ora. Se si è in carrozzina, si arriva in biglietteria e si deve prenotare sessanta minuti prima di partire l’assistenza per il viaggio. La civiltà, questa sconosciuta.

    Il fattore sicurezza è quello che preoccupa di più, specie dopo la sparatoria al Tribunale di Milano, uno dei luoghi più protetti della città, dove un uomo è riuscito a entrare armato e a uccidere tre persone. Le autorità assicurano che non ci saranno falle, che tutto è stato studiato nei minimi dettagli: crederci è d’obbligo, avere dei dubbi è normale.

    Per mesi, se non per anni, abbiamo fatto finta di non sentire la crescente opposizione di associazioni, antagonisti e studenti all’Expo. Ora, a ridosso dell’apertura, i media e la politica scoprono l’altra faccia dell’esposizione, quella dei No Expo. Sono giovani, studenti, persone che credono in un futuro diverso da quello delle multinazioni, antagonisti e qualche pericoloso black block, arrivati soprattutto dal Nord Europa (Germania in primis). Le forze dell’ordine hanno perquisito e fermato già diverse persone pronte a scatenare la guerriglia, mentre per le strade di Milano sfilano i cortei dei No Expo. Qualche sparuto elemento imbratta le vetrine, pochi momenti di tensione, mentre il grosso dei manifestanti svela l’altro volto di Expo: quello dei lavori sottopagati per i giovani che credevano di trovare un’occasione di riscatto e che invece hanno trovato la solita precarietà. Le contestazioni fanno parte della società attuale: Francoforte fu messa a ferro e fuoco quando si inaugurò la nuova sede della Bce. Tocca sperare di non rivivere altre scene simili anche sotto il Duomo.

    Noi italiani però siamo maghi dell’immagine, geni dell’arte, del design, della comunicazione. Certo non in occasione di Expo, per cui siamo riusciti a inanellare una serie di figuracce da far rabbrividire. Cartelli in aera fiera con errori di traduzioni in inglese che manco alle medie, loghi e rendering di una bruttezza imbarazzante. L’ultimo in ordine di tempo è il fantastico cartellone dei Ristoranti di Toscana con evidenziata sulla cartina d’Italia la regione sbagliata. L’Expo è dietro l’angolo e ormai che siamo in ballo ci toccherà ballare, sperando che tutto questo non porti a un flop clamoroso e che il tanto annunciato rilancio dell’immagine italiana nel mondo arrivi. Altrimenti, meglio continuare a mangiare hamburger e bere Coca-Cola.

    1819

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