Buona cucina e convivialità: il fenomeno home restaurant

Buona cucina e convivialità: il fenomeno home restaurant
da in Economia, Lavoro, Povertà, Turismo
Ultimo aggiornamento: Martedì 15/03/2016 20:08

    Condividere un pasto con degli sconosciuti a casa propria, contribuendo alla spesa. Si chiama “home restaurant” la nuova tendenza che sta prendendo piede nel mondo della ristorazione creativa. Essendo una formula innovativa, non avrebbe potuto che sfruttare il web: qui si stabilisce il primo contatto, selezionando l’evento al quale si desidera partecipare sulle piattaforme social o attraverso il sito (ma anche il profilo Facebook) del ristorante, poi si prenota un posto a tavola e si paga. In Italia e in Europa questa nuova moda si sta diffondendo a macchia d’olio non solo fra i turisti che vogliono sfruttare l’occasione di un pasto all’italiana immersi nell’atmosfera che solo in una casa si può percepire, ma anche fra gli stessi residenti nel territorio, che parlano proprio di “ultima frontiera del social eating”.

    (nella foto, Michele Ruschioni e Daniela Chiappetti) Fra gli home restaurant più richiesti di Roma spicca in zona Porta Pia quello gestito dal giornalista Michele Ruschioni e dalla compagna Daniela Chiappetti, entrambi appassionati di cucina romana e armena. Due volte a settimana la coppia intrattiene 12 commensali con pasti luculliani contornati da aneddoti gastronomici in stile romanesco. Per chi ama la cucina Thai, i ravioli ripieni di gamberi e l’insalata di papaya (solo per citare alcuni piatti della tradizione thailandese), Luca ed Elle sono attualmente i più gettonati in zona Como. A Milano una chicca: prenotazione su Ma’Hidden Kitchen Supper Club per massimo 10 persone e lista d’attesa lunghissima se vogliamo sederci al tavolo di Melissa e Lele, che offrono una cena presso il loro loft cucinata dallo chef Andrea Sposini, che organizza anche market tour e lezioni di cucina per gli ospiti. Nel menu spiccano il filetto di maiale bardato al vino rosso, spinaci e peperoni al forno, miniburger di trota con asparagi e pomodoro fritto, mousse di fondente al tabacco toscano Kentucky. Da bere? Lo portate voi, ovvero vige la regola “Byo” (bring your own). Da gourmet.

    (nella foto, Marco Maestoso) Non vorremmo essere di parte ma la cucina italiana, si sa, spopola anche all’estero e soprattutto negli Usa. A New York è una vera e propria fissazione, purché di qualità come quella di Marco Maestoso, chef professionista che dopo aver lavorato nelle cucine del Cipriani di Wall Street e del ristorante Sirio presso il Pierre Hotel, reinterpreta in chiave culinaria nel suo monolocale di 50 mq con giardino in Manhattan i classici della nostra cucina assieme alla sua compagna Dalila Ercolani. In meno di un anno hanno ricevuto circa 1.200 ospiti, fra i piatti che non puoi dimenticare “majestic meatballs”, polpettine dal sapore delicato e curiosamente speziato la cui ricetta è assolutamente top-secret.

    (nella foto, Kerstin Rodgers) No, non intendiamo parlare di cena a lume di candela in metropolitana, ma di esperimenti alimentari underground, “clandestini”. L’idea nasce da Kerstin Rodgers, alias MsMarmiteLover, fotografa e appassionata di cucina che lanciò nel 2009 il suo ristorante casalingo, invitando gli ospiti a prenotare sul suo blog, oggi al 29°posto fra i migliori del Regno Unito. La data e l’indirizzo erano segreti, ora però è un evento gastronomico vero e proprio, come quello che si è svolto qualche giorno fa: un tea party a base di miele con baklava, madeleine, pasticcini homemade e torte salate per il prezzo di 50 sterline a partecipazione, compresa una conferenza sull’apicoltura e una copia con dedica dell’ultima fatica editoriale di Kerstin (Secret Tea Party).

    Per promuovere questo tipo di attività le piattaforme social, i blog e siti web sono gli strumenti che fanno al caso: per l’Italia, fra tutte, primeggia “Ceneromane”, dedicata a viaggiatori e residenti che vogliono cenare in location da sogno. Al momento vi sono iscritti 40 padroni di casa ed è un progetto autofinanziato lanciato nel 2012, da un anno entrato in un programma di accelerazione di Sellalab (by Banca Sella) per la gestione dei flussi di pagamento ai proprietari della location. Il costo medio per una cena si aggira intorno ai 40 euro. Ci sono innumerevoli progetti italiani dedicati alla cucina casalinga. Solo per citarne alcune, Le Cesarine di Bologna e il loro progetto “Home Food” patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole in collaborazione con l’Università di Bologna al fine di valorizzare e diffondere la cultura del cibo tradizionale, dei prodotti tipici e del territorio; Gnammo.com, la più grande community italiana nata dalla fusione nel 2012 delle start up Cookous e Cookhunter, diffusa in 124 città conta 1.055 cuochi e ha realizzato ben 500 eventi social, offre brunch da 10 euro a cene-spettacolo da 40 euro per menu di tradizione italiana quanto etnica; New Gusto invece si rivolge ai turisti per favorire scambi culturali attraverso il cibo; KitchenParty.Org, community di appassionati della buona tavola che vogliono condividere la loro passione incontrandosi a casa e nei locali; Peoplecooks, indirizzato a studenti e lavoratori fuorisede, turisti low cost e persone con difficoltà economiche, offre pasti a non più di 6 euro. Una menzione a parte merita Soulfood, per il progetto particolare che rappresenta: nato da un’idea di Don Pasta, “gastro-filosofo” militate, con l’associazione Terreni Fertili, per una mobilità sostenibile, propone cene-incursioni nelle case degli chef, per diffondere i concetti di sostenibilità, eco-compatibilità e cibo come mezzo di socializzazione ed integrazione. La piattaforma si avvale spesso di Rural Hub, una scuola di condivisione per progetti di innovazione sociale applicati alla terra. Durante una cena organizzata da Soulfood, l’intellettuale Stefano Benni, a Roma, ha letto dal vivo “Il bar sotto il mare” in una autofficina su via Palmiro Togliatti.

    Specifichiamo che non si tratta di un’attività commerciale, in quanto si svolge fra le mura domestiche, e non serve una autorizzazione sanitaria anche se per sicurezza sarebbe meglio munirsi di attestato sulla sicurezza alimentare. L’home restaurant è inquadrabile come attività lavorativa occasionale fino ad un massimo lordo di 5 mila euro annui, per la quale non è necessario aprire una partita Iva. Sul reddito generato, non superiore ai 30 mila annui, è previsto il regime agevolato dei minimi. Questo per la questione “tecnica”, dal punto di vista creativo non ci sono vere e proprie regole da seguire, quanto essere appassionati di cucina e amare la buona compagnia!

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