Lavori peggiori del 2015: dal giornalista al taglialegna i mestieri a rischio

Lavori peggiori del 2015: dal giornalista al taglialegna i mestieri a rischio
da in Economia, Lavoro

    In un mercato del lavoro sempre più in crisi, con la disoccupazione che galoppa, è sempre bene essere informati su quali sono i lavori peggiori e quali invece i migliori, almeno per il 2015. Ad aiutare nella scelta arriva la classifica stilata da CareerCast, sito per la ricerca di lavoro statunitense: la società ha analizzato il mercato del lavoro prendendo 200 posizioni e valutandone i fattori ambientali, il reddito, le prospettive lavorative e i livelli di stress. Ne è emersa una classifica che vede ai primi posti tra i lavori peggiori professioni che un tempo erano ritenute di alto livello, almeno per le prospettive di guadagni: al vertice i giornalisti, seguiti dai taglialegna e i militari. Il mercato dell’informazione e intrattenimento, con il reparto della difesa e della sicurezza sono i più bersagliati. Vediamo il dettaglio.

    Il lavoro peggiore del 2015 è quello del giornalista, in particolare se sulla carta stampata. La crisi del settore, la concorrenza, l’enorme gavetta richiesta, l’assenza di prospettive di assunzione in una redazione: sono gli elementi che rendono questa professione la più rischiosa, con il 13% del settore in ginocchio. Cresce il numero degli ex giornalisti che lavorano nei nuovi media o come Pr in uffici stampa.

    Complice la pericolosità della professione e le difficoltà in cui versano i settori dell’edilizia e delle costruzioni, i maggiori consumatori di legname, anche un lavoro antico come il taglialegna è decisamente a rischio. Il settore è in forte crisi con un calo del 5-10% di posti lavoro previsto.

    Per anni la scelta di arruolarsi e intraprendere la professione di militare di carriera è stata un’ancora di salvezza, ma l’altissimo stress a cui si è sottoposti, la disciplina, i sacrifici e i pericoli non sono per tutti: da qui la terza posizione nella classifica dei peggiori lavori per il 2015.

    Davanti alla tv siamo tutti chef, invece essere cuoco è un lavoro difficile, pesante che non porta al successo planetario. Stare al caldo in piedi per ore, senza un attimo di respiro, tra pentole bollenti e coltelli affilati, lavorando quando tutti gli altri sono in ferie, sono alcune caratteristiche che lo rendono un mestiere adatto a pochi.

    Tanti sacrifici, una lunga gavetta, alta sopportazione dello stress: il tutto per stipendi a volte davvero miseri. Per questo fare l’annunciatore tv o lo speaker radiofonico finisce nella lista dei lavori peggiori, vista anche la previsione di un calo dell’1,5% di posti di lavoro.

    Un lavoro ricco di fascino e attrattiva come il fotoreporter è fortemente a rischio. L’avvento di internet ha portato a una drastica riduzione dei pagamenti da parte degli editori, mentre i pericoli sono all’ordine del giorno per chi svolge la professione soprattutto in luoghi di guerra, anche a costo della vita.

    Al settimo posto troviamo un lavoro fortemente stressante come è quello del secondino o agente di Polizia penitenziaria. Stare tutto il giorno a contatto con criminali e con i tanti problemi legati alla vita in prigione è molto stancante sia fisicamente che psicologicamente: lo stipendio medio (36mila annui) non è neanche troppo allettante.

    Tra app di nuova generazione (Uber su tutte) e car sharing, anche la professione del tassista è fortemente a rischio e tra i lavori peggiori del 2015. Alla concorrenza si aggiunge lo stress e l’usura fisica e mentale, a fronte di uno stipendio medio intorno ai 24mila euro.

    Un sogno per tanti bambini, fare il pompiere, che anche nella realtà ha molto di eroico: i pericoli però non mancano e sono molti, spesso purtroppo anche mortali. Il lavoro encomiabile dei Vigili del Fuoco continua a far breccia nei cuori della gente e, nonostante i rischi del mestiere, si prevede una crescita dell’8% delle domande.

    A mettere a serio rischio la professione del postino sono, ancora una volta, le nuove tecnologie: la rivoluzione della consegna, con tanto di droni pronti a volare nei nostri cieli, porterà a un calo del 28% delle nuove assunzioni. Un mestiere antico in cui l’uomo rischia di essere soppiantato dalle macchine.

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