Pensioni Inps ultime notizie: arriva il simulatore dell’assegno

Pensioni Inps ultime notizie: arriva il simulatore dell’assegno
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    Pensioni Inps ultime notizie: arriva il simulatore dell’assegno

    L’Inps ha deciso di rendere possibile la simulazione dell’assegno di pensione. Un’operazione che potrà essere condotta attraverso il sito dell’ente e che si potrà compiere a partire dall’1 maggio. Il tutto si svolgerà attraverso tappe ben precise. Nella prima fase coloro che già sono in possesso del pin possono accedere e cliccare sul link “la mia pensione”. Chi è già registrato riceverà un’e-mail che lo informerà della possibilità e bisogna avere almeno 5 anni di contributi versati per ottenere la simulazione. In particolare a maggio si partirà con coloro che hanno meno di 40 anni, a giugno con gli under 50 e a luglio con gli altri.

    Poi nel corso dell’anno sarà avviata una campagna volta a sollecitare la richiesta del pin. Nel 2016 l’operazione verrà estesa ai lavoratori domestici, a quelli agricoli e poi ai dipendenti pubblici. Soltanto al termine dell’anno prossimo il simulatore andrà completamente a regime. Gli utenti avranno la possibilità di rendersi conto di quando prenderanno di pensione e allo stesso tempo saranno avvisati che si tratta soltanto di previsioni, che possono cambiare in base a numerosi fattori riguardanti la vita lavorativa.

    La riforma delle pensioni parte con una novità grazie alla decisione del neo presidente Inps Tito Boeri di partire con l’invio della busta arancione a 18 milioni di italiani a partire da maggio 2015 fino al prossimo l’autunno. La busta, che sarà inviata online a chi possiede il pin o cartacea a chi non lo ha, conterrà informazioni fondamentali: sarà infatti indicato quando si potrà andare in pensione e soprattutto di quanto sarà l’assegno pensionistico. “Verrà data la possibilità ai lavoratori italiani di poter sapere quali saranno le loro pensioni future”, ha confermato Boeri. Dopo decenni di prove, tentativi andati a vuoto e dietrofront da parte della stessa Inps, dal 2015 si cambia.

    L’idea di Boeri di rendere l’istituto pensionistico un “salvadanaio di vetro”, puntando sulla trasparenza delle informazioni, prende così vita.

    La busta arancione è nata in Svezia nei primi anni Novanta, quando venne introdotto il sistema contributivo: nel nostro Paese se n’è parlato per anni, si è presa una decisione nel 2009 ma finora nessuno ha mai avuto il coraggio di affrontare la questione, sia a livello pratico sia a livello comunicativo. L’ex presidente Inps, Antonio Mastrapasqua, aveva bloccato l’iter perché temeva un “sommovimento sociale” una volta che i lavoratori, specie giovani, avessero scoperto quando e come sarebbero andati in pensione. Boeri invece non ha perso tempo e, appena insediatosi, ha chiarito che il progetto andava portato a termine, con un lavoro che avrebbe riguardato tutti gli uffici Inps, nessuno escluso. Si sono riprese in mano le prime sperimentazioni portate avanti tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 su 12mila lavoratori, partendo dai 40enni fino ad arrivare ai 60enni. Dal prossimo autunno la busta sarà estesa a tutti gli iscritti Inps, partendo dai dipendenti e arrivando in seguito a parasubordinati e autonomi.

    La busta arancione conterrà così le tempistiche per la richiesta della pensione, basate sulle attuali norme vigenti, e le somme spettanti per ogni lavoratore in base ai contributi versati. In questo modo, spiega Boeri, ogni lavoratore avrà chiaro fin da subito come potrà essere il suo percorso e potrà decidere il da farsi, pensando a una pensione integrativa o una polizza assicurativa, o calcolando quando sia più conveniente ritirarsi dall’attività lavorativa.

    Si parte dai più giovani fino ad arrivare a 18 milioni di persone: per chi ha il codice Pin, sarà possibile scaricarla direttamente online, mentre i circa 3 milioni che non ne hanno la possibilità la riceveranno direttamente a casa. “È un’operazione molto importante perché va incontro a un’esigenza di informazione profonda che c’è nel nostro Paese”, ha chiarito Boeri. “I governi che si sono succeduti in questi anni non hanno mai voluto fornire ai cittadini, forse perché temevano di avere delle ricadute negative dando queste informazioni”.

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