Mobbing sul lavoro: come difendersi e a chi rivolgersi

Mobbing sul lavoro: come difendersi e a chi rivolgersi
da in Economia, Giustizia, How To Economia, Imprenditori, Reati
Ultimo aggiornamento: Giovedì 24/11/2016 07:17

    Si parla di mobbing sul lavoro quando una persona viene presa di mira dal capo e dai colleghi per i motivi più diversi: questioni personali, ritorsioni, tentativo di induzione al licenziamento. Fino ad un decennio fa in Italia non si parlava molto di mobbing sul lavoro ed ogni problema veniva ricondotto alle esistenti fattispecie di reato penale: violenza privata, diffamazione, molestie. Oggi esiste più informazione sul problema e non sono rare le notizie di dipendenti che decidono di accusare il proprio capo per mobbing; il problema principale in questi casi è quello di comprendere se realmente si può parlare di mobbing, ovvero se il datore di lavoro ha commesso realmente un abuso. Inoltre il mobbing può essere risarcito in sede civile, ma un reato di mobbing in senso stretto penalmente ancora non esiste.

    ‘To mob’ in inglese vuol dire attaccare, assalire, aggredire qualcuno; dunque il suo significato in ambito lavorativo ha assunto l’accezione di violenza morale o psichica che un datore di lavoro o un altro dipendente può commettere nei confronti di un lavoratore durante l’orario di lavoro. A volte tale violenza può addirittura sconfinare negli attacchi fisici. Quando si parla di mobbing, quindi, si devono intendere una serie di atteggiamenti o azioni commesse ripetutamente ai danni del lavoratore e che comportino un degrado delle condizioni di lavoro ed eventualmente un’alterazione dello stato di salute del lavoratore.

    Sul piano giuridico il lavoratore può ottenere un risarcimento in denaro ed è tutelato dal reiterarsi di queste azioni lesive per la persona anche se una legge specifica attualmente non esiste; dunque l’articolo al quale ci si rifà è il 2087 del codice civile che dice ‘l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro’. Una legislazione specifica, come detto, non esiste ancora. Ma il lavoratore che abbia subito mobbing può fare causa al datore di lavoro o ai colleghi che hanno messo in atto comportamenti di mobbing se si riscontrano violazioni delle vigenti norme: violenza privata, lesioni colpose, ingiuria, diffamazione, calunnia. Come nel caso di una signora di Imperia tiranneggiata dal superiore gerarchico. La signora dopo essere stata costretta a 22 giorni di riposo per stress emotivo con tanto di certificato medico ha denunciato il capo e ne ha ottenuto la condanna penale (pena sospesa) ed un congruo risarcimento in sede civile.

    Il lavoratore che voglia andare in giudizio per mobbing deve inoltre dimostrare non solo di avere subito un danno, ma anche che questo sia stato provocato dal comportamento del datore di lavoro. Per chi è comunque intenzionato ad andare fino in fondo potrebbe essere utile inviare preventivamente una lettera di diffida al proprio datore nella quale si comunica il proprio malessere.

    Sono vittima di mobbing sul lavoro? Perché vengo maltrattato? Di chi è la colpa?’ Quando ci accade qualcosa di brutto, la prima cosa che facciamo è cercare una causa esterna. E’ naturale: a meno che non siamo in malafede, facciamo tutto quello che facciamo perché ci sembra il comportamento più giusto. Ma se il capo ha un brutto atteggiamento nei nostri riguardi o se i colleghi si sono coalizzati contro di noi, la prima cosa da fare è un bell’esame di coscienza, il più onesto possibile. E’ bene provare a guardare il nostro operato con gli occhi degli altri. Se poi si scopre di essere in difetto per qualche motivo, è bene ammetterlo, scusarsi e cambiare atteggiamento. Ma se siamo sicuri di essere sempre stati impeccabili allora forse siamo proprio vittima di mobbing.

    Superata l’auto-analisi, il secondo step è la preparazione psicologica: è bene essere pronti ad una dura e lunga battaglia professionale, legale e psicologica. Si dovranno investire tempo, soldi e fatica. Per avere una sentenza definitiva in Italia ci possono anche volere 10 anni. Ci si deve preparare ad affrontare situazioni lavorative ancora peggiori e si verrà addirittura esposti al rischio di licenziamento. E’ essenziale essere saldi perché il rischio di cadere in depressione è concreto e verrà spesso il desiderio di mollare tutto. Questo logoramento interiore è proprio ciò a cui punta chi ha deciso di distruggerci. Meglio non dagliela vinta! Sul lavoro si diventerà ancora più efficienti e puntuali. Essere impeccabili è la migliore garanzia contro eventuali critiche.

    Una persona che si sente sola può cedere sotto il peso dello stress. Per questo è essenziale cercare sostegno. Se l’azienda è di dimensioni ragguardevoli ed ha un rappresentante sindacale, ci si può rivolgere a lui in prima istanza. Attenzione però: il sindacalista è pur sempre un essere umano ed all’interno dell’azienda può avere delle amicizia proprio con le persone che ci tormentano! Se siamo certi di questo fatto, meglio non confidarsi con qualcuno che potrebbe tradirci. Poi ci sono le associazioni anti-mobbing, che offrono ottimo sostegno. Le associazioni potranno suggerire legali di fiducia specializzati in diritto del lavoro.

    E’ fondamentale fissare un obiettivo, di concerto con il consulente delle associazioni anti-mobbing, con il sindacalista (se ci si trova in un’azienda che ha rappresentanti sindacali) e con il legale di fiducia. Cosa si vuole ottenere dal processo? Le opzioni possono essere diverse: reintegro nelle proprie mansioni se si è stati demansionati, risarcimento da danno biologico, reintegro nel proprio ruolo se si è stati licenziati, risarcimenti in sede civile se si è stati ingiuriati o diffamati.

    In caso di mobbing raccogliere le prove è fondamentale. Ecco quali accorgimenti seguire: chiedere ai colleghi di testimoniare, chiedere atti d’ufficio che ci riguardano, far certificare da un medico danni fisici o psicologici riportati, tenere copia di tutti i documenti che possono essere utili, anche le e-mail, tenere un diario quotidiano in cui si riportano con esattezza tutte le vessazioni quotidiane, se è possibile, registrare le telefonate e le conversazioni con il capo o i colleghi.

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