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Tfr in busta paga mensilmente: calcolo e come si legge

Tfr in busta paga mensilmente: calcolo e come si legge
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    Tfr in busta paga mensilmente: calcolo e come si legge

    Il tfr in busta paga è stato introdotto con la legge di stabilità 2015. L’obiettivo è quello di aumentare il potere di acquisto dei lavoratori, senza pesare troppo sulle casse dello Stato. E’ per questo che i lavoratori, invece di mettere da parte del denaro con il trattamento di fine rapporto, possono decidere di farlo arrivare direttamente di mese in mese, per rendere gli stipendi più robusti. E’ una scelta facoltativa e ogni lavoratore può decidere per se stesso. Ma che cos’è il tfr? A quanto corrisponde? Si tratta del 6,9% della retribuzione lorda, che generalmente viene messa da parte dai lavoratori, in modo da avere una liquidazione corposa, nel momento in cui si interrompe il rapporto di lavoro con l’azienda o vanno in pensione.

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    Il tfr può essere destinato anche alla costituzione di una pensione integrativa, da aggiungere a quella erogata dall’Inps. A seconda che si voglia destinare il tfr come liquidazione, come pensione integrativa o in busta paga, il regime fiscale applicato è differente.

    Se si sceglie di ottenere il trattamento di fine rapporto in busta paga, bisogna tenere conto del fatto che si avranno dei veri e propri aumenti di stipendio, i quali sono soggetti alla tassazione ordinaria, cioè all’Irpef. Il tasso può variare in base al salario guadagnato, però, in generale, la tassazione che si applica in questo modo è meno vantaggiosa di quella che viene riservata alla liquidazione o alla pensione integrativa.

    Se si sceglie di farsi liquidare subito il tfr, si deve essere consapevoli che la propria liquidazione sarà più bassa, sia in caso di licenziamento che in caso di pensione. Infatti le quote del trattamento di fine rapporto non solo sono accantonate, ma di solito vengono ogni anno rivalutate in base ad un tasso che corrisponde ai tre quarti dell’inflazione e ad una quota fissa dell’1,5%.

    Con la scelta di ottenere subito il tfr, c’è il rischio che i prodotti della previdenza complementare perdano moltissime risorse. Tutto ciò potrebbe portare ad una diminuzione delle prestazioni erogate: la rendita integrativa, durante la terza età, rischia di abbassarsi notevolmente.

    In genere le somme sono calcolate in Lordo, ma è possibile ricavare il TRF Netto tramite alcune formule. Cominciamo dal chiarire che quello percepito dal lavoratore sarà il TFR Netto, mentre quello Lordo servirà solo a calcolare il valore del primo.

    Per il calcolo del TFR, la retribuzione presa in considerazione è l’insieme delle somme corrisposte al dipendente: non vengono invece conteggiati i rimborsi spese. Per calcolarlo si utilizza di solito un modello in Excel che somma per tutti gli anni di servizio una quota che corrisponde alla retribuzione dovuta, e il totale va diviso per 13,5. Per prima cosa bisogna calcolare quindi le quote di accantonamento, ossia la somma di denaro depositata nel TFR dal datore di lavoro, per ogni anno lavorativo. La formula è la somma di tutte le retribuzioni lorde dell’anno diviso 13,5 (esempio: se nell’anno 2013 la retribuzione lorda è stata pari a 25.000 euro, la quota di accantonamento sarà: 25.000/13,5 = 1851,85 €). A questo punto il TFR Netto si ottiene sottraendo al TFR Lordo, la tassazione riguardante l’aliquota IRPEF del proprio scaglione.

    Gli scaglioni di appartenenza per l’anno 2013-2014 sono: 1) da zero a 15.000 euro – aliquota del 23%; 2) da 15.001 a 28.000 – aliquota del 27%; dal terzo al quinto scaglione si applica l’aliquota del 27% fino ai 28.000 euro e in aggiunta: 3) per l’eccedenza dai 28.001 ai 55.000 – l’ aliquota è del 38%; 4) per l’eccedenza dai 55.001 a 75.000 – aliquota del 41%; 5) per l’eccedenza oltre i 75.001 – aliquota del 43%. Per calcolare la base imponibile e capire a quale scaglione si deve fare riferimento, bisognerà moltiplicare il TFR lordo per 12 (mesi in un anno) e dividere l’importo per gli anni di lavoro effettivi. Invece per calcolare l’ammontare delle tasse da detrarre al TFR Lordo si dovrà dividere la base imponibile per 100 (parametro fisso) moltiplicando poi per l’aliquota dello scaglione di riferimento. Sottraendo questa cifra al TFR Lordo si avrà il TFR Netto che andrà in tasca al lavoratore.

    I lavoratori potevano chiedere un’anticipo sul TFR fino al 70% della quota maturata, una sola volta nell’arco del rapporto di lavoro e non prima che siano passati 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. A meno che non venga richiesta l’anticipazione, la liquidazione era pagata al dipendente nel momento in cui terminava il rapporto di lavoro, in un’unica soluzione, pari al 6,91% della retribuzione maturata nel periodo. La somma accantonata nel TFR era rivalutata (esclusa la quota maturata nell’anno) sulla base di un tasso costituito dall’1,5% in misura fissa più il 75% dell’aumento dell’indice Istat dei prezzi al consumo rilevato a dicembre dell’anno precedente. Con la nuova norma (che dovrebbe essere solo temporanea) il lavoratore potrebbe scegliere di avere subito una quota del TFR a disposizione per le proprie spese. Le imprese più piccole potrebbero soffrire della misura perchè verrebbe a mancare loro una preziosa fonte di finanziamento. Proprio per questo Giorgio Squinzi ha manifestato le proprie perplessità: “Resta da sciogliere il nodo delle compensazioni alle aziende“.

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