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Tfr in busta paga: 5 cose da sapere per decidere bene

Tfr in busta paga: 5 cose da sapere per decidere bene
da in Economia, Irpef, Lavoro, Pensioni, Stipendi, Tasse, TFR
Ultimo aggiornamento: Sabato 05/11/2016 07:17

    Il tfr in busta paga rappresenta una possibilità che ogni singolo lavoratore deve scegliere e riguardo alla quale deve essere particolarmente consapevole. Ci sono comunque degli aspetti da tenere in conto, in modo da poter scegliere al meglio. Non bisogna, infatti, scegliere a caso, perché ci sono degli aspetti fiscali soprattutto che devono essere ben chiari, se non si vuole rischiare di pagare troppo in tasse. E’ bene sapere che ci sono delle soglie di reddito, oltre le quali si finirebbe col perdere dei soldi. Inoltre non a tutti conviene, perché se per un 30enne la situazione può essere più pesante, in una mancata situazione di equilibrio fra ciò che si guadagna e ciò che si perde, per chi è più avanti con l’età le differenze possono anche essere marginali.

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    La decisione, infatti, va presa con molta attenzione e l’incasso anticipato dovrebbe essere richiesto soltanto se ci sono esigenze ben specifiche. La scelta non va ad intaccare il tfr passato, ma soltanto quello futuro e inoltre è irreversibile, per cui non si può cambiare idea. Il lavoratore può comunicare la sua decisione all’impresa e, nel caso di una mancata comunicazione, la parte continuerà ad essere accantonata o conferita ad un fondo pensione.

    Con il tfr in busta paga un 30enne, che ha un reddito di 13.000 euro netti l’anno, può guadagnare 2.800 euro netti, che corrispondono a 70 euro in più al mese. Tutto questo implica delle rinunce: si tratta di avere 4.288 euro in meno al momento della pensione. Per i più giovani le perdite sono evidenti; man mano che aumenta l’età, invece, le perdite per chi incasserà il tfr in busta paga si ridurranno. Secondo le stime che sono state fatte, un 50enne con un reddito di 26.000 euro riceverà 137 euro in più al mese. Il taglio al tfr sarà del 25%, che corrisponde a 7,275 euro in meno.

    L’alternativa al tfr in busta paga potrebbe essere quella del fondo pensione. Un lavoratore di circa 30 anni che abbia un reddito attuale di 1.000 euro netti al mese, aderendo al fondo pensione, potrà beneficiare di un fondo integrativo più alto di 31 euro netti al mese. Il totale potrebbe essere vantaggioso.

    Dal punto di vista fiscale, l’opzione del tfr in busta paga può essere penalizzante. Il denaro che si riceve, infatti, è soggetto all’aliquota progressiva Irpef. L’operazione potrebbe risultare in equilibrio soltanto per quei lavoratori che hanno una retribuzione fino a 15.000 euro l’anno, a cui si applica un’aliquota marginale del 23%. Man mano che aumenta il reddito, secondo i calcoli che sono stati effettuati, dal punto di vista fiscale e dell’aliquota applicata non sembrerebbe particolarmente vantaggioso scegliere di ricevere il tfr in busta paga.

    Più si avanza con il reddito, più si notano le differenze in termini di tasse, perché sale l’aliquota progressiva. Gli esperti fanno notare che il tfr in busta paga potrà avere effetti negativi anche sul reddito ai fini dell’Isee, utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per decidere su alcune prestazioni sociali, che potranno risultare quindi più pesanti, a discapito del lavoratore. Un esempio può essere chiarificatore: per una retribuzione di 50.000 euro, il tfr lordo corrisponde a 3.454 euro. Applicando un’aliquota del 38% diventano 2.141 senza tasse, 178 euro in più al mese. Se questa somma venisse incassata al momento della pensione, le tasse sarebbero più basse e corrisponderebbero a 307 euro in meno all’anno.

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