Bamboccioni: una generazione costretta a vivere con i genitori

Bamboccioni: una generazione costretta a vivere con i genitori
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    Bamboccioni: una generazione costretta a vivere con i genitori

    I giovani fino (e spesso oltre) i 30 anni che ancora vivono con i genitori sono spesso oggetto delle pubbliche accuse della politica. Sono stati definiti bamboccioni e pigri, subiscono gli strali di chi li accusa di preferire la comodità di mamma e papà rispetto a una vita fuori casa e con piene responsabilità. Ma è davvero così? I giovani non vogliono uscire di casa o non possono farlo per una questione economica? La risposta potrebbe arrivare da un dato recente: anche all’estero sempre più giovani non lasciano casa o tornano a vivere con i genitori. Epidemia di bamboccioni o sintomo di un problema più profondo?

    Si fa presto a bollare migliaia di ragazzi più o meno giovani come scansafatiche ma, quando i numeri sono così elevati, non ci si trova più davanti a una questione che possa essere bollata con facili battute. Quando è un’intera generazione a non lasciare la casa dei genitori allora ci troviamo davanti a una statistica sociale da non sottovalutare. L’impressione generale è che, per la prima volta dal secondo dopoguerra, chi si trova nella fascia d’età che va dai 18 ai 35 anni si trovi a vivere in un contesto economico peggiore di quello dei suoi genitori. Il progresso delle generazioni sembra essersi bloccato, stritolato dalla crisi economica e dall’incapacità dei governanti di porre rimedio. E non è un caso se l’emigrazione verso l’estero è tornata di gran moda: non avremo più la valigia di cartone come i nostri bisnonni ma siamo sempre sul piede di partenza.

    In Italia sono 7 milioni i giovani tra 18 e 30 anni che vivono ancora in famiglia, qualcosa come il 60% del totale. Motivo? Rendersi indipendente è sempre più difficile per una causa economica, ecco perché risultano ancora più inaccettabili sortite verbali come quelle dell’ex ministro Fornero, che aveva definito i giovani di oggi troppo ‘choosy’ nella ricerca del lavoro, o del viceministro del Lavoro Michel Martone che bollava come sfigati quelli che a 30 anni ancora non lavoravano. Bamboccioni è un termine ideato dall’allora ministro Tommaso Padoa-Schioppa nel 2007, quando invitava i genitori a cacciare di casa (volenti o nolenti) i propri figli. Una generalizzazione odiosa che non distingue tra chi a casa ci sta per interesse e chi invece vorrebbe vivere la propria vita ma non può perché il conto in banca non lo permette. Gli affitti sono sempre più elevati, chiedere un mutuo è utopia e il lavoro scarseggia ed è mal pagato. Come dovrebbe vivere questa generazione?

    Negli ultimi tempi, poi, sta crollando anche il falso mito del bamboccione come prerogativa tutta italiana.

    Le statistiche dimostrano come, anche all’estero e spesso in Paesi insospettabili, i giovani non lasciano la casa dei genitori oppure sono costretti a tornarvi dopo un periodo da soli. Prendiamo la Spagna, dove il tasso di disoccupazione giovanile è ancora più elevato che in Italia (55,5% contro 39,1% secondo una recente rilevazione Euribor): ben l’80% dei giovani sotto i 30 anni vive ancora con mamma e papà, con un tasso di emancipazione crollato di tre punti percentuali in un solo anno. Il motivo è semplice: per comprare o prendere in affitto un appartamento gli spagnoli devono impiegare metà del loro stipendio mensile e, considerata la disoccupazione galoppante, quasi più nessuno riesce a permettersi uno sforzo del genere.

    E non si pensi che questi giovani sono pigri o in possesso di titoli di studio poco rilevanti perché è proprio l’opposto. Secondo El Pais “più della metà di questi risultano troppo qualificati. E questa situazione colpisce in particolare le donne: il 59% di loro, 10 punti in più rispetto agli uomini, ha un lavoro che richiede meno abilità rispetto a quelle acquisite. Il 23% dei giovani che sono ancora tra le mura di casa, invece, sono sottoccupati“, ovvero lavorano ma guadagnano meno di quanto sarebbe necessario per sopravvivere.

    Si dirà che la Spagna è messa peggio di noi e che è un confronto poco probante, ma se vi dicessimo che il fenomeno del ritorno in famiglia sta diventando endemico anche negli Stati Uniti? Uno dei Paesi che meglio ha superato la crisi economica si trova a fare i conti con i bamboccioni, un termine che si scontra con la concezione del self made man a stelle e strisce.

    I bamboccioni made in USA sono diventanti così tanti che gli analisti hanno dovuto coniare un termine apposito per definirli, ovvero ‘boomerang kids‘. Si tratta di quei giovani che, dopo l’università (fatta di solito lontano da casa), preferiscono tornare tra le mura dei genitori. La colpa non è solo della crisi economica ma anche del debito che molti accumulano nei confronti dello Stato per completare gli studi (il prestito pro-college). Crolla così il mito del ragazzo che esce di casa a 18 anni per farsi da sé. Oggi nessuno si azzarda a parlare di vergogna per quel 36% dei giovani tra i 18 e i 31 anni vive ancora in famiglia (nel 2000 la percentuale era solo del 10%). Viene quasi da dire “bamboccioni di tutto il mondo unitevi”.

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