Canone Rai 2015: quanto costa? Novità e importi

Canone Rai 2015: quanto costa? Novità e importi
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    Canone Rai 2015: quanto costa? Novità e importi

    Ogni anno lo stesso dilemma in materia di canone RAI: allegare la tassa alla bolletta energetica può diventare relamente un’opportunità per contenere in previsione le perdite e arginare la minaccia degli evasori? Il congelamento anche per il 2015 del canone (113,50 euro), non tenendo conto dei tassi d’inflazione, non chiarisce bene la faccenda. Cambiano i Governi, si alternano le Legislature, ma una riforma strutturale stenta a decollare. Le difficoltà del bilancio di Mamma Rai non sono smentite dai vertici: l’azienda pubblica avverte l’importante necessità di un risanamento che vada al di là delle scelte politiche e dell’avvicendamento dei grandi leader. Sabato, 31 gennaio scade il termine per pagare il canone RAI – che diventa una “tassa di concetto” quando è evasa dal 27% degli Italiani -.

    In termini di costo il canone per la televisione pubblica italiana è il più economico d’Europa. A dirlo sono i dati: France Televisions costa annualmente ai propri telespettatori 131€, a seguire la Bbc che richiede un esborso pari a 174,5€ e per finire l’ARD/ZDF tedesca – la più cara -, 215,7€.

    Chiunque possegga apparecchi elettronici in grado di trasmettere servizi televisivi in Italia come in nel Regno Unito dovrà pagare un’imposta tramite normale avviso; diversamente accade in Francia ed in Germania, Paesi nei quali la tassa è legata alla residenza. Nonostante la somiglianza tra le modalità di pagamento della tassa in Italia e in Gran Bretagna, il rapporto tra il Nostro tasso d’evasione ed il loro è sproporzionato – il 27% contro il loro 5% -.

    La Rai rimane il fanalino di coda tra i grandi gruppi europei in termini di ricavi e di incidenza degli stessi sui bilanci complessivi.

    Su un fatturato netto equivalente a 2.647 miliardi, soltanto 1.737 miliardi riguardano i ricavi provenienti dagli abbonati – in termini percentuali, il 65.6% – Una distanza abissale con i fatturati francesi, inglesi e tedeschi – 3.033, 6.076 e 6.412 miliardi – sui quali i ricavi da canone incidono rispettivamente per il 73.6%, l’82.5% e l’84.5%.

    “Nonostante la crisi” – ora si dice così – il numero di telespettatori in prima serata sintonizzati su canali Rai equivale al 40% del totale, che si distribuisce tra la tv pubblica, Mediaset, Sky e nuovi pacchetti preconfezionati che tentano di sfondare nel mercato. L’offerta pubblica italiana, che si avvale per ogni suo canale di un massimo di 60 minuti al giorno di pubblicità – spalmati nell’arco della giornata e calati nella singola ora di programmazione per non più del 12% – è contemporaneamente la più seguita e più odiata d’Europa – il 4% considera i canali pubblici di buona qualità -.

    Per un totale di 14 canali, generalisti, semigeneralisti e tematici, i sondaggi osservano un “disprezzo” da parte degli utenti per la qualità dei servizi offerti; quegli stessi utenti che fissano poi l’ascolto annuale nel giorno medio al 38,6%. Siamo distanti dagli apprezzamenti degli spettatori di Sua Maestà nei confronti della televisione pubblica – il 31% si dice soddisfatto della qualità offerta – ma la sera con la nostra frittatona di cipolle e la birra gelata, inchiodati allo schermo, pregustiamo già le regole dell’ultimo format.

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