Sicurezza in Europa: quanto spendono i governi per difendere i cittadini?

Sicurezza in Europa: quanto spendono i governi per difendere i cittadini?
    Sicurezza in Europa: quanto spendono i governi per difendere i cittadini?

    Bernard Cazeneuve, il ministro dell’Interno francese sulla scorta di quanto accaduto nei giorni scorsi e di quanto ancora potrebbe accadere nelle prossime ore, ha decreteto una reale condizione di emergenza: a partire da ieri sono stati mobilitati 4.700 uomini, tra gendarmi e poliziotti, a difesa delle scuole e dei luoghi ebraici di culto di Francia. Non si esclude che l’impiego di uomini tenda da qui a quarantotto ore ad estendersi. Fronteggiamo un’emergenza sicurezza senza precedenti nella storia d’Europa, perchè se ci fanno paura lo Stato Islamico e le cellule di Al Qaida, tremiamo all’idea dei cani sciolti, invasati per i quali la vita o la mortefanno poca differenza. Quali sono i numeri della sicurezza nel nostro Paese e quali le misure risolutive.

    A dispetto delle malelingue, rispetto alle polizie europee, Eurostat delinea un quadro per il nostro Paese non lineare o speculare alla reale condizione: il corpo nostrano è il primo in Europa per numero di agenti – 278 mila contro i 243 della Germania e i 203 mila della Francia -. Il divario con gli altri paesi dell’Eurozona diventa impressionante quando al suddetto si sommano i numeri degli altri corpi, non compresi nell’indagine – 60 mila uomini per le polizie municipali e 38 mila per la polizia penitenziaria -. Il Sap (il Sindacato autonomo di Polizia), che da anni si batte per la riduzione e l’unificazione delle forze di Polizia, denuncia come il 60% degli uomini sia impiegato negli uffici. In un clima di piena “annuncite” su come inseguire politiche di spending review e contemporaneamente portare avanti azioni di controllo mirate sul territorio, il SAP con una nota dichiara “Mancano 23.000 quadri intermedi nella Polizia di Stato, 14.000 ispettori e 9.000 sovrintendenti: si taglia sulla “materialità”, ma anche sulla professionalità, per risparmiare su concorsi, corsi e stipendi”.

    È impossibile un rischio zero, certo. Tuttavia, quali sono le misure dei governi? Dopo la riunione di Parigi dei giorni scorsi tra gli undici ministri dell’Interno – alla quale il nostro Angelino ha voluto dire presente – per discutere sulla minaccia – un tempo problema – dei “foreign fighters”, mentre una colossale folla marciava per Place de la Republique gridando la parola libertà, c’era chi all’interno della riunione s’interrogava se apporre delle modifiche al trattato di Schengen, per monitorare la libera circolazione.

    Si provvederà ad accellerare l’approvazione del Pnr (passenger name record) per schedare ed intercettare nell’immediato i combattenti internazionali che transitano attraverso le dogane aereoportuali. Qualcuno avrà ascoltato per una volta il nostro Ministro: maggiori controlli anche sul web, fonte principale di reclutamento per gli invasati di mezza Europa. Alfano su Schengen: “Non vogliamo mettere in discussione la singola libertà garantita da Schengen. Vogiamo soltanto concentrare un maggiore controllo sulle frontiere”.

    All’alba di un’auspicata ristrutturazione dell’intero sistema di Polizia italiano, nella paura di subitanee e letali incursioni di ossessionati della religione, si prevede un’adeguamento dei corpi sovranazioli – Eurojust, Interpol, Europol – alle dinamiche territoriali per una maggiore collaborazione e una migliore fruizione del materiale informativo. Intanto, il segretario di Stato americano alla Giustizia Eric Holder ha annunciato per il 18 febbraio un summit internazionale antiterrorismo a Washington. Sono tutti invitati.

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