Tasse 2015: scadenze e aumenti previsti

Tasse 2015: scadenze e aumenti previsti
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Ultimo aggiornamento: Venerdì 23/01/2015 12:01

    Bollette dell’acqua più salate, rincari sui pedaggi autostradali, aumento dei prezzi per alcol e sigarette: stando ai calcoli delle associazioni dei consumatori, il 2015 dai suoi primordi si preannuncia in materia fiscale ostico per i contribuenti, che si troveranno a fronteggiare una spesa ulteriore rispetto all’anno appena trascorso, stimata sui 700 euro in più. Non mancano le sorprese dal cilindro, che compenseranno in parte la spesa familiare. Non ci sarà pollice verso per le bollette di gas e luce.

    Aumentano le accise per alcolici e superalcolici, a danno degli esercenti del settore. Inoltre, dal 24 dicembre è entrato in vigore il decreto dei Monopoli di Stato n. 188 dello scorso 15 dicembre, la cui misura prevede di imporre un’imposta per le sigarette elettroniche simile a quella già introdotta per le sigarette, ma ridotta del 50% per la loro minore nocività. La tassazione prevista è di 3,33€ per ogni flacone di liquido di ricarica da 10ml. Cattive notizie per i fumatori vecchio stampo: gli affezionati alle nazionali senza filtro desisteranno dal vizio? Aumenteranno le accise sui pacchetti “economici” – dal costo medio non superiore ai 4,40€ – tra i 20 e i 40 centesimi.

    Definito dal Ministero dei Trasporti “un adeguamento”, l’aumento dei pedaggi è scattato dal primo gennaio, con una media stimata intorno al +1,32%. Non mancheranno ulteriori stangate per il popolo degli automobilisti, che in alcuni specifici casi dovrà sopportare picchi del +1,5 su determinate tratte stradali. Le polemiche non tardano ad arrivare a Villa Patrizi – sede del Ministero, a Roma – dal momento che con uno sguardo alle statistiche ed una mano al portafoglio i dati raccolti dal 1999 ad oggi testimoniano un crescente ed incessante aumento delle tariffe – si parla di un incremento che si aggira intorno al 65% -.

    Maggiorazione minima per le sanzioni relative ad infrazioni del Codice della Strada da parte degli automobilisti indisciplinati. L’aumento scattato a partire dal 1 gennaio segue la ciclica manovra di aggiornamento biennale per le sanzioni pecuniarie, prevista dall’Art. 195 del Codice in misura proporzionale alla variazione nei due anni trascorsi, accertata dall’Istat, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Resterà invariato – a causa di facili semplificazioni – l’ammontare delle sanzioni più comuni. Resta bloccata a 43€ la sanzione per divieto di sosta. Le sanzioni relative all’eccesso di velocità fino a 40km/h si attesteranno a 170€ contro i 168€ precedenti, mentre quelle per l’eccesso di velocità stimato tra i 40 ed i 60km/h subiranno un aumento che trasforma la vecchia sanzione, stimata a 527€, in una nuova, intorno ai 532€.

    Perchè è naturale che i prodotti “eco” in questa complicata congiuntura fiscale ed economica facciano gola alle grandi manovre e alle impietose Leggi di Stabilità. Spenderanno molto di più anche coloro che utilizzano il pellet per riscaldare le proprie abitazioni. L’IVA su questo combustibile ecologico passerà dal 10% al 22%. Dopo le paure nel mese di dicembre alla Camera per un repentino innalzamento dell’IVA, le tante suggestioni dal primo gennaio sono diventate un’amara realtà. Il pellet è definitivamente stato escluso dall’elenco dei materiali sottoposti ad aliquota minima.

    Per l’acqua potabile si delineano rincari del 4,8%, una stangata che lascerà i contribuenti non del tutto indifferenti. Ritroviamo una ventata di aria nuova, che possa in parte compensare – dicevamo all’inizio – la martoriata quotidianità fiscale degli italiani, con luce e gas: per il primo trimestre dell’anno le tariffe scenderenno. Seppure lievemente, scenderanno. Si prevedono delle percentuali al ribasso, rispettivamente luce -3% e gas -0,3%, per un risparmio stimato sui 70€ a famiglia. Unica vera notizia resta lo stop all’aumento delle accise sui carburanti, che secondo qualche indiscrezione sarebbero dovute scattare già dal primo. Il Decreto Milleproroghe ha difatti cancellato gli ulteriori aumenti previsti precedentemente per la copertura dell’abolizione dell’Imu. Secondo i tecnici, l’aumento previsto in due o tre centesimi, avrebbe dovuto garantire all’Erario circa 671 milioni di euro per il 2015 e 17,8 milioni entro la metà di febbraio 2016. Il deficit del Ministero dell’Economia e delle Finanze secondo i calcoli sarà rinpinguato dal recupero di capitali esteri aiutati dalla nuova disciplina in vigore “ voluntary disclosure”, con la quale gli individui che hanno nascosto denaro all’estero o in Italia o hanno commesso violazioni fiscali potranno autodenunciare le proprie somme senza incappare in reati legati all’autoriciclaggio. Se la manovrà fallirà – si prevede circa un miliardo e mezzo di gettito – si ricorrerà molto presto alle accise sui carburanti e non si esclude che possano aumentare gli acconti di imposta Ires ed Irap (Imposta sul reddito delle società e Imposta regionale sulle attività produttive).

    Ci sarà un aumento significativo della tassazione sui rendimenti annui dei fondi pensione dall’11% al 20%. La super tassa, a dispetto degli alti paesi OCSE, nei quali il prelievo è effettuato una sola volta al momento del pensionamento – uniche eccezioni per Svezia e Danimarca dai costumi italici in questo senso -, inciderà in maniera chiara ed evidente sul divario crescente tra le nostre condizioni e quelle europee. Alla monovra si aggiunge la possibilità da questo mese per i lavoratori di richiedere l’accantonamento in busta paga del trattamento di fine rapporto, con le ovvie e inevitabili conseguenze sull’erogazione finale dei fondi.

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