Tasse sulla beneficenza: perché bisogna abolirle?

Tasse sulla beneficenza: perché bisogna abolirle?
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    Tasse sulla beneficenza: perché bisogna abolirle?

    In Italia esistono anche delle tasse sulla beneficenza, che scoraggiano le donazioni. Proprio per questo il cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, don Gino Rigoldi, ha deciso di scrivere una lettera aperta al Presidente del Consiglio. Il sacerdote racconta la sua esperienza e ricorda come il no profit intenda rispondere in modo sempre più efficace alla povertà. Fa presente che chi lavora nel terzo settore ultimamente si è trovato sempre più in difficoltà, perché a disposizione ci sono stati pochi fondi pubblici.

    In questo modo, fa presente don Rigoldi, si rischia di togliere alle fondazioni moltissime fonti. Allo stesso tempo si rischia di alimentare una cultura orientata sempre di più verso l’individualismo. Il sacerdote afferma la necessità di effettuare dei controlli sulla buona gestione dei fondi, ma vorrebbe anche che ci fossero dei segnali maggiori a vantaggio del terzo settore. Soprattutto, secondo don Rigoldi, dovrebbe essere evitato l’aumento della tassazione per le fondazioni.

    Non sembra voler trovare un rimedio a questa situazione il decreto sul welfare, che si propone di rivedere alcuni aspetti nel settore. Tra gli argomenti oggetto di discussione, però, non c’è la tassazione sulla beneficenza. Lo Stato sembra non voler fare molto per cambiare l’attuale condizione. Non si tende a migliorare la situazione, spingendo verso una sensibilizzazione maggiormente adeguata a favore del volontariato sociale e delle azioni per la costruzione di una società migliore. Il decreto rimaneggia alcune linee generali e non sembra introdurre una copertura economica abbastanza buona per fronteggiare tutte le esigenze del nostro Paese.

    Tutto questo a differenza di quanto avviene negli altri Paesi europei, dove i Governi puntano continuamente a togliere le tasse sulle donazioni. In alcune aree d’Europa e negli Stati Uniti, ad esempio, le Onlus non sono costrette al pagamento di imposte e le donazioni effettuate dai cittadini sono deducibili. Un piano che in Italia non viene effettuato.

    Anzi, si tende ad annullare delle situazioni che potrebbero fare la differenza. Basti pensare alla chiusura dell’Agenzia del volontariato, effettuata durante il Governo Monti.

    #NoProfitNoIva, contro l’Iva sulle donazioni: è questo l’hashtag che si è diffuso sui social network in relazione ad una situazione che suscita parecchie polemiche. Si tratta di un’iniziativa che mira a sensibilizzare sulla necessità di eliminare la tassazione dell’Iva sulla beneficenza. Proprio così: in Italia c’è anche una tassa sulle opere buone e sulle donazioni effettuate da chi vuole contribuire al bene della società. Sembrerebbe un controsenso, ma è così. Tutto è partito dal Tg La 7 e dal Corriere della Sera, che hanno fatto notare un episodio spiacevole.

    Le due testate hanno raccolto 3 milioni di euro grazie al comitato “Un aiuto subito”, con l’obiettivo di ricostruire il polo scolastico di Cavezzo, distrutto a causa del terremoto in Emilia. In quell’occasione i due media hanno dovuto pagare 300.000 euro di tasse su quella somma raccolta. Un vero e proprio controsenso: per la realizzazione di un’opera dedicata al bene pubblico lo Stato non solo non agisce attivamente come dovrebbe, ma impone anche una tassazione su chi decide di contribuire in prima persona. Tutto questo non fa altro che scoraggiare chi vuole fare beneficenza.

    La campagna #NoProfitNoIva è stata adottata da moltissime associazioni che operano in tutta la penisola e il loro numero è destinato ad aumentare. Nuove adesioni si aggiungono, infatti, continuamente all’elenco delle organizzazioni che vogliono dire basta all’Iva sulla beneficenza. Tra le adesioni ci sono quelle di Ciai Onlus, Gils – Gruppo italiano lotta alla sclerodermia, Fondazione Montalcini, Legacoop, Legambiente, WWF Italia, Forum Terzo Settore, Fai – Fondo Ambiente Italiano, Terre des Hommes, Ai.Bi (Amici dei Bambini). Proprio il direttore generale di quest’ultima associazione, Antonio Crinò, ha sottolineato che “far pagare l’Iva al sociale non trova nessuna rispondenza logica ed è totalmente ingiusto”. Crinò ha fatto notare che “il valore dell’imposta annuo di Ai.Bi è di circa 1.200.000 euro, una cifra che consentirebbe di accogliere 95 minori stranieri non accompagnati presso la nostra casa di accoglienza in Sicilia per un anno”.

    Dello stesso avviso è Alessandro Bianchini, presidente della Fondazione Volontariato è Partecipazione, che ha sottolineato: “Il problema è molto ampio e riguarda anche tutte le forme di detrazione. Ad esempio un cittadino che sceglie di donare, con l’attuale legislazione, trova molto più conveniente farlo in favore di un partito politico che non di un’associazione benefica”.

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