Costo del lavoro: in Italia è ancora troppo alto

Costo del lavoro: in Italia è ancora troppo alto
    Costo del lavoro: in Italia è ancora troppo alto

    Il costo del lavoro in Italia è ancora troppo alto. E’ un dato di fatto, sul quale vale la pena soffermarsi, specialmente in questo ultimo periodo, in cui si parla molto dell’articolo 18, questione che ha sollevato parecchie polemiche. Qual è il vero problema del lavoro nel nostro Paese? A ben guardare il punto non consiste tanto nei risvolti a cui può portare l’assenza o la presenza dell’articolo 18. Il centro di tutto risiede nei costi che le aziende devono sostenere per i lavoratori, soprattutto per ciò che riguarda le tasse che devono pagare, al di là dello stipendio che viene dato ai lavoratori stessi.

    Le tasse sul lavoro in Italia sono molto alte e proprio per questo motivo le aziende tendono a non assumere, perché non riescono a far fronte a queste imposte. Bisognerebbe snellire tutto, effettuando dei tagli, che permettono di incrementare le assunzioni. Che cosa sta facendo Renzi in questo senso?

    La pressione fiscale in generale e l’Irap in particolare dovrebbero diventare più leggere, attraverso la riforma fiscale 2014. Dall’anno prossimo sarà interamente deducibile il costo del lavoro e si dovrebbe giungere ad un taglio del carico fiscale, stimato in circa 6,5 miliardi di euro. Nel progetto della legge di stabilità è incluso anche un miliardo di euro per azzerare i contributi sulle nuove assunzioni, quelle che verranno effettuate con il contratto a tutele crescenti, come stabilito dal Jobs Act.

    Con la riforma di Renzi è stato introdotto il contratto a tutele crescenti, che va visto in relazione all’anzianità di servizio. Sarebbero due le strade da intraprendere su queste basi: un periodo di prova lungo, anche da 3 a 6 anni, o quella di un licenziamento sempre possibile, ma che prevede un indennizzo crescente in base all’anzianità del servizio svolto.

    Come lo stesso Premier ha avuto occasione di chiarire, partecipando alla trasmissione “Che tempo che fa”, intende iniziare una vera e propria lotta al precariato. Lo stesso Presidente del Consiglio ha detto che, in presenza di disoccupazione, non si può fare battaglia ideologica sull’articolo 18, ma si deve fare in modo che si debba trovare un lavoro per chi non ce l’ha. Per questo il piano di Governo prevede l’abolizione dei Cocopro e dei Cococo, tutte le forme di collaborazione che negli anni hanno generato precariato. In particolare, per il settore della scuola, il Governo Renzi sta pensando ad un piano speciale di assunzioni, che dovrebbe portare al contratto a tempo indeterminato per circa 150.000 insegnanti in tutta Italia, anche per porre fine ad un’annosa questione del precariato in questo campo.

    La riforma del lavoro promossa da Renzi sta pensando anche all’apprendistato pubblico, nell’ambito del quale ci sarà una partecipazione delle regioni. Le aziende obbligatoriamente devono avere degli apprendisti, prima di stipulare nuovi contratti. L’operazione dovrebbe portare all’assunzione a tempo indeterminato di almeno il 20% degli apprendisti. E’ stato dato il tempo alle aziende per adeguarsi fino al 31 dicembre 2014.

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